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La fantascienza delle donne

Pubblico qui e oggi l’articolo che ho scritto per la Rivista Inchiostro, e che è apparso nell’ultimo numero della pubblicazione.

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La fantascienza delle donne

[per la Rivista Inchiostro]
La fantascienza è donna? O meglio: la fantascienza è anche donna?

All’inizio, no. Per molti, “Frankestein”di Mary Shelley, è la radice della SF moderna. Ma quella che noi conosciamo parte negli anni ’30 del ‘900, da editori e autori per lo più uomini, anglosassoni, bianchi. Allora pionieri, definirono standard oggi superati, ma duri a cambiare paradigmi e ad aprirsi agli “altri”: alle donne, ma anche a persone di etnia diversa, afroamericani, africani, cinesi.

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Oggi il dibattito sull’inclusione è vivo: le donne reclamano riconoscimenti commisurati ai meriti, non al sesso. Alla convention Stranimondi, appuntamento milanese dedicato alla letteratura fantastica, la scrittrice Tricia Sullivan constatava in una conferenza che ancora c’è molto da fare, per cambiare una cultura di stereotipi radicati.

Ai “diversi” (ma diversi da chi?) si vuole far scrivere di quello e basta: che i neri scrivano di razzismo, le donne di sessismo, senza avventurarsi in territori dei quali “non sono capaci”.
Salvo poi lamentarsene: uff, sempre questi femminismi!
Oppure meravigliarsene, o cercare tracce di sensibilità femminile anche in scene di sbudellamenti: lo ha raccontato la scrittrice Milena Debenedetti, in un suo recente post sul blog “Lezioni Sul Domani”.

Le autrici di SF parlano spesso (e più spesso degli uomini) di discriminazione, di riproduzione, di rapporti uomo-donna. Problemi più sentiti dalle donne, vittime della disparità di genere.
Le scrittrici hanno usato la fantascienza come provocazione, allarme, riflettore sulle contraddizioni del presente: e la SF ringrazia, perché proprio questa è la sua vocazione più alta.

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Ma le fantascientiste hanno sviluppato anche altri temi, come la mutazione, un fulcro della SF. Mutazione dell’individuo, del corpo ibridato, del linguaggio: quest’ultimo di sicura ispirazione per autori e autrici in erba.

Ne parla Eleonora Federici, nel suo saggio “Quando la fantascienza è donna” (Carocci) che si concentra sul contesto di lingua inglese.
Autrici come Margaret Atwood, Octavia Butler, Ursula Le Guin, Tanith Lee, Doris Lessing, Alice Sheldon (il cui pseudonimo James Tiptree Jr portò i critici malaccorti a usarla come dimostrazione della superiorità… maschile nella SF!), sono colonne della SF e della letteratura mondiale.

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Sempre le autrici hanno dominato il 2016: si sono aggiudicate i premi di narrativa Hugo, tra i più importanti del settore, mentre correnti apertamente maschiliste, razziste, omofobe sono rimaste a bocca asciutta. Anche solo il fatto che queste correnti esistano è triste, e ci fa capire l’importanza che autrici e autori scrivano contro le discriminazioni e vengano letti.

E in Italia? Segnalo l’opera critica di Giulia Iannuzzi, studiosa tra le più autorevoli della fantascienza e del fandom italiano: un ambiente vario, ma anche piccolo e chiuso. Nel quale hanno operato autrici importanti come Gilda Musa, Roberta Rambelli (aka Robert Rambell), Nicoletta Vallorani. Che però è l’unica donna ad aver vinto il Premio Urania.

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Questa fantascienza, insomma, è anche delle donne?
Oppure esse sono outsider, ospiti di un genere “uomo” per definizione, dominato da autori lettori gusti maschili?

Nella prefazione dell’antologia “Oltre Venere”, il curatore Gian Filippo Pizzo va alla radice del problema: non è vero che le donne non sanno scrivere e non amano leggere SF. È vero che sono di meno: come nei consigli di amministrazione, nei parlamenti, nelle fasce alte degli stipendi.

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La questione è tutta qui, forse: come nella vita, anche nella fantascienza il contributo femminile è indispensabile, ciò nonostante è incredibilmente sudato. Vale ancora l’assunto di Virginia Woolf: per scrivere romanzi, una donna ha bisogno di soldi, o per lo meno di una stanza tutta per sé. Per le macchine del tempo la strada è ancora più lunga.

Il dibattito è aperto!

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Trovi tutti i riferimenti dell’articolo, e molto altro, nel mio post di oggi nel mio blog di fantascienza Lezioni Sul Domani: #Lottomarzo: lotta e fantascienza, delle donne, con le donne.

Ci vediamo, per chi vorrà, per strada: oggi si manifesta nelle città di cinquantacinque paesi del mondo, io sarò alle 18:00 a Palazzo Lombardia. L’otto marzo, non una di meno!

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Edizione straordinaria!

Ciao e ben ritrovat*!

È un po’ di tempo che non scrivevo qui sul blog, devo dire che mi è mancato molto. Ora rieccomi qui, con un bel po’ di novità da condividere con te. Edizione straordinaria!

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In questi mesi sono stata silenziosa (qui), ma non inattiva. Il lavoro è stato intenso sotto tanti fronti: e anche dal punto di vista delle scritture mi sono impegnata moltissimo.

Partiamo dalla fine: le scritture. Esco da un periodo proficuo, sono usciti diversi miei racconti in antologie collettive. Nella pagina del mio sito dedicata ai racconti ci sono molti nuovi titoli!

Ecco le novità in libreria:

Medusa e le altre è una mia rilettura del mito classico di Medusa, contenuta nell’antologia a tema “Occhi di Roccia” pubblicata da Delmiglio Editore. Per scriverla non ho inventato nulla: ho recuperato i simboli classici, dando loro dei significati alternativi alla versione ufficiale, ma altrettanto veri. La “mia” Medusa è forte, maledettamente femminista e… sorpresa: non è solo mia. La sua storia infatti è un retaggio delle antichissime e semi mitiche civiltà matriarcali, spazzate via dalle dominazioni micenee e doriche. Tempo, mito, violenza. E tentacoli. Sottotitolo: “Una classica tragedia moderna”.

Il gestionale è un mio racconto contenuto in “Oltre Venere”, antologia di autrici SF curata da Gian Filippo Pizzo, Edizioni La Ponga. È la storia di un software di magazzino, di una ditta di autoricambi, di un corso di filosofia: cose apparentemente usuali, normali, ma che combinate in un certo modo si riveleranno dannosissime per la protagonista. Qualsiasi riferimento a fatti e persone reali è probabilmente non casuale.

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Uno & Trifasico è uscito nella Bottega del Fantastico 5: è una fiaba sinistra su un futuro in cui l’automazione creerà mostri, non solo tecnologici, non solo ibridi, anche e sopratutto umani. Grazie a un incidente provvidenziale, un androide si ritrova in una posizione chiave e inizia un viaggio dentro se stesso e dentro chi lo ospita, aiutato da un misterioso subconscio e dal potere catartico della preghiera.

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#ticonoscomascherina è un breve divertissement contenuto in Narragenda 2017, l’agenda pubblicata da Delmiglio Editore con tanti racconti per tenerti compagnia durante l’anno. Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa in tema con il mese della mia nascita: e nel mio amato, bizzarro febbraio ti proporrò un Carnevale che conosciamo tutti molto bene, talmente bene da dimenticare a volte quanto sia surreale.

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Altri se ne aggiungeranno. In questi ultimi mesi ho scritto a un ritmo intenso per me e ho terminato tre racconti che verranno presto pubblicati in antologie a tema. Ecco le mie prossime uscite:

Ponti è un racconto “fantagiallo”: un misterioso delitto in un quartiere malfamato apre degli scenari impossibili da credere, eppure reali. L’ispettore che indaga, alle prese con un pesante lutto mai accettato, deve fare i conti anche con una trama sinistra, e si accorge presto di non essere il solo cacciatore in azione.
Uscirà presumibilmente alla fine del 2016.

Perky Sun è un racconto di “fantaguerra”: in una guerra (prossima) futura, una nuova, sottile tecnica di manipolazione viene testata su delle cavie inconsapevoli. Un militare al fronte inizia a sviluppare una paranoia, un pilota di droni indaga in segreto, una ragazzina canta. E qualcuno veglia, controlla e studia piani pericolosi.
Uscita prevista: 2017.

Un giorno questo motore ti sarà utile (sì, è una citazione!) è una cronaca familiare e insieme sociale, dove la giovane protagonista, veterana ferita di una guerra appena conclusa, si interroga sulla sua modernità, sulle invenzioni che facilitano la vita, sul limite del controllo che possiamo avere sulle cose. Il tutto a causa di una malattia che sua nonna rifiuta di curarsi, e che dà inizio a un braccio di ferro che cambierà entrambe. Gossip: la nonna sono io, e sono un osso duro!
Uscita prevista: molto presto, forse prima degli altri due.

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Altre novità, le collaborazioni:

per La bottega del Barbieri ho iniziato una rubrica di fantascrittura: Leggere e scrivere fantascienza, che ha cadenza mensile, è già al quarto appuntamento e unisce il tesoro delle tecniche di scrittura con i meravigliosi viaggi della fantascienza. È pensato per servire a tutti, a chi legge, a chi scrive, a chi ama la fantascienza e anche a chi la odia. Puoi leggere qui la presentazione e le prime uscite.

Per Delos Digital sono ora curatrice, insieme alla mia socia Elena Di Fazio, della collana di fantascienza sociale “Futuro Presente”. Abbiamo pubblicato già quattro racconti, splendidi, brillanti, inquietanti, intelligenti. E altri titoli stellari li abbiamo già in preparazione.

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per la Rivista Inchiostro, storica pubblicazione dedicata ad autrici e autori esordienti, ho scritto una prima recensione alla quale ne seguiranno altre (evviva!). Ho parlato di “Il bosco di Aus” di Chiara Palazzolo, un romanzo con grandi premesse ma con esiti deludenti.

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In questi giorni di autunno, dedicati a un bilancio intermedio del mio percorso di quest’anno (e qualcosa in più), mi accorgo che ho scritto tanto e con soddisfazione: è bello essere cercata, è bello che persone competenti che ammiro mi chiedano di scrivere per loro, è bello pubblicare e in questo modo conoscere sempre nuovi editori, colleghi e colleghe, lettrici e lettori.

Fino a pochi anni fa, il pensare a una situazione come questa mi avrebbe fatto girare la testa. E ora eccomi qui! Uno dei miei sogni è già realtà, e non ho superpoteri, tranne forse uno: la supertenacia, quella ferrea disposizione d’animo che mi ha tenuta incollata ai miei obiettivi con le unghie e con i denti. Oltre le delusioni, oltre le attese, oltre le incredibili fatiche (due bambine piccole non sono uno scherzo!), oltre momenti in cui qualcosa in me sussurrava: ma chi te lo fa fare?

Cucù! E per un sogno che si realizza ce ne sono altri che si… calendarizzano :-)

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Sono lungi dal fermarmi e per concludere vorrei condividere con te che leggi qualche novità prossima ventura che magari può vederti coinvolt*!

La mia agenzia di servizi letterari Studio83 continua la sua avventura, e sempre meglio. Con il prezioso riscontro di clienti, autori, autrici ed editori che si rivolgono a noi per i loro scritti, nuovi progetti prendono il via. Studio83 – Servizi Letterari è un marchio in attesa di registrazione, che si è guadagnato la stelletta del R (presto R) accanto al nome. Ed è subito corporation :-)

Il nuovo sito di Studio83 è quasi pronto, e oltre alla grafica e alle sezioni ha nuovi servizi letterari pronti a partire. Sono servizi che già svolgiamo, che sappiamo bene come far funzionare e che abbiamo solo noi: perché li abbiamo inventati noi, costruendoli e potenziandoli in dieci anni di lavoro sul campo. Siamo pronte a proporli a tutti e a farli diventare le nostre offerte di punta, uniche, rodate e originali. Presto il nuovo sito sarà online e capirai perché sono così entusiasta!

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Arrivano anche delle nuove pubblicazioni. Dopo tanto lavoro e alcuni stop imprevisti sto per pubblicare una mia raccolta dei migliori racconti già usciti in altre antologie. Prossima una pubblicazione indipendente che darò presto alle e-stampe. Oltre a un altro mio titolo, per cui ho già firmato il contratto con l’editore, che verrà ripubblicato e valorizzato: Lezioni Sul Domani!

Per finire… ci vediamo? Si avvicina una stagione di incontri e di eventi dal vivo che sto disegnando in questi giorni. Ebbene sì, gli eventi sono uno dei nuovi servizi proposti da Studio83, e un’attività che mi piace tantissimo, e che presto metterò in campo. Ci sono già due appuntamenti che arrivano subitosubito, a ottobre, ci sono io e c’è Elena Di Fazio, e mi piacerebbe incontrare anche te, se vorrai.

 

Nella splendida cornice del MuFant, il Museo della Fantascienza di Torino, venerdì 7 ottobre si terrà il convegno “Donne Oltre”: Elena e io interverremo per parlare di Oltre Venere, del nostro essere femmine fantascientiste (entrambi motivi di vanto!) e per condividere parole nostre e non solo.

 “Oltre Venere”, in “Donne oltre”
Venerdì 7 ottobre 2016 – Ore 17,30
MuFant – Museo della Fantascienza di Torino – via Reiss Romolis 49bis, Torino
Ingresso: € 7,00

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Nella fantastica convention Stranimondi, alla sua seconda edizione dopo il successo dell’anno scorso, Elena e io presentiamo Futuro Presente: parleremo dei racconti insieme al pubblico, con l’aiuto dell’editore Silvio Sosio e il contributo degli autori. Effetti speciali e sorprese non mancheranno, abbiamo solo mezz’ora ma la faremo fruttare!

“Futuro Presente”, in Stranimondi
Domenica 16 ottobre 2016 – Ore 16,30
UESM Casa dei Giochi di Milano – via Sant’Uguzzone 8, Milano
Ingresso libero

Visto quante belle cose? Spero di incontrarti in una presentazione. Continua a seguirmi, in arrivo sul blog tanti aggiornamenti: recensioni, articoli, consigli per leggere, scrivere e vivere felici! A presto.

Salone del Libro di Torino – il mio resoconto

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Nel corso degli anni sono stata tante volte al Salone del Libro di Torino. Prima come studentessa e lettrice, poi come aspirante qualcosa. Con la neonata Studio83 ho fatto l’intervistatrice militante per una webtv libresca (i video sono qui: Editori in fiera), e in seguito sono tornata con più consapevolezza e con una professione che mi ha permesso di vivere la fiera sotto molteplici punti di vista.

[Nel 2009: Fiera di Torino – the week after
Nel 2008: Un libro in un minuto]

Due esperienze però mi mancavano: vivere la fiera come autrice e andarci come mamma.

Sabato ho fatto entrambe le cose: prendendo il coraggio a due mani, sono andata in Fiera portandomi le mie due figlie (6 anni e 2 anni). E con loro ho preso parte alla presentazione di Oltre Venere, antologia di racconti di fantascienza curata da Gian Filippo Pizzo, edita da La Ponga, nella quale figura il mio racconto “Il Gestionale”.

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È stata un’esperienza faticosa, ma anche unica.

Portarmi appresso due bambine piccole mi ha fatto stare in Fiera con un’attitudine diversa, meno professionale (a parte la presentazione oltrevenerina, non ho fatto nessun altro incontro “a tema”), ma anche più presente e attenta ad altre cose.

Per questa ragione non ho un resoconto obiettivo di “quello che va bene e quello che va male” del Salone: sono stata molto occupata a vivere insieme alle mie figlie una giornata diversa, particolare, avventurosa. E sono tornata un po’ agli inizi, a quando esploravo il Salone da ragazzina. Mi sentivo sopraffatta da tutti quei libri, da tutte quelle pagine, e l’abbondanza delle proposte e degli stimoli mi confondeva e mi esaltava allo stesso tempo.

da tvspenta.it

Ora ho qualche anno e qualche coordinata in più. Così, una volta riuscita a decodificare la cartina, ho portato le ragazze a degli stand scelti da me: in primo luogo quello di Babalibri, una casa editrice di cui ho già parlato e che è una garanzia di qualità e anche di umanità.

Lo stand era pieno, ma l’accoglienza è stata affabile. Le mie figlie si sono gettate sui libri: la più grande ne ha sfogliati almeno dieci, la più piccola ne ha preso uno e se lo è guardato straiata per terra manco fosse in stanza sua… Nonostante questo, siamo state accolte con grandi sorrisi e senza traccia di insofferenza, anzi. E quando alla fine abbiamo scelto due libri e sono passata all’acquisto, la responsabile ha applicato un bello sconto fiera senza dire nulla, così, d’ufficio.

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Cosa purtroppo che non è successa negli stand delle grandi case editrici: sia da Salani, che da Mondadori Electa, più che librai c’erano cassieri, poco consapevoli dei titoli presenti e non nelle condizioni di poter fare altro che battere scontrini.

Cari grandi editori, voi che alla fine siete quelli che guadagnano di più dal Salone di Torino… a che serve una grande fiera? A venderevenderevendere? O magari a incontrare, a comunicare, non solo sui palchi delle presentazioni blasonate, ma anche coi noi comuni, umani lettori?

Io ci vado per tutto, tranne che per comprare.

Io ci vado per tutto, tranne che per comprare. Ecco, l’ho detto.

Un po’ meno supermercato e un po’ più di investimento sulle competenze e sull’incontro, magari?

Ok, ok. Avevo detto più mamma, meno editor inacidita. La smetto.

Per forza di cose non ho visto tutto il Salone, ma ho ricavato qualche altra impressione a spot, a seconda di dove ci portava il cuore, il passeggino o la mia lettura personale e dadacubista della cartina.

Intanto, non solo libri. Abbiamo visto tante cose, tante contaminazioni, molto bello lo spazio in entrata dove una specie di megamuretto di libri faceva da contraltare a un’installazione fatta di luci contro un grande specchio

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In questo padiglione, anche molti spazi per sedersi, per parlare, per leggere (anche se con tutte quelle lucette… facciamo per sedersi). Cosa questa assente nel resto del Salone.

Dappertutto, ho visto grandi e soprattutto piccoli seduti per terra, appoggiati a un muro o ammassati negli angoli. Che magari provavano a sfogliare un libro appena acquistato, o semplicemente si riposavano.

Quindi un altro appello: i muri e le pareti sono tanti e ampi… appoggiarci qualche panca no? Sarebbe bello, le prossime volte, trovare non solo libri in mostra, ma anche lettori in azione. (E anche, torniamo a quanto già detto: riposarsi le gambe, posare i pacchetti e sistemare il libri comprati, bere acqua, allattare, conversare, posare una stampella, guardarsi in faccia…)

Quella del Salone, comunque, è una bella esperienza da fare con i bambini e con i figli: è un’avventura che può impressionarli e colpirli, è un incontro con un mondo vitale, vario, colorato, dove si fanno tanti incontri inaspettati.

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E sicuramente sono giunta inaspettata anch’io, alla presentazione di Oltre Venere, arrivando con le mie due accompagnatrici!

L’indie corner ha retto bene il colpo. Nonostante casa di editori di genere che esponevano libri neri e sanguinolenti (la nostra cyberEva era la copertina più rassicurante), l’accoglienza è stata positiva e gentile quanto quella dei puccieditori per bambini.

NeroPress Edizioni  ci ha regalato delle spillette e ci ha proposto libri per ragazzi: abbiamo preso “Illustri Vampiri” per la gioia della mia grande, e dell’autore che ce lo ha efficacemente raccontato e ben proposto.

E La Ponga Edizioni ci ha portate dentro, nell’antro, nel sancta sanctorum dell’indie corner: una salettina ricavata dallo spazio dentro lo stand, ambiente a dire il vero un bel po’ piccolo, dove però la presentazione di Oltre Venere è stata gradevole e interessante.

Il curatore e le due autrici hanno parlato della nascita delle idee dell’antologia e dei rispettivi racconti e anche di fantascienza e di fantascienza delle donne.
“Oltre Venere” è nata per accogliere racconti di donne ma non necessariamente “al femminile”: non rivolti solo a donne e non che parlino obbligatoriamente di temi femminili o di genere. Questo per dare un’idea, a chi vorrà leggerla, di una fantascienza delle donne che sa essere classica e “generale”, che sa andare oltre i temi strettamente femminili: a mio avviso questi temi non sono un male, anzi li vedo come un arricchimento, ma è comunque vero che a volte si pensa alla scrittura femminile solo in relazione a essi e non come una scrittura buona e valida anche quando si parla di altro… ad esempio di software malvagi e autoricambi, come nel caso del mio racconto. :-)

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Gian Filippo Pizzo, Serena Maria Barbacetto, Cristiana Astori

Le cose dette alla presentazione mi hanno dato molti spunti di cui parlerò presto, in un post a parte, dove parlerò proprio di “femminile” per fare qualche mio commento nell’ambito di un confronto molto interessante.

Per il momento vi lascio con questa ultima foto e con la conclusione positiva della nostra avventura in un mare di libri! :-)

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E vai col trip! Grazie per la splendida giornata, bambine! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi fallire! – Conclusioni

La scorsa settimana è uscito il mio romanzo: yeppa!

Dopo soli quindici anni di tentativi… vittoria!
(Se poi contiamo gli anni in cui l’ho tenuto al caldo nel cassetto, ora è maggiorenne…)

In questi anni, s’intende, ho fatto anche altro. Ad esempio, ho lavorato con tantissimi autori esordienti, che a loro volta cercavano una strada per il loro romanzo.

Di tentativi, successi e fallimenti ne ho visti e vissuti un bel po’ :-)

Mi concentro proprio sui fallimenti, per tirare fuori quanti più consigli utili, per me e per te che mi segui.

Ti ho parlato di quanto sono importanti i rifiuti e le delusioni vissute nel modo giusto; dell’importanza cruciale di scegliere i giusti concorsi letterari per iniziare a emergere; e di quanto è vitale il confronto diretto, per avere dritte, insegnamenti e illuminazioni inaspettate… purché tu ti ponga bene, e non come il “solito” autore alla ricerca di qualcuno a cui raccontare di cosa parla il proprio romanzo sperimentale (come ero anche io, diversi anni fa, quando mi trovai di fronte una reclutatrice Adelphi).

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Oggi voglio darti qualche consiglio utile a insistere, senza scoraggiarti mai e senza ripetere gli stessi errori, ma anzi imparando grazie alle batoste.

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.
Albert Einstein

1. Traccia una rotta

Il successo non dipende interamente da te. Il piano di azione sì.

da 3.bp.blogspot.com

Non basta avere un obiettivo, devi prefigurarlo: descrivilo, rendilo particolareggiato e visibile. La meta deve essere un’immagine chiara, precisa. Non basta dire: “voglio che il mio romanzo venga pubblicato!”

Con quale editore? Come vorresti che fosse proposto? Su quali aspetti vuoi puntare?

Una piccola confessione: Neson non è stato sempre e solo scartato.

Nel corso degli anni, ho avuto diverse possibilità di pubblicare il mio romanzo. Tramite amici direttori editoriali, editori, conoscenze che mi hanno indirizzato verso etichette editoriali di tutto rispetto, ma che non corrispondevano all’idea che mi ero fatta del mio testo.

Ha senso proporre un romanzo di fantascienza ucronica con un editore di varia? Ha senso proporre avventure corsare con una casa editrice locale specializzata in tutt’altro argomento?

Non dimenticare che un romanzo non deve essere pubblicato: deve essere anche letto. E per questo deve essere proposto al suo pubblico di riferimento, a chi può capirlo, apprezzarlo di più, magari anche stroncarlo.
…Ma non perché “nel Milleseicento i binocoli non esistevano!”, come mi ha rimproverato un lettore completamente all’oscuro dei meccanismi dell’ucronia!

Dipende da te, più di quanto tu creda. Solo tu puoi disegnare la tua rotta. Con cognizione di causa.

Le persone non falliscono perché mirano troppo in alto e sbagliano, ma perché mirano troppo in basso e fanno centro.
Les Brown

2. Controlla il percorso

Ricorda, quando i tuoi piani falliscono, che la sconfitta temporanea non è un fallimento permanente. Significa soltanto che i tuoi piani non erano validi. Crea altri progetti. Ricomincia tutto da capo.
Napoleon Hill

E fallo un tagliando ogni tanto! da ediricambiauto.blogspot.com

In un percorso lungo, guarda avanti e indietro allo stesso modo. Ho dedicato un lungo post a questo argomento: come fare un bilancio e come monitorare le tappe intermedie. Leggilo! :-)

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Samuel Beckett

3. Credici

Perché mai ho insistito per quasi vent’anni con un romanzo eterno perdente?

da boorp.com

Perché ci credo, e nonostante i rallentamenti, i dubbi, le burrasche, ho mantenuto saldo il timone e continuato a navigare anche quando non vedevo terra in vista.

Il nostro compito nel mondo non è di avere successo, ma di continuare a fallire con spirito allegro.
Robert Louis Stevenson

Ci sono stati anche lunghi periodi di secca nei quali ho fatto e pensato ad altro. La vita va avanti.
Ma tieni sempre presente quello in cui credi e distingui bene:

  • gli incidenti di percorso (mi hanno rifiutato)
    i sentimenti negativi che ne conseguono (basta, il mondo non mi capisce, mollo!)
    gli atti necessari per andare avanti nonostante tutto (mi lamento e vivo pienamente il dolore, so che passerà, e intanto cerco un altro editore)

Essere consapevole dei propri progressi e lavorare sulle emozioni correlate agli accadimenti esterni : un mix davvero efficace per fare tesoro dei fallimenti.

Conosci il contesto

Se poi parliamo del contesto editoriale, i fallimenti ci sono sempre. Anzi, devono esserci: sono connaturati alla dialettica editoriale della scrittura-revisione-selezione-pubblicazione.

Il suo romanzo è stato bocciato settantotto volte. Poi ha vinto il Man Booker Prize 2015. Dal Telegraph.co.uk

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nonostante sia una sostenitrice della pubblicazione indipendente, non l’avrei scelta per questo romanzo, perché sentivo il bisogno di una casa più grande, di qualcuno che prendesse in consegna il mio progetto personale e lo portasse in mare con una nuova bandiera.

È finita così, infatti: Silvio Sosio mi ha contattata proponendomi la pubblicazione in Delos Digital: la migliore bandiera che potessi augurarmi per “Nelson”.

Come è successo? Come ti ha trovata?
Te l’ho detto: ho perso a un concorso letterario.

L’Odissea dell’anno scorso. Sono arrivata di nuovo in finale, di nuovo ho fatto un sospiro, di nuovo ho letto la splendida scheda di lettura piena di note preziose e mi sono rimessa a lavorare incoraggiata. Nel frattempo, da Delos hanno messo da parte il testo e alla fine mi hanno ricontattata.

E vissero per sempre felici e contenti?

Felice e contenta lo sono di sicuro. E non mi sono stancata di navigare: aspetto le recensioni e i pareri dei lettori, mi attrezzo per nuove burrasche e lucido le stive per accogliervi tutto ciò che di buono verrà. Mi servirà, nella mia lunga navigazione, perché ho ancora tanti viaggi da fare.

Chi non ha mai fallito in qualcosa non può essere grande.
Herman Melville

…te l’ho già detto che “Nelson” è anche un romanzo di mare? Yo-ho!

…se la fantascienza non ti piace e il mare non ti interessa… c’è anche il romance! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi Fallire! (III)

diario-thManca solo UN GIORNO all’uscita del mio romanzo (che è già visibile nello Store Delos! Sorpresa!).
E allora?

Allora in questi pochi giorni sto ripercorrendo la lunga storia che mi ha portato a pubblicarlo.

La sua prima versione risale alla mia adolescenza! Per questo motivo, l’uscita è un evento che mi coinvolge molto. Oggi, ho un po’ di esperienza e qualche pubblicazione già all’attivo: ma questa è decisamente diversa!

Un successo merita sempre una festa. Un successo che arriva dopo una lunga serie di fallimenti merita una ricorrenza!

Immagine: “Il grande Gatsby”

 

pubblica-thI problemi affrontati sono preziosi a loro volta, quando insegnano qualcosa. Cioè: quando hai voglia di imparare qualcosa!

In questi lunghi anni nei quali ho mandato in giro il romanzo ho imparato:

Un’altra lezione che mi è servita e che ho imparato passando per qualche imbarazzo è questa: parlane in giro… per chiedere in giro!

Pubblicare: l’importanza del confronto diretto

Confrontarsi in modo diretto non è mai un male, specialmente se il confronto è accompagnato da:

  • una riflessione preliminare
    (cosa devo chiedere? Quali informazioni voglio comunicare, e perché? Che reazione vorrei suscitare nel mio interlocutore? Dove mi trovo, in che contesto, con quale tipo di persona?)
  • un ascolto attento e partecipe
    (che di solito è più elegante manifestare con il silenzio e con uno sguardo attento puntato sul viso dell’interlocutore)
  • una vera presenza di spirito a sé e all’altro
    (cosa sta dicendo? Posso intervenire per chiedere specificazioni? Posso fare una domanda, come e quando? Come rispondo? Cosa ho di interessante da aggiungere?)

Per capirci:

“Ho scritto un romanzo! Parla di bla bla, poi accade bla bla, il mio stile è bla bla, ho poi aggiunto questo bla bla”…

NO.

“Ti piace la fantascienza? Cosa hai letto? Pensi che ti piacerebbe una cosa di questo genere? Cosa cerchi in un libro di avventura? Quel tale romanzo ti ha convinto? Conosci quel concorso letterario, come funziona? Come ti sei trovato con il tale editore? Cosa cerchi negli autori che pubblichi?”

… Sì!

Fare domande è un metodo infallibile per scoprire, imparare, capire qualcosa degli altri… siano potenziali lettori, esperti del settore, scrittori disposti a condividere qualche consiglio (sì, ne esistono: ma non vengono allo scoperto finché non ci provi. Relazionati in modo positivo e godrai dei benefici del circolo virtuoso della pubblicazione).

Immagine: targetdonna.it

 

Attenzione, perché anche qui la delusione è in agguato: le risposte che otteniamo non sono quasi mai quelle che ci aspettiamo o che ci auguriamo. Possiamo incavolarci e ignorarle: o possiamo prendere quello che ci sembra utile e lasciare da parte il nostro delicato ego.

Le delusioni di quest’ultimo tipo comunque sono già un premio, un bel passo avanti. Nel corso di anni di lavoro, mi sono imbattuta in centinaia di persone che per “spingere” i propri testi sbagliavano clamorosamente approccio, modo di fare, parole, contesto… ed è un vero peccato, perché equivale a non staccarsi nemmeno dai blocchi di partenza.

Quindi ricorda che è molto importante che ragioni prima: prima di andare a una fiera, prima di andare a un incontro specifico, prima di uscire di casa con il tuo romanzo in testa.
Non appena finisci di scriverlo, e quando inizi a cercare una pubblicazione, poniti il problema di come presentarlo, di cosa dire, di quali informazioni e risorse ti mancano e vorresti avere per andare avanti nella tua strada.

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Immagine: niceandsunny.com

 

Ti racconto cosa è successo a me.

Molti anni fa, lavoravo per un piccolo editore milanese con il quale partecipai a una fiera del libro cittadina. Essendo una persona espansiva e disinvolta, chiacchieravo volentieri con i passanti, i lettori e i potenziali acquirenti. E in questo modo scoprii che una di loro era una lettrice e valutatrice Adelphi.

“EHR! Ah. Adelphi. Beh, sa, io ho scritto un romanzo. Parla di mare. Cioè, di fantascienza. Cioè, sa, è una cosa particolare, mai letta prima, un mix di generi, sperimentale, se ha un momento le spiego…”

Lei mi guardò con evidente pena. Poi mi porse un biglietto da visita e mi disse qualcosa del genere:

“Riceviamo tonnellate di roba, centinaia di manoscritti. Se vuoi, prova. Pensi che il tuo possa risaltare? Se ci credi davvero, se pensi veramente che il testo valga, che valga la pena, che valga qualcosa… mandalo pure.”

Io presi il biglietto, con un vago senso di vergogna e la bocca secca, ringraziai e battei in ritirata nello stand dell’editore. Non riguardai mai quel biglietto e non mandai mai nulla a quell’indirizzo.

Immagine: nicolettacinotti.net

A distanza di undici anni posso anche dire che fossi stata in quell’editor avrei risposto in modo diverso a una ventenne. Anche in un momento di relax, anche davanti all’ennesimo romanzo sperimentale non richiesto.

Qualche anno dopo, non molti a dire il vero, ero alla Fiera di Torino a presentare la neonata Studio83 insieme a Elena Di Fazio. Non presentavamo in una sala o in un evento, ma sul campo: realizzammo dei video e delle interviste per una web tv libresca che chiamammo “Editori in Fiera“.
(E se ti venisse da dire che anche questa è una “conoscenza”… lavora gratis e “conoscenze” simili fioccheranno. Più del dovuto e non sempre raccomandabili. Ma tutto serve e ha un senso).

Arrivate allo stand di Delos Books, incontrammo lì il compianto Gianfranco Viviani, che Elena aveva già visto.
Come? Dove? Conoscenzaaaa!
No: Elena si era distinta ad alcuni concorsi letterari Delos (quindi, ti ripeto: scegli bene i concorsi letterari e presidiali!)
Così, tra una chiacchiera, una rievocazione e l’intervista, avemmo una conversazione piacevole e istruttiva: soprattutto perché Viviani era una miniera d’oro di aneddoti e una persona molto gentile e alla mano.
Alla fine, prima di salutarci, mi venne da dirgli:

“Ma lo sa che anche io scrivo? Pensi che quest’anno sono pure arrivata in finale al vostro Premio Odissea”!
“E con cosa?”

Quando gli dissi il titolo del romanzo, annuì.

“Sì, sì, lo ricordo. L’hai scritto tu? BRAVA! Vai avanti così.”

Immagine da greenme.it

Magari me lo avrebbe detto lo stesso, anche se mi fossi presentata solo e subito con il titolo del romanzo. Magari potevo scegliere un esempio più calzante, tra le tante conversazioni che mi sono state dimostrate utili.

Ma in questa serie dedicata alle delusioni, condivido anche un momento bello e importante: il momento in cui sei in giro, pensi ad altro… e all’improvviso, wow! Un lettore “top” si ricorda di te, ti riconosce qualcosa, e ti invita a continuare.

Proprio a lui ho dedicato il romanzo: alla memoria di Gianfranco Viviani, un editore importante e un gran signore, uno che ha fatto cose grandi come la Nord, e cose piccole come trattare bene una scrittrice in erba.

Viviani nel 2007, nel corso della nostra intervista

La fantascienza albanese esiste?

diario-th

Dialogo realmente avvenuto.
Personaggi: la libraia della libreria di Korçe e me medesima, più mia suocera.
Lingua usata: albanese (chi più, chi meno)

– Avete libri di fantascienza?

– Cosa?

– Sto cercando romanzi di fantascienza. Romanzi albanesi. Fantascienza albanese.

– Scienza?

– Fantascienza. Science-fiction.

– Ho l’enciclopedia.

– No, non scienza. Fantascienza.
(Inizio ad avere difficoltà con la lingua. Ricorro alla spiegazione più terribile, ma più a portata di mano.)
Storie di marziani. Astronauti. Stelle, viaggi nello spazio. Navi spaziali.

– Aspetti, ho un manuale su come si è formata la Terra.

– No… non mi serve un manuale. Non cerco scienza. Cerco fantascienza. Qualsiasi fantascienza. Alieni.

– Alieni? Sì… un attimo… lì in alto, in fondo. “La terribile verità sugli alieni”.

– Grazie. Ma non è fantascienza. Non è un romanzo. Non voglio un saggio, o un manuale, voglio un romanzo. Una storia con gli alieni.

– Che ne dici di questo: “2012 – Arriverà l’Apocalisse”?

– Grazie, a posto così. Compro solo gli album per colorare dei Minions e i pastelli. Va bene cosi. Va tutto benissimo.

 

Fuori, mia suocera: –  In città c’è anche una biblioteca. Vado io per te. Cosa cercavi? Giardinaggio?

 

Ehi, nello spazio profondo, mi sentite? C’è qualcuno, chiunque, che ha una risposta alla domanda del post?

La fantascienza albanese esiste?

Diversi albanesi ai quali ho posto questa domanda (in italiano, albanese, inglese, a gesti e implorazioni) hanno alzato le spalle.

Se ci sei batti un colpo.

In cammino, a Melçan

In cammino, a Melçan