“Mi basta il mirto!” in “La cattiva strada”

“Mi basta il mirto!”

Racconto in “La cattiva strada”, a cura di G. F. Pizzo, Delmiglio Editore, 2015

  Il libro

Una cavalcata in diciotto storie tra i generi letterari più vari, con un comune denominatore: la cattiveria.

Diciotto scrittori di rango si misurano con narrazioni inquetanti e provocatorie, in una raccolta che risulta un vero e liberatorio antidoto al buonismo imperante.

Trovi “Mi basta il mirto!” anche nella mia raccolta personale “Stelle Umane”

 

  IL mio racconto. “Mi basta il mirto!”

Parcheggi vuoti, tangenziali, stazioni publiche, bar di periferia. Luoghi spogli e privi di connotazioni per i quali si passa senza fermarsi. Anche quando accade l’inaccettabile.
Nei non-luoghi, ogni anima è sola. Anche quella più nera.

 

 “Mi basta il mirto!”: incipit

Venne il crepuscolo. Al calare della luce la città non sembrava più bella, ma l’aria malinconica smussava gli angoli: per strada, la fretta cedeva alla stanchezza che chiedeva ai corpi di abbandonarsi, cadere e sfaldarsi come vapore. Era ora di staccare, stringersi in metropolitana e smettere l’aggressività, almeno fino al mattino dopo.

Camminavano a occhi bassi, tutti: uscivano dal capolinea del passante urbano, diretti chi alle auto nel parcheggio, chi alle fermate dei bus che aspettavano allineati nel piazzale. I gruppi di persone non parevano branchi, nemmeno sciami: non ne avevano la forza, né la coerenza. Piuttosto, si trascinavano come il pulviscolo che se ne sta sospeso in un raggio di luce. Guardare la piazza del capolinea o il cerchio del lampione sempre più nitido non faceva differenza, e Biagio andava con gli occhi dagli uni all’altro, con lentezza studiata.

 

 Hanno detto

Mi basta il mirto, il cui titolo è una citazione da Orazio, è scritto appositamente per un’antologia di storie “cattive” compilate da Gian Filippo Pizzo. È stato il secondo racconto di Giulia Abbate che ho letto; da quel momento in poi, di ogni singola raccolta in cui siamo presenti sia lei che io, il primo racconto che leggo è il mio, il secondo il suo e poi tutti gli altri in ordine di pubblicazione. L’argomento dell’antologia chiamava a gran voce una storia cattiva, il che per gli autori di genere significa sangue e parolacce. Nel racconto di Abbate c’è sangue a sufficienza, parolacce solo dove serve, ed è molto, ripeto molto realistico, al punto da non sembrare letteratura “di genere”. Certo c’è un vampiro, che è giovane e donna, ma non è uno young adult, e il risultato finale è nettamente superiore alla somma delle sue parti (ambientazione, argomento, cliché di genere, personaggi, finale). Inoltre, pur affrontando di petto uno degli scenari più abusati della letteratura di genere, che chiamerò “degradazione urbana del futuro prossimo”, non inciampa in nessuno, nessuno dei cliché che aspettano al varco gli autori.
“IQ83 – parte III” di Franco Ricciardiello su Ai margini del Caos

Quello che state per leggere è la perfetta rappresentazione di un ossimoro: nonostante, infatti,  il titolo richiami alla ricerca della mite felicità oraziana, fatta di poche semplici cose, la poetica di Giulia si esplicità in una narrativa che richiama piuttosto quella di un Ipponatte o di altri giambografi del mondo antico, piuttosto che non quella di un moderno Pasolini.
Non inganni l’incipit sereno: il tuffo nella più cupa violenza urbana sarà brusco, inatteso e appagante, un ribaltamento di tono e di prospettiva che sovverte le attese, con un scrittura intensa e partecipata per un indimenticabile fantasy urbano che sottolinea ancora una volta l’estrema adattabilità della giovane autrice a ogni possibile campo della narrativa, alla quale riesce a donare sempre e comunque quel debito tocco di speranza che risolleva dalla notte più buia, quel semplice rametto di mirto che allieti la stanca sera di chi quotidianamente è costretto alla lottare con la vita.
E non è certo casuale il richiamo del titolo al poeta venosino: la sua poesia delle cose semplici, dei piccoli piaceri della vita si porta dietro la cura pedissequa, la precisione assoluta del labor limae per cui il poeta è diventato famoso; e queste doti narrative non mancano certo alla Nostra, che attraverso il suo linguaggio solo apparentemente semplice ed ordinario ti prende per mano, ti rassicura come una madre amorevole e ti conduce invece, novello Virgilio, fino ai recessi più nascosti e più terribili della realtà periferica, in un incubo urbano, dal quale – come lettore – non vorrete mai uscire. A voi la lettura.
Il curatore Roberto Chiavini

Mi basta il mirto! è una specie di racconto d’azione con venature horror, incentrato sulla strana amicizia fra una guardia giurata e un immigrato albanese. Nell’arco di una notte vivranno un’avventura sanguinosa e tremenda. È un racconto, ironico, veloce, basato sul contrasto fra la “strana coppia” e una periferia spettrale e miserabile, dove l’atrocità sembra quasi normale.
Recensione di Mario Luca Moretti su Andromeda – Rivista di Fantascienza

L’abbrutimento esistenziale, lo stato di guerriglia urbana, la lotta folle per la sopravvivenza e la tensione che ne deriva sono certo descritti in modo magistrale. Ma l’autrice va oltre questo livello. Punta a evidenziare il rovesciamento di valori costruito e veicolato da gruppi di potere perché l’aggressività introiettata dai singoli risulti funzionale al sistema. Eppure, anche nelle situazioni estreme, Giulia accompagna i suoi personaggi cogliendone i brandelli di coscienza, il dubbio, un lampo tardivo, una richiesta di aiuto.
Recensione di Dina Lentini su La Natura delle Cose

Gli psicologi ci insegnano che leggere o vedere opere basate sulla suspence e sul terrore ha una funzione liberatoria nei confronti della nostra psiche, ci permette di esorcizzare il lato oscuro presente in ognuno di noi. E allora, buona catarsi a tutti!
Da Thrillermagazine.it