Come pubblicare superando i fallimenti

L’uscita del mio romanzo, pubblicato dopo anni di ricerca e quindi di rifiuti, è stata l’occasione utile per rivedere il suo percorso e trarne alcune conclusioni utili.

Nelle scorse settimane ho quindi dedicato una serie di post all’argomento: fallimenti e rifiuti editoriali, con il titolo: “Vuoi pubblicare? Devi fallire!”

Quello che ho cercato di spiegare è che i fallimenti servono, e tutti noi autori dobbiamo necessariamente passare per la fase del rifiuto. Solo così possiamo crescere e realizzare un successo vero e soddisfacente.

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nel corso del mio lavoro di editor ho letto tanti manoscritti e ho vissuto insieme agli autori moltissimi rifiuti e respingimenti da parte degli editori. E non dico che non sia brutto da vivere, lì per lì.

Una cosa ancora peggiore, però, è quando il romanzo viene accettato. E pubblicato. Quando non è ancora pronto!

E così il tuo libro viene letteralmente bruciato: grazie alla tua fretta. E al contributo operativo di editori a pagamento che si accattano tutto; o di piccoli stampatori poco selettivi; o di professionisti che ti pubblicano in nome della vecchia amicizia o della parentela o della simpatia o della raccomandazione…

E così pubblichi un romanzo immaturo. In futuro arrossirai a rileggerlo e vedrai belli evidenti gli errori che anche i lettori notano, a tutto svantaggio del tuo nome.

Secondo te, quando pubblicherai il secondo romanzo, quei lettori lo ricompreranno?
Secondo te Amazon si dimentica delle recensioni negative?
Secondo te, qualcuno accetterà di ripubblicare il tuo romanzo riveduto e corretto e migliorato?

La risposta è sempre no. E questo, credimi, è il fallimento più duro di tutti.

Impariamo dagli ostacoli che incontriamo: così il successo sarà un vero successo, quando ci arriveremo!

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lampDurante il tuo percorso, riceverai pareri negativi, bocciature e vere e proprie bastonate: leggendo il primo post della serie, impara a prendere il meglio da ogni stroncatura con alcuni metodi utili per ripartire subito, e trasforma ogni no in un pieno di carburante!

lampI concorsi letterari sono importanti. Anche qui, non andare a caso! Scegli i premi letterari più seri e soprattutto i più adatti al tuo manoscritto, in modo da prendere il meglio dall’esperienza anche nel caso in cui non vinci. Questo nel mio secondo post della serie, dedicato appunto ai premi e concorsi letterari più utili!

lampLeggere e scrivere sono attività solitarie, ma non sono le uniche necessarie se vuoi pubblicare! Muoviti, frequenta le fiere, mettiti in gioco personalmente e cerca il confronto diretto nel modo più giusto. Segui i consigli del mio terzo post della serie, dedicato appunto a come comunicare e imparare dalla conversazione diretta, e dove cercare occasioni di incontro proficuo.

lampL’ultimo post, il quarto, conclude la serie e contiene degli ultimi consigli per affrontare bene le delusioni, per non crearsene di nuove e per ragionare sul percorso e sugli obiettivi. Conosci il contesto nel quale ti muovo? Sei in grado di prefigurarti la tua meta? Hai mai pensato a stilare un bilancio delle tue tappe intermedie? Quanto ci credi?

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La lucidità è un elemento imprescindibile di ogni lungo percorso.
Per questo ho scritto i post: per darti l’opportunità di ragionare in modo distaccato e presente, senza che le emozioni legate all’insuccesso (che pure sono lecite e importanti da vivere appieno) condizionino negativamente i tuoi obiettivi e la tua vita.

I fallimenti sono segnali che devi cambiare i tuoi atti, quello che fai, come ti comporti. Ma non devono intaccare il tuo senso di identità, sminuire quello che sei e come ti senti.
Il tuo valore rimane tale, non sei una persona “peggiore” perché becchi tanti no!

Auguri, quindi, di buona strada. E in bocca al lupo per il tuo manoscritto! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi fallire! – Conclusioni

La scorsa settimana è uscito il mio romanzo: yeppa!

Dopo soli quindici anni di tentativi… vittoria!
(Se poi contiamo gli anni in cui l’ho tenuto al caldo nel cassetto, ora è maggiorenne…)

In questi anni, s’intende, ho fatto anche altro. Ad esempio, ho lavorato con tantissimi autori esordienti, che a loro volta cercavano una strada per il loro romanzo.

Di tentativi, successi e fallimenti ne ho visti e vissuti un bel po’ :-)

Mi concentro proprio sui fallimenti, per tirare fuori quanti più consigli utili, per me e per te che mi segui.

Ti ho parlato di quanto sono importanti i rifiuti e le delusioni vissute nel modo giusto; dell’importanza cruciale di scegliere i giusti concorsi letterari per iniziare a emergere; e di quanto è vitale il confronto diretto, per avere dritte, insegnamenti e illuminazioni inaspettate… purché tu ti ponga bene, e non come il “solito” autore alla ricerca di qualcuno a cui raccontare di cosa parla il proprio romanzo sperimentale (come ero anche io, diversi anni fa, quando mi trovai di fronte una reclutatrice Adelphi).

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Oggi voglio darti qualche consiglio utile a insistere, senza scoraggiarti mai e senza ripetere gli stessi errori, ma anzi imparando grazie alle batoste.

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.
Albert Einstein

1. Traccia una rotta

Il successo non dipende interamente da te. Il piano di azione sì.

da 3.bp.blogspot.com

Non basta avere un obiettivo, devi prefigurarlo: descrivilo, rendilo particolareggiato e visibile. La meta deve essere un’immagine chiara, precisa. Non basta dire: “voglio che il mio romanzo venga pubblicato!”

Con quale editore? Come vorresti che fosse proposto? Su quali aspetti vuoi puntare?

Una piccola confessione: Neson non è stato sempre e solo scartato.

Nel corso degli anni, ho avuto diverse possibilità di pubblicare il mio romanzo. Tramite amici direttori editoriali, editori, conoscenze che mi hanno indirizzato verso etichette editoriali di tutto rispetto, ma che non corrispondevano all’idea che mi ero fatta del mio testo.

Ha senso proporre un romanzo di fantascienza ucronica con un editore di varia? Ha senso proporre avventure corsare con una casa editrice locale specializzata in tutt’altro argomento?

Non dimenticare che un romanzo non deve essere pubblicato: deve essere anche letto. E per questo deve essere proposto al suo pubblico di riferimento, a chi può capirlo, apprezzarlo di più, magari anche stroncarlo.
…Ma non perché “nel Milleseicento i binocoli non esistevano!”, come mi ha rimproverato un lettore completamente all’oscuro dei meccanismi dell’ucronia!

Dipende da te, più di quanto tu creda. Solo tu puoi disegnare la tua rotta. Con cognizione di causa.

Le persone non falliscono perché mirano troppo in alto e sbagliano, ma perché mirano troppo in basso e fanno centro.
Les Brown

2. Controlla il percorso

Ricorda, quando i tuoi piani falliscono, che la sconfitta temporanea non è un fallimento permanente. Significa soltanto che i tuoi piani non erano validi. Crea altri progetti. Ricomincia tutto da capo.
Napoleon Hill

E fallo un tagliando ogni tanto! da ediricambiauto.blogspot.com

In un percorso lungo, guarda avanti e indietro allo stesso modo. Ho dedicato un lungo post a questo argomento: come fare un bilancio e come monitorare le tappe intermedie. Leggilo! :-)

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Samuel Beckett

3. Credici

Perché mai ho insistito per quasi vent’anni con un romanzo eterno perdente?

da boorp.com

Perché ci credo, e nonostante i rallentamenti, i dubbi, le burrasche, ho mantenuto saldo il timone e continuato a navigare anche quando non vedevo terra in vista.

Il nostro compito nel mondo non è di avere successo, ma di continuare a fallire con spirito allegro.
Robert Louis Stevenson

Ci sono stati anche lunghi periodi di secca nei quali ho fatto e pensato ad altro. La vita va avanti.
Ma tieni sempre presente quello in cui credi e distingui bene:

  • gli incidenti di percorso (mi hanno rifiutato)
    i sentimenti negativi che ne conseguono (basta, il mondo non mi capisce, mollo!)
    gli atti necessari per andare avanti nonostante tutto (mi lamento e vivo pienamente il dolore, so che passerà, e intanto cerco un altro editore)

Essere consapevole dei propri progressi e lavorare sulle emozioni correlate agli accadimenti esterni : un mix davvero efficace per fare tesoro dei fallimenti.

Conosci il contesto

Se poi parliamo del contesto editoriale, i fallimenti ci sono sempre. Anzi, devono esserci: sono connaturati alla dialettica editoriale della scrittura-revisione-selezione-pubblicazione.

Il suo romanzo è stato bocciato settantotto volte. Poi ha vinto il Man Booker Prize 2015. Dal Telegraph.co.uk

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nonostante sia una sostenitrice della pubblicazione indipendente, non l’avrei scelta per questo romanzo, perché sentivo il bisogno di una casa più grande, di qualcuno che prendesse in consegna il mio progetto personale e lo portasse in mare con una nuova bandiera.

È finita così, infatti: Silvio Sosio mi ha contattata proponendomi la pubblicazione in Delos Digital: la migliore bandiera che potessi augurarmi per “Nelson”.

Come è successo? Come ti ha trovata?
Te l’ho detto: ho perso a un concorso letterario.

L’Odissea dell’anno scorso. Sono arrivata di nuovo in finale, di nuovo ho fatto un sospiro, di nuovo ho letto la splendida scheda di lettura piena di note preziose e mi sono rimessa a lavorare incoraggiata. Nel frattempo, da Delos hanno messo da parte il testo e alla fine mi hanno ricontattata.

E vissero per sempre felici e contenti?

Felice e contenta lo sono di sicuro. E non mi sono stancata di navigare: aspetto le recensioni e i pareri dei lettori, mi attrezzo per nuove burrasche e lucido le stive per accogliervi tutto ciò che di buono verrà. Mi servirà, nella mia lunga navigazione, perché ho ancora tanti viaggi da fare.

Chi non ha mai fallito in qualcosa non può essere grande.
Herman Melville

…te l’ho già detto che “Nelson” è anche un romanzo di mare? Yo-ho!

…se la fantascienza non ti piace e il mare non ti interessa… c’è anche il romance! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi Fallire! (III)

diario-thManca solo UN GIORNO all’uscita del mio romanzo (che è già visibile nello Store Delos! Sorpresa!).
E allora?

Allora in questi pochi giorni sto ripercorrendo la lunga storia che mi ha portato a pubblicarlo.

La sua prima versione risale alla mia adolescenza! Per questo motivo, l’uscita è un evento che mi coinvolge molto. Oggi, ho un po’ di esperienza e qualche pubblicazione già all’attivo: ma questa è decisamente diversa!

Un successo merita sempre una festa. Un successo che arriva dopo una lunga serie di fallimenti merita una ricorrenza!

Immagine: “Il grande Gatsby”

 

pubblica-thI problemi affrontati sono preziosi a loro volta, quando insegnano qualcosa. Cioè: quando hai voglia di imparare qualcosa!

In questi lunghi anni nei quali ho mandato in giro il romanzo ho imparato:

Un’altra lezione che mi è servita e che ho imparato passando per qualche imbarazzo è questa: parlane in giro… per chiedere in giro!

Pubblicare: l’importanza del confronto diretto

Confrontarsi in modo diretto non è mai un male, specialmente se il confronto è accompagnato da:

  • una riflessione preliminare
    (cosa devo chiedere? Quali informazioni voglio comunicare, e perché? Che reazione vorrei suscitare nel mio interlocutore? Dove mi trovo, in che contesto, con quale tipo di persona?)
  • un ascolto attento e partecipe
    (che di solito è più elegante manifestare con il silenzio e con uno sguardo attento puntato sul viso dell’interlocutore)
  • una vera presenza di spirito a sé e all’altro
    (cosa sta dicendo? Posso intervenire per chiedere specificazioni? Posso fare una domanda, come e quando? Come rispondo? Cosa ho di interessante da aggiungere?)

Per capirci:

“Ho scritto un romanzo! Parla di bla bla, poi accade bla bla, il mio stile è bla bla, ho poi aggiunto questo bla bla”…

NO.

“Ti piace la fantascienza? Cosa hai letto? Pensi che ti piacerebbe una cosa di questo genere? Cosa cerchi in un libro di avventura? Quel tale romanzo ti ha convinto? Conosci quel concorso letterario, come funziona? Come ti sei trovato con il tale editore? Cosa cerchi negli autori che pubblichi?”

… Sì!

Fare domande è un metodo infallibile per scoprire, imparare, capire qualcosa degli altri… siano potenziali lettori, esperti del settore, scrittori disposti a condividere qualche consiglio (sì, ne esistono: ma non vengono allo scoperto finché non ci provi. Relazionati in modo positivo e godrai dei benefici del circolo virtuoso della pubblicazione).

Immagine: targetdonna.it

 

Attenzione, perché anche qui la delusione è in agguato: le risposte che otteniamo non sono quasi mai quelle che ci aspettiamo o che ci auguriamo. Possiamo incavolarci e ignorarle: o possiamo prendere quello che ci sembra utile e lasciare da parte il nostro delicato ego.

Le delusioni di quest’ultimo tipo comunque sono già un premio, un bel passo avanti. Nel corso di anni di lavoro, mi sono imbattuta in centinaia di persone che per “spingere” i propri testi sbagliavano clamorosamente approccio, modo di fare, parole, contesto… ed è un vero peccato, perché equivale a non staccarsi nemmeno dai blocchi di partenza.

Quindi ricorda che è molto importante che ragioni prima: prima di andare a una fiera, prima di andare a un incontro specifico, prima di uscire di casa con il tuo romanzo in testa.
Non appena finisci di scriverlo, e quando inizi a cercare una pubblicazione, poniti il problema di come presentarlo, di cosa dire, di quali informazioni e risorse ti mancano e vorresti avere per andare avanti nella tua strada.

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Immagine: niceandsunny.com

 

Ti racconto cosa è successo a me.

Molti anni fa, lavoravo per un piccolo editore milanese con il quale partecipai a una fiera del libro cittadina. Essendo una persona espansiva e disinvolta, chiacchieravo volentieri con i passanti, i lettori e i potenziali acquirenti. E in questo modo scoprii che una di loro era una lettrice e valutatrice Adelphi.

“EHR! Ah. Adelphi. Beh, sa, io ho scritto un romanzo. Parla di mare. Cioè, di fantascienza. Cioè, sa, è una cosa particolare, mai letta prima, un mix di generi, sperimentale, se ha un momento le spiego…”

Lei mi guardò con evidente pena. Poi mi porse un biglietto da visita e mi disse qualcosa del genere:

“Riceviamo tonnellate di roba, centinaia di manoscritti. Se vuoi, prova. Pensi che il tuo possa risaltare? Se ci credi davvero, se pensi veramente che il testo valga, che valga la pena, che valga qualcosa… mandalo pure.”

Io presi il biglietto, con un vago senso di vergogna e la bocca secca, ringraziai e battei in ritirata nello stand dell’editore. Non riguardai mai quel biglietto e non mandai mai nulla a quell’indirizzo.

Immagine: nicolettacinotti.net

A distanza di undici anni posso anche dire che fossi stata in quell’editor avrei risposto in modo diverso a una ventenne. Anche in un momento di relax, anche davanti all’ennesimo romanzo sperimentale non richiesto.

Qualche anno dopo, non molti a dire il vero, ero alla Fiera di Torino a presentare la neonata Studio83 insieme a Elena Di Fazio. Non presentavamo in una sala o in un evento, ma sul campo: realizzammo dei video e delle interviste per una web tv libresca che chiamammo “Editori in Fiera“.
(E se ti venisse da dire che anche questa è una “conoscenza”… lavora gratis e “conoscenze” simili fioccheranno. Più del dovuto e non sempre raccomandabili. Ma tutto serve e ha un senso).

Arrivate allo stand di Delos Books, incontrammo lì il compianto Gianfranco Viviani, che Elena aveva già visto.
Come? Dove? Conoscenzaaaa!
No: Elena si era distinta ad alcuni concorsi letterari Delos (quindi, ti ripeto: scegli bene i concorsi letterari e presidiali!)
Così, tra una chiacchiera, una rievocazione e l’intervista, avemmo una conversazione piacevole e istruttiva: soprattutto perché Viviani era una miniera d’oro di aneddoti e una persona molto gentile e alla mano.
Alla fine, prima di salutarci, mi venne da dirgli:

“Ma lo sa che anche io scrivo? Pensi che quest’anno sono pure arrivata in finale al vostro Premio Odissea”!
“E con cosa?”

Quando gli dissi il titolo del romanzo, annuì.

“Sì, sì, lo ricordo. L’hai scritto tu? BRAVA! Vai avanti così.”

Immagine da greenme.it

Magari me lo avrebbe detto lo stesso, anche se mi fossi presentata solo e subito con il titolo del romanzo. Magari potevo scegliere un esempio più calzante, tra le tante conversazioni che mi sono state dimostrate utili.

Ma in questa serie dedicata alle delusioni, condivido anche un momento bello e importante: il momento in cui sei in giro, pensi ad altro… e all’improvviso, wow! Un lettore “top” si ricorda di te, ti riconosce qualcosa, e ti invita a continuare.

Proprio a lui ho dedicato il romanzo: alla memoria di Gianfranco Viviani, un editore importante e un gran signore, uno che ha fatto cose grandi come la Nord, e cose piccole come trattare bene una scrittrice in erba.

Viviani nel 2007, nel corso della nostra intervista

Vuoi pubblicare? Devi fallire! (II)

diario-thLa notizia è che sto per pubblicare un romanzo. La cosa interessante è che sono quindici anni che ci provo! In così tanto tempo, ho accumulato una buona dose di esperienza, data per la maggior parte dai fallimenti, come racconto nel primo post di questa serie: Vuoi pubblicare? Devi fallire!

Se vuoi pubblicare un romanzo le strade sono tante. Quella dei concorsi letterari è una strada valida, specie se cerchi di piazzare un romanzo di genere.

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I concorsi letterari sono importanti!

Cerca, informati e mettiti in gioco. I concorsi sono tanti, alcuni francamente poco seri o da principianti. Io mi sono regolata così: pochi, buoni e tante volte.

Pochi

Nel mio caso, ho scritto un romanzo di fantascienza, quindi ho scelto concorsi letterari di fantascienza. In questo settore i concorsi seri ormai non sono molti, perché non lo sono le “piazze” della fantascienza.

Paradossalmente, questo può essere un elemento a tuo favore, perché per forza di cose riduce la tua scelta e ti obbliga a concentrarti solo su quelli.

In generale, partecipare a un concorso letterario serio in modo professionale non è uno scherzo, Bisogna revisionare e preparare il testo, magari sistemarlo perché abbia un certo standard di lunghezza, rispettare delle scadenze.. stamparlo e inviarlo è la parte più semplice.

L’attesa succesiva si stempera tra le cose della vita (specie se lo fai da quindici anni…) ma più fai le cose sul serio, più il tuo “ingaggio” è un costo anche emotivo.

Anche per questa ragione è meglio scegliere una rosa di concorsi selezionati e seguire quelli, senza disperdere tempo ed energie.

Buoni

Un concorso letterario va presidiato quando è:

  • legato a una casa editrice o a una realtà solida
  • in tema con ciò che proponi.

Ma c’è anche di più: ci sono concorsi letterari che offrono in cambio una scheda di valutazione e un parere di da parte di chi, lettore o giurato, lo ha valutato.
Ti consiglio caldamente di partecipare e di fare tesoro dei giudizi che otterrai!

La prima volta che ho partecipato al Premio Odissea, nel 2007, sono arrivata in finale: tuttavia, ho ricevuto una scheda di lettura non particolarmente lusinghiera. Mi è bruciato parecchio, ma una volta digerito l’affronto ho riflettuto su alcuni appunti e ho revisionato il romanzo.

Laptop or notebook with cup of coffee and origami heart on old

Qualche anno dopo, ho mandato il romanzo a un concorso “fuori genere”: il torneo “Io Scrittore”, che era alla sua prima edizione e mi ha convinta per un aspetto in particolare. Il concorso prevede che se vuoi partecipare, devi leggere tu stesso altri concorrenti (dieci a ogni manche) e formulare un parere e un voto.
Tolte le perplessità sul far fare agli stessi autori un lavoro che non compete loro, e sulla possibilità di franchi tiratori disonesti (perplessità che poi si sono rivelate fondate, in quella e nelle edizioni successive) mi sono fatta due conti: ok, devo leggere tanto, partecipano in migliaia… ma avrò DIECI PARERI sul mio romanzo!

Di quei dieci, diversi si limitavano a un giudizio di gusto “mi è piaciuto/mi ha annoiato”. Uno non aveva capito che il romanzo si basa su un’ucronia e ha elencato pedissequamente tutti gli “errori” relativi al mix temporale. Altri avevano sofferto nella lettura e manifestavano insofferenza. Altri due, invece, hanno fatto notare in giudizi lunghi e articolati alcuni difetti effettivi, uno dei quali era l’imprecisione della mia ucronia e la sua debolezza di base.

Sono dispiaciuta che i commenti fossero anonimi, perché avrei davvero voluto ringraziarli!
Grazie ai loro giudizi, ho modificato il romanzo nella sostanza, l’ho reso storicamente accurato e l’ho rinforzato aggiungendoci una premessa sci-fi che prima mancava.

È stata una fortuna poterlo fare prima che qualcun altro lo leggesse!

Alcune sconfitte sono più trionfali delle vittorie.
(Michel de Montaigne)

Un nuovo libro, insomma, pronto per partecipare all’edizione 2011 dell’Urania. Dove è stato bellamente ignorato.

Tante volte

Spesso l’indifferenza ferisce più di un giudizio negativo, specialmente se inizi a puntare alto e a giocare duro. Allora è stato così, ma sono riuscita a ricavarci qualcosa lo stesso.Ho analizzato il vincitore di quella edizione, e anche altri vincitori precedenti e successivi, e mi sono resa conto che il mio romanzo era fuori luogo in quel contesto. La fantascienza da me proposta, infatti, non era in linea con il tipo di testi proposti da Urania in quel periodo.

A prescindere da quanto sei bravo, a volte semplicemente non sei quello che cercano in quel momento. La cosa è irritante, certo, ma tant’è.

La vita non è quella che dovrebbe essere. È quella che è. È il modo con cui la affronti che fa la differenza.
(Virginia Satir)

La mia mancanza di tempismo, comunque, non mi ha fatto abbandonare l’Urania.

“Tante volte”, giusto? Il motivo è semplice: non ci sei solo tu!

Vincere un concorso o essere notato dipende non solo dalla qualità del romanzo che proponiamo (che deve essere alta! Per questo esistono gli editor!) ma anche dalla qualità degli altri partecipanti, da quanti sono, dalla politica della giuria che può cambiare di anno in anno, perché cambiano le esigenze editoriali e in sostanza quello che gli editori cercano.

Quindi se c’è un concorso a cadenza periodica al quale tieni, non ti scoraggiare e partecipa a più edizioni. Leggi i vincitori delle edizioni passate, per capire se quello che proponi è nel contesto giusto. Se non lo è, non devi necessariamente smettere di partecipare: puoi però prepararti diversamente all’eventualità di un insuccesso.

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.
(Winston Churchill)

I concorsi letterari ti danno una marcia in più!

Partecipare ai concorsi letterari implica tutta una serie di cose di cui puoi fare tesoro.

Per prima cosa, lasci andare il tuo testo e lo fai girare.

No! E se mi copiano! Se me lo rubano?
Non aver paura di essere plagiato o che il tuo romanzo venga “rubato”: ci sono una serie di trucchi che puoi mettere in atto per tutelarti.

L’eventualità è comunque remotissima: se scegli concorsi seri e rodati, scegli anche una redazione professionale e della quale fidarti. E quando lasci andare, quando dai al mondo il tuo testo levandolo dal tuo umido cassetto, i vantaggi psicologici sono incalcolabili.

  • Cambia il tuo modo di scrivere.
  • Cambia il tuo modo di leggere quello che hai scritto!
  • Fai un passo in più nella mente del lettore.
  • E ti metti in gioco: il tuo manoscritto nel cassetto diventa una cosa seria, la strada si fa appassionante.

In secondo luogo, non dimenticare che siamo in era social: un momento incredibile per abbattere le distanze sia fisiche che psicologiche e legate al ruolo.

I concorsi hanno spesso pagine facebook, chi li gestisce a sua volta si trova, si vede, è spesso disponibile a nuovi contatti, a scambiarsi opinioni, idee, informazioni. Non parlo di informazioni legate al tuo romanzo o al concorso in sé: più in generale, puoi entrare in relazioni e conversazioni con persone diverse, che ti daranno sicuramente spunti e notizie interessanti.

Se poi ti comporti bene, come ti ho raccomandato di fare nel mio post “Il circolo virtuoso della pubblicazione”, le tue possibilità crescono in modo esponenziale anche al di là del singolo concorso letterario!

Il mio romanzo di concorso non ne ha mai vinto uno. Ma è grazie a un concorso che vedrà la luce.

Te ne parlerò presto. Ho ancora qualcosa da raccontarti, nel prossimo post!

Il mistero si infittisce… cosa sarà mai?

Vuoi pubblicare? Devi fallire!

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Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.
(Thomas Alva Edison)

Tanto tempo fa, una ragazzina scrisse un romanzo. Poi, pensò che sarebbe stato bello che quel romanzo diventasse “libro”… e venisse letto da qualcuno oltre a lei e il malcapitato amico di passaggio.

Dopo ben diciotto anni dal momento in cui fu scritta la prima parola di quel romanzo, il sogno sta per avverarsi: il romanzo è in uscita!

E vissero felici e contenti.

pessimo modo di raccontare una storia, vero?

C’era una volta… fine!

 

Quella che hai letto può essere tutt’al più la trama: di una storia intitolata “Devi fallire se vuoi pubblicare”. Anche il titolo lascia a desiderare… La forza di questa storia, infatti, sta tutta nell’intreccio e soprattutto nelle vicissitudini attraversate dalla giuovin scrittrice, tra la scrittura e la pubblicazione.

Prima di arrivare all’happy end sono successe molte cose.
Ho mandato il romanzo (colpo di scena! La scrittrice in questione sono io!) a decine di redazioni e concorsi letterari, dove è stato regolarmente scartato. Quando mi è andata bene, il romanzo è finito in finale, e mi ha procurato degli elogi da parte dei suoi lettori.

Gli elogi sono importanti, specialmente quando sei inesperta e hai tantissimi progetti in cantiere. Quando uno di essi viene “premiato” con dei complimenti, sei più propensa a mandarlo avanti.

Quando però gli elogi sono l’unica cosa che ottieni, e passa il tempo, e tutti gli altri progetti sono andati oltre, e hai pubblicato una quindicina di altre cose, e il famoso romanzo resta sempre lì in secca con un bel “brava” appuntato sopra… insomma, la cosa cambia!

Per fortuna, oltre ai graditi elogi ci sono state anche diverse, numerose bastonate. Ed è stato proprio grazie alle bastonate che ho revisionato il testo, l’ho migliorato, ho corretto il tiro, mi sono mossa in modo diverso.

I complimenti mi hanno dato il carburante.
I fallimenti mi hanno dato la rotta!

La domanda è: come trasformare il fallimento in un’esperienza dalla quale imparare?

Si potrebbero scrivere dei trattati. Molti lo hanno fatto! Io ho deciso di scrivere una breve serie di post, con qualche indicazione pratica che ho usato, e che mi è servita. Per questo romanzo, per tutti gli altri, per la vita.

Non maledire un fallimento. E’ il terreno dove vive l’umiltà.
(Yasmin Mogahed)

Se hai voglia di seguirmi, te le racconterò in modo che possano esserti utili, magari come fonte di ispirazione, magari in senso operativo. Il mio romanzo esce tra una settimana, e da quel momento non vorrò più sentirne parlare! Quindi ho solo qualche giorno per raccontarti dei tanti fallimenti che mi hanno aiutato a costruire un successo che mi fa davvero felice e contenta! :-)

Un misterioso dettaglio del mio “lieto fine”…

Il primo capitolo parla di una tappa imprescindibile se vuoi pubblicare un romanzo e imparare al meglio dai problemi che incontri: i concorsi letterari.

Te ne parlerò nel prossimo post: ci vediamo qui!

Il circolo virtuoso della pubblicazione

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Quando si scrive, arriva il momento in cui si prova il desiderio di pubblicare. Di uscire allo scoperto. Dare voce alla propria voce. Raggiungere qualcuno di diverso dal nostro lettore interiore e dal cugino volenteroso che ci riempie di complimenti (santo subito! Teniamoci buoni questi lettori non professionali e superparziali perché sono importantissimi per l’autostima!).

Voglio pubblicare.
Voglio vedere il mio nome su una copertina.
Voglio leggere recensioni del mio libro scritte da sconosciuti.
Voglio leggere cose belle sul mio libro scritte da sconosciuti!
Voglio essere una vera scrittrice! Uno scrittore riconosciuto!

Sono desideri normali, fisiologici e sani: scrivere è un modo per parlare a qualcun altro e aggiungere la propria voce al grande coro umano.

Eh, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo…
Non “il mare”. Ma “un metodo”.
Uno qualsiasi? No. Un metodo per lo meno consapevole e ragionato!

Come fare a farsi pubblicare?

Un metodo valido è quello che io chiamo ”il circolo virtuoso della pubblicazione”. Con me ha funzionato e noto che funziona anche con altri, molto spesso.

In pratica significa farsi pubblicare da chi ti ha già pubblicato, dai suoi amici e dagli amici degli amici.

Ma… ma… aspetta… è orribile! Mi stai dicendo che bisogna essere raccomandati? Mi stai dicendo che pubblichi solo se sei amico di qualcuno?

Assolutamente no.

Ora però ti chiedo: se hai una carie, e arriva il tuo amico con i denti splendenti e un sorriso di felicità, e ti parla benissimo di questo dentista… un controllino non ce lo vai a fare? Se tua sorella resta fuori casa e arriva un fabbro che in tre minuti e trenta euro le apre la porta… chi chiamerai quando la serratura salta anche a te?

Quello che voglio dire è che se fai un buon lavoro sarà lui a parlare per te, se glielo permetti!

Quando parlo di buon lavoro non mi riferisco solo alla qualità del tuo scritto: quella è una condizione necessaria per l’uscita! Necessaria, ma non sufficiente.
Quando parlo di buon lavoro penso anche e soprattutto al fattore umano. Alla qualità delle relazioni che stringi, che dipende anche dal modo in cui ti poni.

Cerca aiuto in modo umile e aperto, comportati in modo positivo e costruttivo con tutti quelli che incontrerai e qualcosa di buono arriverà.

Okay, è ovvio! Grazie tante!
Ovvio non significa facile né automatico.
Tanto per capirci: quante mail hai scritto, nell’ultimo mese, semplicemente per salutare qualcuno e chiedergli “come stai”?
E quando leggi un bel post che ti piace, quante volte ringrazi l’autore nei commenti?
A quante presentazioni sei stato negli ultimi sei mesi, e una volt lì, sei andato a salutare i relatori prima di andare via?

La gentilezza è merce rara, la gentilezza come metodo è rivoluzionaria. E ti spalancherà portoni.

Oggi, ad esempio, è molto facile entrare in contatto con “colleghi esordienti” che come te cercano modi per pubblicare, ma non solo: si scambiano informazioni, si leggono a vicenda, si aiutano spesso e si danno sostegno l’un l’altro. Esistono, basta trovarli.

E come faccio?
Per prima cosa devi esserlo.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Gandhi

Se ti comporterai in modo corretto con gli altri e darai valore al tuo lavoro e al loro, incontrerai presto chi farà lo stesso con te.
Magari ti segnalano un concorso interessante. Oppure direttamente una selezione: un curatore cerca racconti per una specifica antologia e ha sparso la voce in giro.
Così avrai già modo di muovere i primi passi.

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Una volta iniziato, non fermarti! Resta in contatto sia con chi ti ha passato le informazioni, sia con i curatori e/o i nuovi autori che conosci. Aggiungili su Facebook, seguili su Twitter, partecipa alle loro discussioni, segnala le loro uscite, vai alle presentazioni e agli incontri dal vivo, porta dei reali contributi alle realtà interessanti nelle quali ti imbatti.

In questo modo mi pubblicheranno?
No. Ti pubblicheranno se quello che hai scritto è di buona qualità e corrisponde a quello che cercano in quel momento.

La tua presenza attiva e positiva, però, sarà comunque un fatto. Dai valore alle persone e loro si ricorderanno di te. E piano piano tu farai parte del loro mondo, come loro del tuo. Si chiama amicizia: sarà un’amicizia debole di facebook magari, ma sarà pur sempre una relazione che può arricchire te e la tua controparte.

Se i tuoi racconti non vincono il concorso, continua a seguirlo e partecipa a qualche altra edizione prima di mollarlo. Se un tuo collega ti rifiuta un racconto, ringrazialo per la sua attenzione e proponiti ancora, fatti sentire, continua a esserci!

Il circolo virtuoso della pubblicazione

Essere persone positive innesca un circuito virtuoso, per il quale altri riconosceranno questa positività e ricambieranno spontaneamente e di cuore. Non è fuffa. L’ho visto succedere. Succede anche a me.

Sono andata avanti per anni comportandomi come si comporta la maggioranza delle persone, sia online che nella vita: stavo con quelli che mi piacevano, contrastavo chi non mi piaceva, ignoravo chi non mi interessava, litigavo se qualcosa non mi stava bene, usavo il sarcasmo come arma contundente, cambiavo strada se mi pareva la cosa più semplice da fare.
Risultati? Pochi e non commisurati ai miei sforzi.

Poi mi sono accorta che qualcosa non andava. Ho iniziato a farlo: a essere io la persona che avrei voluto incontrare.
A dare una mano senza un corrispettivo immediato, ad aiutare e dimenticarmelo subito dopo.
A non litigare, ma cercare di comporre.
A non giudicare e non sentirmi giudicata anche quando qualcuno mi diceva “il mio libro è bellissimo, la tua recensione è troppo tiepida, non capisci niente”.
A eliminare completamente il sarcasmo dalle mie iterazioni, sostituendolo con un’ironia sorridente, quando potevo condividerla.
A rispettare ma evitare le persone che si comportavano in modo offensivo o distruttivo, anche quando mi offrivano dei vantaggi immediati.

Questo perché il segreto del circolo virtuoso è non agire solo per avere dei vantaggi.
Ovviamente la ragione per cui vogliamo migliorare è una ragione personale e “interessata”, ma deve finire qui. Non possiamo mai sapere dove arriveranno le cose belle, quindi tanto vale restare in attesa, e nel frattempo fare il meglio possibile per lasciare un buon ricordo di noi, come autori, colleghi, persone.

Sforzati di non avere solo successo ma piuttosto di essere di valore.
Albert Einstein

 

In pratica…

Proviamo a farci qualche domanda.

Quando un editore chiede a un suo autore qualche nome interessante, cosa è più probabile che accada?

  1. L’autore gli passa il nome del troll intransigente del suo forum, che scatena un flame dopo l’altro, ma oggettivamente usa bene i congiuntivi.
  2. L’autore gli fa qualche nome che gli pare interessante tra le cose che ha letto ultimamente, tra cui quella di una persona che oltre a scrivere dignitosamente gli ha anche fatto una bellissima impressione umana.

Quando il giurato di un concorso letterario cerca nuovi racconti per nuovi progetti, dove li cerca?

  1. In giro, a caso.
  2. Tra i nomi di chi ha già partecipato al suo concorso: magari non è arrivato tra i primi tre, ma non è male, e ha partecipato tante volte, e guarda, è proprio quel simpatico blogger che parla semper del concorso e linka il bando ogni anno.

Quando un curatore riceve da un editore il mandato per una nuova antologia, come si regola?

  1. Apre l’elenco telefonico e comincia dalla A
  2. Contatta autori che ha già pubblicato altrove, blogger che hanno parlato dei suoi libri, scrittori che sono anche lettori e gli hanno scritto per complimentarsi dei suoi libri e per dirgli che anche loro vorrebbero tanto esserci, se un giorno dovesse presentarsi la possibilità.

Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta.
Milton Berle

Capito il concetto? Devi esserci ed esserci bene. Non potrai mai avere il controllo sulle decisioni degli altri. Ma devi avere il controllo sulle tue intenzioni, e sui tuoi comportamenti, che faranno colpo su chi è come te.
Dai valore e il valore arriverà.
(Il corollario è in francese: rompi i coglioni e attirerai rompicoglioni.)

Suona meglio? Sei d’accordo ora sul fatto che se vuoi pubblicare devi farti degli amici?

La tua occasione

La cosa bella è che il circolo virtuoso ti dà anche di più. Non è una semplice questione di avere quello che vuoi, diventa qualcosa di più: bello, profondo, duraturo. E quando inizi a pubblicare, un racconto qui, un corto di là, un guest post, una recensione… una cosa tira l’altra, e intanto potresti accorgerti che pubblicare non è più l’unico centro dei tuoi pensieri: ci sono anche gli altri, i loro progetti, le idee che ci si scambia, le cose che si fanno insieme e che rendono la vita più varia e stimolante.

Per cui che aspetti? Inizia ora! Fai luce dentro di te, sfodera un sorriso e mettiti in cerca di ispirazione e di cose belle da scoprire.

Sì, vabbè, la fai facile. Dove lo trovo io “il curatore che cerca racconti”?

La stai leggendo ora. Io cerco racconti. Leggi qui: Nuova collana di Fantascienza Sociale: cerchiamo racconti!
Se pensi che possa fare per te, aspetto il tuo contributo.

Se la fantascienza sociale è un ambito troppo ristretto, eccone uno più ampio: Trofeo RiLL, Riflessi di Luce Lunare, concorso per racconti fantastici – Iscrizioni aperte!

Il Trofeo RiLL è un concorso letterario serio di appassionati positivi, competenti e di valore, che dividono la loro strada con chi desidera camminare insieme.

Amici miei? Ovviamente! Non hai letto il post? :-)

Scrivere una tragedia, raccontare un trauma

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Giorni fa, stavo programmando i vari post da pubblicare, dedicati a temi ameni di cui abbiamo già parlato in passato: come trattare con gli editori, come vivere bene la scrittura, come prepararsi per la pubblicazione…

All’improvviso il mio mondo, come quello di tutti, si è riempito di immagini di violenza e morte, immagini della terribile tragedia accaduta a Parigi. Alle immagini, hanno subito fatto da contraltare le parole. Ed è stato peggio, sempre peggio. Le immagini sono dure da sostenere.

Ma le parole a volte fanno anche più male.

Parole impulsive, incomplete, confuse, imprecise, buttate a casaccio, ansiose, ansiogene, precipitose, urlate.
Ai racconti in presa diretta sono poi seguite le vere e proprie narrazioni. Ricostruzioni, ipotesi più o meno fondate sui “buchi” lasciati aperti dalla trama, interpretazioni, opinioni spesso anche in malafede.
E via, si scava.

La mia reazione ponderata è stata quella di non espormi oltre alla tempesta maleodorante di violenza e incompetenza, e di evitare di parlarne e di commentare. Per due motivi:

  • la vicenda è di per sé molto complessa e non mi sento in grado di produrre idee sensate in merito.
  • Il commento a caldo è qualcosa di pericolosissimo da gestire nel modo giusto.

E questo è l’aspetto sul quale sento di poter dare un vero contributo!

Sono una scrittrice per mestiere e lavoro con altri scrittori e con le parole.
Mi sono trovata di fronte a un dilemma davvero spinoso, che tocca me, e chiunque si trovi a scrivere per dovere, per piacere, per hobby o per vocazione:

Cosa e come scrivere all’indomani di una tragedia?
Come raccontare traumi appena vissuti?

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S.Dalì, “Orologio molle al momento della prima esplosione”

Ci sono due distinzioni importanti da fare.

La prima distinzione è quella tra scrivere e pubblicare. Ci torno presto.
La seconda distinzione riguarda le persone coinvolte ed è tra:

  • testimoni oculari, vittime, chiunque sia toccato personalmente dall’evento.
  • Tutti gli altri, che ne vengono a sapere da una fonte intermedia.

Scrivere se sei vittima di un trauma

Se hai vissuto la tragedia sulla tua pelle, se sei stato ferito, se sei stato tenuto in ostaggio, sei hai assistito direttamente a un attentato o ne è stato coinvolto un tuo stretto familiare, per te scrivere è importante a scopo terapeutico.

Tantissimi studi confermano le proprietà salvifiche della scrittura, che ci consente di rivivere il trauma in una situazione protetta, di decostruire e ricostruire i fatti in una cornice diversa e di dare loro un significato a noi comprensibile. Catartico e consigliatissimo.

Ho fatto un patto sai con le mie emozioni…
le lascio vivere e loro non mi fanno fuori.
Vasco Rossi, Manifesto Futurista Della Nuova Umanità

Il materiale che produrrai potrà servirti per un percorso interiore di elaborazione, di rinascita, di memoria, magari con l’aiuto di un bravo psicoterapeuta che ti sostenga.
Con un certo tempo e lavoro, i memoriali e i diari possono trasformarsi in pubblicazioni aperte e leggibili da tutti.

M. C. Escher, “Relatività”

Attenzione, però, qui torno sulla distinzione tra scrittura tu cur e pubblicazione.
Scrivere non vuol dire pubblicare.

Quando pubblichi, le parole prendono la loro strada, fuori dal nostro controllo. Possono ritorcersi contro di noi e farci soffrire ancora. Cosa accadrebbe se venissero usate male? Strumentalizzate? Travisate? E cosa accadrebbe se poi ci pentissimo di averle scritte?
Quanto dolore proveremmo ancora?

Non pubblicare nulla: già dalle primissime ore, non postare sul tuo blog, non lanciarti in invettive/ricostruzioni, tieniti lontano dai social per un bel po’… e per l’amor di dio, non rilasciare interviste in cui ti verrà sicuramente chiesto come ti sentivi mentre ti puntavano una pistola alla testa e se perdoni i tuoi torturatori.

Se invece non hai vissuto la tragedia in prima persona, ma ne sei stato coinvolto per avervi assistito tramite TV, web, video, notizie, articoli, dirette, speciali, altre dirette, immagini, telegiornali… benvenuto tra noi!

Raccontare una tragedia: come fare

Fai parte del popolo degli spettatori, tirato dentro ogni tragedia che possa far alzare share o click. Sappi che i media faranno di tutto perché tu sappia e ti senta coinvolto in prima persona, fornendoti un profluvio di input che ti renderà informatissimo e ti rovinerà completamente la giornata/la settimana/la vita.


Ti incoraggeranno a esprimerti, a dire la prima cosa che ti passa per la testa, a esternare come ti senti e come la vedi, ad aggiungere il tuo al loro gracidio. Perché nell’era dei social noi siamo utili casse di risonanza.

Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.
Diego De Silva

Se sei uno scrittore, professionista o in erba, la tentazione di metterti alla prova è grande. La forza delle emozioni che provi può trarti in inganno, facendoti credere che è il momento giusto per tirare fuori qualcosa che abbia impatto.

Il flop è molto probabile, perché quando l’enfasi è in mente, difficilmente arriverà sulla pagina, dove trasmetterai chiaramente solo il fatto che non eri padrone di te stesso e dei tuoi strumenti, mentre le scrivevi.

L’emozione non è negativa, anzi è necessario viverla e starci dentro più possibile: fino a che la tempesta di parole non si allinei diventando una sequenza intellegibile.

La comunicazione deve arrivare dopo, molto dopo, una volta che hai deciso cosa, come e perché farlo.

Come nel caso terapeutico, scrivere va bene perché ti consente di fissare sensazioni, dettagli, esperienze, mescolando dati preziosi della realtà che hai intorno con i tuoi percorsi creativi.

In questi momenti, scrivi bozze, annota dettagli, lasciati percorrere dall’atmosfera, ascolta, osserva, registra tutto. Quello che fermerai su carta ti resterà per i lavori futuri.

Considera anche che la sovraesposizione uccide l’elaborazione: per la qualità delle tue parole, ti consiglio di evitare la TV spazzatura, le fotacce sui social, le discussioni online prive di capo e di coda, il sensazionalismo che ti inquina anche la vita.

Tratta con le pinze i racconti dei testimoni oculari, non giudicarli, perché sono esattamente quello che devi evitare anche tu: la comunicazione a caldo, priva di filtri e di discernimento, che nel caso delle vittime merita comprensione e forse anche protezione, custodia, rispetto, silenzio.

“Melanconia”, E. Munch

Esponiti piuttosto a fonti di prima qualità: ascolta le analisi e i contributi pacati, quelli lunghi e articolati, quelli che arrivano dopo rispetto alla monnezza live del citizen journalism.
Segui esperti di politica e di storia sociale, ma anche dell’animo umano: psicoterapeuti, specializzati in stress post traumatici, operatori sociali.

Rivolgiti dunque, per la profondità di ciò che scriverai, ai memoriali di cui sopra: testi già pubblicati di persone che hanno vissuto sulla loro pelle traumi e tragedie, e ne hanno tratto storie e insegnamenti preziosi per tutti.

Uno di essi è “Uno psicologo nel lager” il racconto autobiografico dell’internamento ad Auschwitz del grande Viktor Frankl. Un libro bellissimo, un patrimonio dell’umanità, una lezione di gioia e felicità che ti arricchirà sicuramente. Ne parlo anche qui: Libri per ricordare… e non solo

Viktor Emil Frankl

Leggi. Scrivi. E taci.
Soprattutto se sei sconvolto, se la tragedia di cui stai scrivendo ti tocca corde non bene identificate e ti fa reagire emotivamente… scrivi tutto quello che vuoi ma non pubblicare nulla fino a nuovo ordine del cervello.

Bisogna usare le emozioni per pensare, non pensare spinti dalle emozioni.
Robert Kyiosaki

Si scrive con la pancia, si revisiona e si pubblica con la testa. Nulla di più delle normali valutazioni che uno scrittore dovrebbe fare quando pubblica qualcosa.
Se non fosse che vanno fatte anche per il tuo blog autore, anche per i 150 caratteri di Twitter.

Se sei uno scrittore, anche lo stato su facebook conta. Chi ti segue lo leggerà e si farà un’idea di te che condizionerà anche la tua vita professionale. E quando c’è una tragedia che colpisce tutti, lo scenario si fa più complicato, le cose più delicate.

Hai la pazienza di aspettare fino a quando il fango si deposita sul fondo e l’acqua torna limpida?
Lao Tzu

Sei sicuro di non rischiare qualche gaffe?
Sei certo di essere abbastanza tranquillo e razionale da evitare di scrivere… minchiate?

Se invece sei abbastanza lucido e credi di voler dire qualcosa in merito, esprimiti pure. Se sei sicuro di poter dare un contributo, di poter aggiungere un tassello, fallo nel modo più rispettoso e cauto possibile: per spirito di servizio, non per amor proprio.

In qualsiasi caso evita, ti prego, iniziative collettive e concorsi aperti sull’onda dell’emotività. Come quello di cui ho letto ieri, che richiede agli autori di calarsi nei panni di una vittima parigina immediatamente prima che la ammazzino.
Di cose simili nessuno ha bisogno, tranne l’ego di chi le porta alla luce, che non fa un favore né a sé né agli autori che parteciperanno. Non ci vuole un esperto per immaginare cosa ne uscirà.

Oggi siamo bombardati di parole e di stimoli la maggior parte dei quali sono superflui. Siamo spinti a pubblicare contenuti, qualsiasi tipo di contenuti, e quando ci pentiamo di averlo fatto è troppo tardi, perché tutto resta, nulla si cancella definitivamente e quel racconto emotivo e pecionaro che magari su carta passava inosservato, ora viene condiviso, cinguettato e rilanciato in un infinito presente.

Tienilo a mente la prossima volta che apri Facebook o che decidi di prendere parte a un instant book.

Scrivere ti dà sollievo. Persino quando non hai niente da dire, scrivere ti dà sollievo. Ma lo sappiamo, quando non abbiamo niente da dire?
Elias Canetti

Ocio!

Come trovare un mentore, subito e per sempre

Sul blog di Studio83 è uscito oggi un mio post per la serie dedicata alle Regole del Successo per Scrittori. Il post illustra la Terza regola del successo: Trovati un mentore!

Insegnanti, amici scrittori, compagni di forum, parenti positivi, editor… il nostro mondo può essere pieno di mentori, nel momento in cui capiamo l’importanza di riconoscerli e di cogliere i loro aiuti in modo consapevole.
Ed ecco che la nostra umida e solitaria scrivania può trasformarsi in un crogiuolo caldo e proficuo, nel quale mescere il bene ricevuto per ricavare il nostro personale contributo al mondo.

Avere un mentore, nella scrittura come nella vita, è un grande tesoro che ci permette di procedere in modo più veloce e “centrato” verso i nostri obiettivi. L’assistenza di una persona più esperta che sia positiva e si curi di noi è quello che tutti noi vorremmo!

Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.

Stephen King, da On writing

Avere un mentore è un vero e proprio acceleratore, solo che non è molto comune, ahimé.

Fermi tutti. Scherzo. Avere un mentore è facile, possibile, altamente raccomandato. C’è solo una cosa migliore dell’avere un mentore: averne tanti!

Nel post sopra citato, leggerai di tanti tipi di mentori, di come riconoscerli e di come tenere vivo il rapporto con loro. Qui e ora voglio concentrarmi su una categoria di mentori di cui è pieno il mondo, e dai quali possiamo trarre insegnamenti pratici, ma anche e soprattutto una forza enorme che ci servirà per la vita: i mentori eroici.

Molti personaggi famosi che hanno realizzato obiettivi importanti affermano nelle loro memorie di aver avuto dei mentori molto speciali. Non parlo di persone fisiche, ma di grandi figure dalle quali si sono lasciati ispirare o guidare nel difficile cammino delle loro conquiste.

Molto tempo fa, era comune trarre la propria forza dalla fede. Oltre alle preghiere tradizionali, si sceglieva la figura di un Santo al quale votarsi. Questa pratica è oggi in disuso, a volte bollata come semi pagana o come un retaggio medievale. Il concetto del mentore eroico però funziona in modo molto simile. La nostra mente sceglie, si vota all’immagine di un personaggio mitico con delle caratteristiche ben definite, e in questo modo si focalizza su quelle caratteristiche e le esalta dentro di sé. Il voto di cui parlo non è un’idolatria: non collezioniamo fotografie e cimeli di quel personaggio, non modifichiamo la nostra vita in virtù di un culto, non ci leghiamo sentimentalmente a un’immagine costruita da noi stessi.

Noi sappiamo bene che stiamo costruendo un’immagine, sappiamo che è solo dentro di noi e che personifica semplicemente virtù che già abbiamo, e che in questo modo sono più tangibili e pronte all’uso.

Votandoci in modo operativo a dei personaggi storici, eroici, mitici o famosi che sentiamo in qualche modo affini a noi, possiamo attingere a risorse concrete e benefiche:

  • Ammirazione sincera e spirito di emulazione
  • Consapevolezza che ciò che hanno fatto loro possiamo farlo anche noi
  • Desiderio, spinta verso l’alto, entusiasmo
  • Fiducia, coraggio, pensiero in grande
  • Un legame spirituale che ci dà la sensazione di non essere mai soli.

Sìsìsìsì tutto bellissimo! Ma in pratica?

In pratica, l’adozione di mentori eroici è stata teorizzata e consigliata da qualcuno molto più bravo di me.

Il grande Napoleon Hill, padre ideale degli studi sull’auto miglioramento, ne parla nella sua opera più famosa, un libro uscito nel 1937 e ancora in cima alle classifiche dei più venduti di sempre: “Pensa e arricchisci te stesso”. Ecco il passo in cui ne parla più diffusamente:

Ammetto di non essermi mai disabituato a venerare i miei eroi. L’esperienza mi ha fatto capire che, se non è possibile essere come loro, il meglio che si può fare è imitarli, nei sentimenti e nelle azioni.

Molto prima di scrivere per farmi pubblicare dagli editori o di preparare discorsi da leggere davanti al pubblico, per la formazione del mio carattere cercavo di ispirarmi ai nove uomini le cui opere mi sembravano degne di maggior rispetto. Per me erano veri idoli: Emerson, Paine, Edison, Darwin, Lincoln, Burbank, Napoleone, Ford e Carnegie. Per lunghi anni intrattenni tutte le notti un’immaginaria riunione con questo gruppo di personaggi che avevo definito i miei “Consiglieri Invisibili”.

Procedevo così: poco prima di coricarmi chiudevo gli occhi e immaginavo questi uomini seduti con me attorno a un tavolo. Non solo avevo l’occasione di confrontarmi con loro, ma assumevo la posizione dominante nel gruppo, ne ero il presidente.

Il mio scopo era preciso: indulgere in questa fantasia delle riunioni notturne. Così avrei rimodellato il mio carattere, coltivando col tempo una personalità composita, la risultante della mediazione dell’indole dei miei consiglieri. Da piccolo, ero infatti consapevole che, essendo nato in un ambiente oppresso da ignoranza e superstizione, avrei dovuto pormi l’obiettivo di rinascere, di rimodellare il mio carattere col metodo citato.

I metodi con cui mi rivolgevo ai miei eroi potevano variare a seconda del tratto caratteriale a cui ero maggiormente interessato in un certo periodo. Così, approfondivo sempre più lo studio della loro biografia, anche a costo di immani fatiche. Dopo mesi di ricerche notturne, fui stupito dalla scoperta di aver reso quasi reali tali figure e personaggi del passato.

Con mio grande stupore, ognuno di loro assumeva peculiari caratteristiche individuali: Lincoln, per esempio, prendeva l’abitudine di arrivare in ritardo per pavoneggiarsi di fronte agli altri. Adottava sempre un contegno serioso e non lo vedevo mai sorridere.

È la prima volta che ho il coraggio di rivelare queste riunioni: in precedenza, tacevo perché la mia determinazione in queste attività mi faceva temere di essere frainteso e ridicolizzato. Oggi sono sicuro di poterle pubblicare poiché, rispetto a qualche tempo addietro, mi preoccupo molto meno di quello che “diranno gli altri”.

Per non essere interpretato male, comunque, ribadisco che considero puramente fantasiose le riunioni coi miei eroi; tuttavia, anche se restano fittizi per molti aspetti, sono stati loro a guidarmi lungo i sentieri del coraggio, a riaccendere il mio entusiasmo per le grandi imprese, a spronarmi negli sforzi creativi, a rendermi audace nell’espressione della mia volontà.

Ti sembra troppo campato in aria? Cambiamo anno, secolo, millennio: “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri” è il testo cult di Anthony Robbins, moderno guru del self help e consulente di alcuni dei personaggi più potenti (e incasinati!) del mondo. In questo suo fantastico manuale, Robbins ci dà consigli pratici e chiari su come trovare mentori e usare da subito la forza che possono darci.

Qual è la maniera migliore di raggiungere l’eccellenza? Consiste nell’assumere a proprio modello qualcuno che abbia già fatto quel che voi volete fare.

E dunque, sceglietevi qualche modello. Può trattarsi di persone del vostro stesso ambiente oppure di individui celebri che abbiano avuto e abbiano enorme successo. Scrivete i nomi di tre-cinque persone che hanno realizzato le vostre stesse aspirazioni, e indicate brevemente le qualità e i comportamenti che hanno assicurato loro la riuscita. Fatto questo, chiudete gli occhi e immaginatevi per un istante che ciascuno di costoro vi dia qualche consiglio sulla maniera migliore di procedere nel raggiungimento dei vostri obiettivi. Scrivete l’idea principale che ognuno di loro vi esporrà, come se stesse parlando con voi personalmente; può darsi che essa riguardi il modo con cui il personaggio in questione ha superato una difficoltà o una limitazione o quali sono le cose cui fare attenzione o da cercare.

Immaginatevi che vi parlino e accanto a ciascuno dei loro nomi, annotate la prima idea che vi viene in merito a ciò che ritenete che ognuno di loro vi direbbe. Anche se non li conoscete personalmente, mediante questo procedimento essi possono diventare ottimi consiglieri per quanto attiene al vostro futuro.

Adnan Khashoggi ha assunto a proprio modello Rockefeller. Voleva diventare un uomo d’affari ricco, coronato dal successo, per cui ha ricalcato qualcuno che aveva compiuto ciò che lui stesso desiderava compiere. Steven Spielberg ha imitato gente della Universa! Studios prima ancora di esserne assunto. In pratica, tutti coloro che hanno avuto grande successo hanno avuto un modello, un mentore o insegnanti che li hanno avviati nella giusta direzione.

(…) Potrete così risparmiare tempo e energia, evitare di battere strade sbagliate, perché seguirete l’esempio di persone che gli hanno ottenuto il successo. Chi sono le persone del vostro ambiente che possono servirvi da modello? Possono essere amici, familiari, leader politici, celebrità, e se non conoscete buoni modelli, mettetevi subito alla loro ricerca.

Se tutto questo ti sembra ancora una sciocca americanata… beh, ti capisco. Anche a me suonava così, la prima volta che l’ho letto.

Come si può “far parlare” qualcuno nella propria mente?

Poi, qualche tempo dopo, la rivelazione: inconsapevolmente, già lo faccio!

Quando sono molto giù, magari con una delusione cocente appena presa in pieno e con tanta voglia di seppellirmi a letto e piangere… mi figuro mio padre, che con il suo tono energico e affettuoso mi dice: eddai! Coraggio! Sei qui, sei giovane, sei [altre cose belle e positive], che ti manca? Forza, che ce la fai!

Mio padre mi ha detto davvero queste cose, in un momento o nell’altro: la sua positività e il suo ottimismo inguaribile mi sono rimasti dentro. Di più: il suo tono, il suo sguardo, sono elementi tangibili che richiamo quando mi dico: non mi hanno pubblicato? Eddai! Va bene lo stesso! Sono giovane, sono sana, sono [altre cose belle e positive] sono viva! Forza, che la prossima andrà meglio!

Ti faccio un altro esempio, legato al contesto professionale e a un mentore tangibile e a me vicino: un collega scrittore, con pubbilcazioni importanti al suo attivo, che ha grandi doti politiche e un attegiamento affabile e positivo che gli porta chiaramente e meritatamente bene.
Io invece ho un temperamento piuttosto impulsivo e permaloso, ma ho imparato a dominarlo, perché mi sono resa conto della positività che il mio collega si creava intorno. Ho deciso di imitarlo e devo dire che da quando mi comporto così sto molto meglio. Quando mi trovo in dubbio, oppure ho la tentazione di incenerire qualcuno, mi domando: cosa farebbe lui?

L’identità del mio collega e quella di mio papà sono strettamente confidenziali!

Altre volte, sono semplicemente giù. Non ho idee nuove, non riesco a piazzare un testo, non guadagno quello che vorrei, ho pochi lettori, nessuno mi ama, perché sono nata?
A quel punto, sento qualcuno che mi dà una leggera pacca su una spalla.

Mi volto, e mi sorride, con un’espressione ironica e affettuosa insieme.

Sei tu… Kurt!

Ehilà. Mi dice. Non affannarti! Su, siamo fatti per danzare. Quant’è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non dare retta a chi dice altrimenti.

Così seguo il consiglio del mio mentore, mi guardo intorno e faccio qualcosa. Cammino, cazzeggio. E quando mi sento meglio, Kurt annuisce, sempre accanto a me.

Mi raccomando. Quando sei felice, facci caso.

Ti pare una cosa da matti? Anche a me. Però funziona alla meraviglia!

Trova un mentore, trovane tanti, scegli chi ti piace e ha realizzato cose che vorresti aver fatto tu. Falli entrare nella tua mente e rendili la voce dei tuoi pensieri. I pensieri sono cose dentro di noi. Sono parole, e le parole sono finestre, oppure muri. Dipende da noi!

Ti piace l’idea di avere un mentore eroico? Ne hai mai trovato uno? C’è uno scrittore o un personaggio che ammiri in particolare?

Ti lascio con queste domande, rispondi se vuoi nei commenti!
felice-thE ti lascio anche con due link in dono:

Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill

Come ottenere il meglio da sé e dagli altri di Anthoby Robbins

A questi link trovi i due libri in versione PDF. Dagli un’occhiata, e se ti piace quello che leggi ti consiglio di comprarli e di riempirli di note e sottolineature. Chissà come, potresti trovarti con due mentori in più nel tuo consiglio personale…

…mi raccomando! :-)

 

L’importanza di una strategia contro le brutte sorprese editoriali

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Nel mio post Trattare con gli editori per pubblicare felicemente ho esposto alcuni punti di vista utili nel momento in cui dobbiamo relazionarci con un editore in veste di scrittori.
Quella tra editore e scrittore è una relazione delicata, lo sappiamo: perché non giocare d’anticipo?

Innalziamoci dal nostro attuale libro in cerca di pubblicazione, o dal nostro racconto selezionato per l’uscita. E ragioniamo sul lungo periodo: in che modo possiamo rendere più facile la relazione tra noi e i nostri futuri, diversi e numerosi editori?

Questo problema mi si è presentato per caso, di recente, dopo tanti anni di lavoro nei quali ho affrontato ogni relazione e ogni problema in modo singolo e consequenziale, senza dare molta importanza a una riflessione sistematica.
Ecco com’è andata.

Qualche tempo fa, ho scritto un racconto per una selezione di cui ero stata informata dall’editore. (Capita anche questo: e non capita soltanto a “noi inseriti nel settore, amici degli amici del gotha”: presto ti parlerò del circolo virtuoso della pubblicazione.)

Il tema mi interessava molto e avevo degli spunti, per cui, senza fare né farmi tante domande, mi sono messa al lavoro e ho scritto un racconto. Il racconto si è dimostrato per me molto intenso, sentito, la scrittura mi ha coinvolta molto, come non capita spessissimo a chi è abituato a scrivere per professione. Evviva!

Ho finito il racconto e l’ho mandato, sempre senza troppe domande né indicazioni. Eccolo qui, fatemi sapere quando esce, ciao!

Prima del lieto fine, però, ci sono sempre delle avversità da fronteggiare.
Altrimenti che storia è?

E così, ecco che l’editore è così gentile da presentare agli autori una serie di papabili copertine e chiedere una nostra opinione. Ed ecco che una delle copertine più gettonate ritrae una dolce signora raffigurata di spalle, schiena dritta e gambe semiaperte. Nuda. Sì, ecco, in pratica la copertina era un culo. Che non c’entrava nulla con il contenuto. Ed era pure disegnato male.

Quella copertina alla fine non è stata scelta. Avevo detto lieto fine, no? :-).

Sin da quando ho visto quella copertina, comunque, ho capito che nel caso in cui fosse stata scelta io avrei ritirato il mio racconto dall’antologia.
Non è questo il luogo per discutere perché e per come: ma se sono qui a parlarti di scrittura felice, è perché la vivo pienamente, e non voglio fare esperienze di pubblicazione che mi feriscano o che ledano i miei valori fondamentali. Come quello del rispetto del corpo delle persone, donne in particolare; dell’intelligenza dei lettori e dell’onestà. Chi mi conosce sa che l’idealismo è parte della mia natura e mi è impossibile metterlo da parte.

Giusto, chi mi conosce. E chi non mi conosce?

Ecco quindi che questo piccolo grande spavento mi ha aiutato a capire che c’è bisogno di chiarezza, subito e prima della scrittura, per poter lavorare e far lavorare gli altri con serenità.

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Come pubblico cose che mi piacciono, in contesti che mi piacciono, senza rischiare eventualità come quella che ti ho raccontato?

Come riduco il rischio di brutte sorprese? E quali sono le “brutte sorprese” che più di tutte voglio evitare?

Ho pensato quindi di elaborare una vera e propria dichiarazione programmatica: la sto stendendo cercando di ricordarmi e/o immaginare quante più evenienze possibili e presto la proporrò in un post.

La dichiarazione programmatica è una sorta di manifesto, un elenco amichevole che esponga in modo chiaro cosa un editore può ottenere lavorando con me, e cosa a sua volta deve essere disposto a riconoscermi. Un bignamino, che valga idealmente da “accordo prematrimoniale” nel caso di una prevista pubblicazione.

Chiarezza. Anticipazione. Dialogo. Universalità e flessibilità. Sono qualità da infondere in quella che in sostanza è la propria visione del lavoro di scrittura e di pubblicazione.

Come disse un mio caro amico nel corso di un colloquio in cui gli si offriva uno stage:

Voi siete qui per valutare se sono il candidato giusto per voi. Io sono qui per valutare se siete l’azienda giusta per me.

Il mio amico è un’altra nota faccia di c**o, come la sottoscritta. Ma ognuno è quello che è e tutto serve! E qui parte la seconda citazione: come disse un esperto di vendite,

meglio arrossire prima, che impallidire dopo.

Editore avvisato…

Cosa pensi della mia strategia? Credi che le brutte sorprese si possano limitare, in qualche modo? Cosa ritieni importante specificare a un editore che volesse pubblicare qualcosa di tuo? Come apriresti la tua dichiarazione programmatica? Scrivilo nei commenti! :-)