“Il nostro seme inquieto” in “Terra Promessa”

“Il nostro seme inquieto”

Racconto in “Terra Promessa”, AAVV, A cura di Gian Filippo Pizzo, Tabula Fati 2014

Il Libro

È vero che rinunciando a qualcosa della nostra modernità si vivrebbe meglio? La domanda è però servita da input per alcuni scrittori di fantascienza che, stimolati da essa, hanno deciso di accettare la (difficile) sfida e esprimere la loro opinione, sebbene sotto forma di testi narrativi. Sono nati così dieci racconti di “fanta-decrescita” che riescono a coniugare la riflessione sul tema proposto con storie interessanti, anche ricche di movimento e azione, e con personaggi quanto mai vividi e convincenti. […] Dieci racconti, nove autori noti nell’ambito della fantascienza italiana e un promettente esordiente, nove inediti scritti per l’occasione e uno già pubblicato ma da cui non si poteva prescindere, una presenza femminile non esigua. Dieci racconti di taglio diverso ma accomunati dall’argomento, per una antologia che fa pensare ma anche che diverte.

 

Il mio racconto: “Il nostro seme inquieto”

Quando pensiamo a una “decrescita felice”, pensiamo a un idillio. Ma anche l’idillio stanca. E per sfuggirvi, qualcuno decide di lasciarsi alle spalle tutto… anche quelli che ama.

“Il nostro seme inquieto”: incipit

«Ho l’impressione che mio figlio mi nasconda qualcosa.»

Sara cercò di non dare a vedere che quelle parole l’avevano messa sul chi vive. Finì il suo infuso e posò la tazza sul tavolino di vimini di fronte a loro.

«Sì?» rispose a Silvia.

«Già. E non mi spiego… non so proprio da dove mi venga questa sensazione. Però ogni giorno che passa è sempre più forte.»

«Cosa fa Piero, che ti mette così sul chi vive?»

Silvia la guardò alzando le spalle. « È sfuggente. Non dico che non dovrebbe,  ormai ha sedici anni ed è un uomo, non posso starlo a pressare, tanto più che con l’anno nuovo attacca finalmente con il lavoro.»

«Dove l’hanno assegnato?»

 

Hanno detto

Il nostro seme inquieto forse racchiude meglio le particolarità stilistiche dell’autrice. […] La società e le sue regole appaiono come un’entità esterna ma sottilmente invadente, e i pregi del racconto stanno sia nella descrizione dell’aspetto “pubblico” della vicenda come in quello privato, ritraendo una famiglia viva e vitale, in cui non è difficile riconoscersi; ma è magistrale anche l’intreccio dei due aspetti, che arriva al lettore con sapiente gradualità e forza narrativa.

Recensione di Mario Luca Moretti su Andromeda – Rivista di Fantascienza

Qui il tema della decrescita è affrontato come fallimento educativo attraverso la ribellione delle nuove generazioni a un sistema che i genitori non hanno saputo criticare, in buona fede o per paura. In questo caso emerge la scelta individuale e l’assunzione di rischio, ma è presente il richiamo ad altri, a compagni che sono sulla stessa strada. D’altra parte, emerge chiaramente dai racconti come l’individualismo o il collettivismo siano modelli sociali comunque monchi. Sicuramente la direzione che offre maggiore speranza è quella del gruppo, di una comunità, di un semplice sodalizio provvisorio, tra amici.

Da “In verticale bruceremo insieme” di Dina Lentini su La Natura delle Cose

Il conflitto che muove la trama non è tra un potere sclerotizzato, violento, conservatore, opposto a un contropotere giovane, positivo e disinteressato; il conflitto narrativo si situa all’interno della stessa famiglia, tra figli e genitori che si vogliono bene ma che riproducono, all’interno della famiglia nucleare, contrapposizioni che riflettono tutte le sfumature “politiche” dello scenario. […] Abbate riproduce e “aggiorna” con eleganza il conflitto che è alla base di uno dei più conosciuti capolavori di fantascienza politica, The Dispossessed di Ursula Le Guin, I reietti dell’altro pianeta, che non a caso porta come sottotitolo «un’ambigua utopia»: questo sarebbe il titolo ideale per un racconto misurato e geniale, che costruisce con grande economia espressiva (nei dialoghi, nelle descrizioni, nelle informazioni) un mondo che il lettore può scegliere se odiare o auspicare che si celi dietro l’angolo — mentre non può evitare di amare i suoi protagonisti e il fatto che il dilemma rimanga, nel finale, senza soluzione.

IQ83, di Franco Ricciardiello su Ai margini del caos