“Perky Sun” in “Sarà sempre guerra”

“Perky Sun”

Racconto in “Sarà sempre guerra”, antologia a cura di Gian Filippo Pizzo, La Ponga Edizioni, 2017

Il libro

Da sempre, la guerra è parte dell’uomo. Lo era nel passato e, per quanto la possiamo percepire come
qualcosa di lontano, è parte del nostro presente. Sempre uguali le motivazioni, in continua evoluzione i
mezzi tecnici con cui gli uomini sterminano i propri simili. Non importa perché, l’importante è uccidere e
farlo sempre meglio. La fantascienza, letteratura d’indagine per definizione, è uno strumento di
grande potenza per esplorare una condizione tanto legata alla natura umana. Questo Gian Filippo Pizzo
lo sa bene e, forte della sua quarantennale esperienza nel mondo della fantascienza, realizza un’antologia
tematica di grande attualità.

 

Il mio racconto: “Perky Sun”

In una guerra (prossima) futura, una nuova, sottile tecnica di manipolazione viene testata su delle cavie inconsapevoli. Un militare al fronte inizia a sviluppare una paranoia, un pilota di droni indaga in segreto, una ragazzina canta. E qualcuno veglia, controlla e studia piani pericolosi.

 

“Perky Sun”: incipit

Bengasi (Cirenaica), Libia

Il cielo era la cima di una fornace. Di tanto in tanto si scorgeva un drone che passava con un lampo nero nella calura lattiginosa e opaca. L’aria era secca, i corpi erano pressati gli uni agli altri, umidi e puzzolenti.

Il caporal maggiore scelto Mario Rossini, pigiato tra la truppa, mosse la mano per disperdere la puzza di sudore come avrebbe fatto col fumo di una sigaretta.

Si levò un grido all’unisono: «Fuori! Fuori!»

«Checcazzo» disse il militare Coppola, «ce la fa o no? Deve cantare tre canzonette, mica espugnare Bagdad! Fuori!» gridò unendosi al coro.

La massa di uomini continuò a rumoreggiare. Qualcosa si mosse, da qualche parte iniziò una schermaglia: forse all’insegna delle soldatesse, che altrettanto rumorose se ne stavano tutte insieme, un po’ per spirito di corpo, un po’ per basica autodifesa.

Dal palco un fischio, poi i colpi del subwoofer, le luci fluo si accesero e il pubblico di militari ammutolì per un secondo, per poi acclamare, con un boato di risposta, la ragazza che sgambettò al centro del palco: Ninetta Bianca, ultima uscita da un talent show in patria e scodellata al fronte fresca di LP.

«Ciao! Ciao, compagnia Rebibbia!»

 

Hanno detto

Credo che la condanna della violenza sia unanime, ma la sensibilità degli autori si estrinseca con approcci molto diversi, da chi nutre speranza a chi è rassegnato, da chi si ribella a chi si limita a constatare quello che succede, da chi ha uno sguardo per così dire globale a chi osserva da vicino la reazione dell’individuo.
Gian Filippo Pizzo, curatore, dalla Prefazione