“Aspetta, mare nero” in “Canti d’Abisso”

“Aspetta, mare nero”

Racconto in “Canti d’Abisso”, antologia a cura di Alessandro Morbidelli, Origami edizioni 2014

Il libro

Dall’Abisso veniamo. Nell’Abisso dovremo tornare. Perché l’Abisso chiama. L’Abisso canta. Ventitré racconti di lucida follia, di ispirata malvagità, dalle alienanti atmosfere. Ventitré visioni fantastiche dove orrore, grottesco e bizzarro si sciolgono nell’acqua di un mare denso di storie da raccontare. Ventitré autori tra i massimi esponenti della narrativa fantastica italiana che hanno deciso di navigare insieme al lettore verso l’incubo, verso l’ignoto, verso il segreto sommerso sui fondali sabbiosi e scabrosi delle nostre anime. Dalle contaminazioni acide di un futuro post atomico ai segreti sommersi che prendono forme liquide e nere, dagli interminabili viaggi delle imbarcazioni del passato agli automi pronti a combattere e a distruggere, dagli incubi galleggianti della Groenlandia a quelli intimi e inesplicabili di Venezia, dalle coste croate a quelle del Mito. Con tutto il mare che c’è in mezzo. Un’antologia per chi ama il mare e le storie che nascono dalle onde, nascoste tra le onde.

Trovi “Aspetta, mare nero” anche nella mia raccolta personale “Stelle Umane”

 

Il mio racconto: “Aspetta, mare nero”

Su una spiaggia appena illuminata dalla luna, due creature soprannaturali si incontrano e si scontrano. La posta in gioco è più alta di quelo che appare, e solo uno dei due ne è consapevole.

 

“Aspetta, mare nero”: incipit

Era il posto perfetto.

Era una notte senza luna. Un velo compatto di nuvole copriva il cielo immenso e tagliava fuori gli astri e la loro luce, la notte e il suo buio. Rifletteva le luci della città, mandando in basso un riverbero nel quale si confondevano i rossi, i verdi, i gialli dei neon sbiaditi.

Una luna c’era: sgangherata, pendeva accanto all’insegna luminosa “Yemania Bajia”, sul boulevard dove le auto sfrecciavano su e giù. I lampioni erano quasi tutti rotti, infranti da qualche sasso o morti d’incuria. Accanto all’insegna, un vialetto lastricato portava dal lungomare alla spiaggia ampia e profonda. Lì, i deboli riflessi della luna fatiscente brillavano nell’incavo delle orme nella sabbia e si riflettevano contro le onde mobili. E la battigia, alla fine della lunga lingua di sabbia, era vuota, deserta, buia.

Era il posto perfetto per chi volesse appartarsi, nascondersi, ma non avesse un luogo proprio in cui poterlo fare. Perfetto per cose e persone poco raccomandabili. Perfetto per me, per portarvi la mia vittima.

 

Hanno detto

“Aspetta, mare nero” è un racconto selezionato.
È davvero importante sottolineare questa caratteristica, perché con una sola parola si dice molto. Questa short story di Giulia Abbate è stata scelta da me tra tante, anche di autori che nel tempo hanno saputo ritagliarsi un proprio personale pubblico nel panorama italiano della narrativa fantastica. L’occasione era quella di un’antologia dedicata alla narrativa di genere, da me curata, che avesse come trait d’union il mare e un canto proveniente dalle sue profondità. Il titolo dell’opera è “Canti d’Abisso” e Origami Edizioni la casa editrice che puntò su questa collezione che, da quando, nel 2014, vide la luce, ha saputo meritarsi molti autorevoli consensi.
Il rischio di collegare il tema marittimo-musicale alla figura mitologica della Sirena è stato una trappola in cui sono caduti diversi autori. Ma non Giulia, che con questo racconto mostra una maturità narrativa completa. Qui si incontrano figure primitive del pensiero da sempre esistenti nell’immaginario umano. Una rappresentazione della Vita contro la Morte, senza dubbio, celebrata tuttavia con la consapevolezza filosofica di una rinascita inevitabile. È il das ewigweibliche del Faust di Goethe che si consacra in una sorta di redenzione a rovescio, in cui Giulia Abbate gioca con gli archetipi di inizio-nascita e di fine-morte, in un canto che è esaltazione della forza generatrice di un mare inteso come Acqua e Madre. Prendere e Dare.
Un piccolo diamante, questo racconto, da osservare per ogni sua singola faccia.
Alessandro Morbidelli, curatore

Persino l’uomo solitario che si è posto oltre il consorzio umano per soddisfare le sue perversioni sprofonda nella voragine dei sentimenti più primitivi, sommerso di fronte ad archetipi primordiali come quello della grande madre onnivora “Aspetta, mare nero”.
“In verticale bruceremo insieme”, recensione di Dina Lentini a “Stelle Umane”

Aspetta, mare nero è il mio racconto preferito di Stelle umane, e per questo l’ho tenuto per ultimo. Si distacca nettamente dagli altri, non fosse altro per il suo genere, più marcatamente fantastico e horror che fantascientifico. (…) È un racconto di grande fascino visivo e linguistico, calato in un’atmosfera onirica e misteriosa, ricco di immagini e di colori, dove il mare e la luna sono personaggi vivi, non solo sfondo di un dialogo che assume valenze mitologiche e catartiche.
Dalla recensione di Mario Luca Moretti su “Andromeda – Rivista di Fantascienza”