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Come pubblicare superando i fallimenti

L’uscita del mio romanzo, pubblicato dopo anni di ricerca e quindi di rifiuti, è stata l’occasione utile per rivedere il suo percorso e trarne alcune conclusioni utili.

Nelle scorse settimane ho quindi dedicato una serie di post all’argomento: fallimenti e rifiuti editoriali, con il titolo: “Vuoi pubblicare? Devi fallire!”

Quello che ho cercato di spiegare è che i fallimenti servono, e tutti noi autori dobbiamo necessariamente passare per la fase del rifiuto. Solo così possiamo crescere e realizzare un successo vero e soddisfacente.

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nel corso del mio lavoro di editor ho letto tanti manoscritti e ho vissuto insieme agli autori moltissimi rifiuti e respingimenti da parte degli editori. E non dico che non sia brutto da vivere, lì per lì.

Una cosa ancora peggiore, però, è quando il romanzo viene accettato. E pubblicato. Quando non è ancora pronto!

E così il tuo libro viene letteralmente bruciato: grazie alla tua fretta. E al contributo operativo di editori a pagamento che si accattano tutto; o di piccoli stampatori poco selettivi; o di professionisti che ti pubblicano in nome della vecchia amicizia o della parentela o della simpatia o della raccomandazione…

E così pubblichi un romanzo immaturo. In futuro arrossirai a rileggerlo e vedrai belli evidenti gli errori che anche i lettori notano, a tutto svantaggio del tuo nome.

Secondo te, quando pubblicherai il secondo romanzo, quei lettori lo ricompreranno?
Secondo te Amazon si dimentica delle recensioni negative?
Secondo te, qualcuno accetterà di ripubblicare il tuo romanzo riveduto e corretto e migliorato?

La risposta è sempre no. E questo, credimi, è il fallimento più duro di tutti.

Impariamo dagli ostacoli che incontriamo: così il successo sarà un vero successo, quando ci arriveremo!

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lampDurante il tuo percorso, riceverai pareri negativi, bocciature e vere e proprie bastonate: leggendo il primo post della serie, impara a prendere il meglio da ogni stroncatura con alcuni metodi utili per ripartire subito, e trasforma ogni no in un pieno di carburante!

lampI concorsi letterari sono importanti. Anche qui, non andare a caso! Scegli i premi letterari più seri e soprattutto i più adatti al tuo manoscritto, in modo da prendere il meglio dall’esperienza anche nel caso in cui non vinci. Questo nel mio secondo post della serie, dedicato appunto ai premi e concorsi letterari più utili!

lampLeggere e scrivere sono attività solitarie, ma non sono le uniche necessarie se vuoi pubblicare! Muoviti, frequenta le fiere, mettiti in gioco personalmente e cerca il confronto diretto nel modo più giusto. Segui i consigli del mio terzo post della serie, dedicato appunto a come comunicare e imparare dalla conversazione diretta, e dove cercare occasioni di incontro proficuo.

lampL’ultimo post, il quarto, conclude la serie e contiene degli ultimi consigli per affrontare bene le delusioni, per non crearsene di nuove e per ragionare sul percorso e sugli obiettivi. Conosci il contesto nel quale ti muovo? Sei in grado di prefigurarti la tua meta? Hai mai pensato a stilare un bilancio delle tue tappe intermedie? Quanto ci credi?

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La lucidità è un elemento imprescindibile di ogni lungo percorso.
Per questo ho scritto i post: per darti l’opportunità di ragionare in modo distaccato e presente, senza che le emozioni legate all’insuccesso (che pure sono lecite e importanti da vivere appieno) condizionino negativamente i tuoi obiettivi e la tua vita.

I fallimenti sono segnali che devi cambiare i tuoi atti, quello che fai, come ti comporti. Ma non devono intaccare il tuo senso di identità, sminuire quello che sei e come ti senti.
Il tuo valore rimane tale, non sei una persona “peggiore” perché becchi tanti no!

Auguri, quindi, di buona strada. E in bocca al lupo per il tuo manoscritto! :-)

 

Il circolo virtuoso della pubblicazione

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Quando si scrive, arriva il momento in cui si prova il desiderio di pubblicare. Di uscire allo scoperto. Dare voce alla propria voce. Raggiungere qualcuno di diverso dal nostro lettore interiore e dal cugino volenteroso che ci riempie di complimenti (santo subito! Teniamoci buoni questi lettori non professionali e superparziali perché sono importantissimi per l’autostima!).

Voglio pubblicare.
Voglio vedere il mio nome su una copertina.
Voglio leggere recensioni del mio libro scritte da sconosciuti.
Voglio leggere cose belle sul mio libro scritte da sconosciuti!
Voglio essere una vera scrittrice! Uno scrittore riconosciuto!

Sono desideri normali, fisiologici e sani: scrivere è un modo per parlare a qualcun altro e aggiungere la propria voce al grande coro umano.

Eh, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo…
Non “il mare”. Ma “un metodo”.
Uno qualsiasi? No. Un metodo per lo meno consapevole e ragionato!

Come fare a farsi pubblicare?

Un metodo valido è quello che io chiamo ”il circolo virtuoso della pubblicazione”. Con me ha funzionato e noto che funziona anche con altri, molto spesso.

In pratica significa farsi pubblicare da chi ti ha già pubblicato, dai suoi amici e dagli amici degli amici.

Ma… ma… aspetta… è orribile! Mi stai dicendo che bisogna essere raccomandati? Mi stai dicendo che pubblichi solo se sei amico di qualcuno?

Assolutamente no.

Ora però ti chiedo: se hai una carie, e arriva il tuo amico con i denti splendenti e un sorriso di felicità, e ti parla benissimo di questo dentista… un controllino non ce lo vai a fare? Se tua sorella resta fuori casa e arriva un fabbro che in tre minuti e trenta euro le apre la porta… chi chiamerai quando la serratura salta anche a te?

Quello che voglio dire è che se fai un buon lavoro sarà lui a parlare per te, se glielo permetti!

Quando parlo di buon lavoro non mi riferisco solo alla qualità del tuo scritto: quella è una condizione necessaria per l’uscita! Necessaria, ma non sufficiente.
Quando parlo di buon lavoro penso anche e soprattutto al fattore umano. Alla qualità delle relazioni che stringi, che dipende anche dal modo in cui ti poni.

Cerca aiuto in modo umile e aperto, comportati in modo positivo e costruttivo con tutti quelli che incontrerai e qualcosa di buono arriverà.

Okay, è ovvio! Grazie tante!
Ovvio non significa facile né automatico.
Tanto per capirci: quante mail hai scritto, nell’ultimo mese, semplicemente per salutare qualcuno e chiedergli “come stai”?
E quando leggi un bel post che ti piace, quante volte ringrazi l’autore nei commenti?
A quante presentazioni sei stato negli ultimi sei mesi, e una volt lì, sei andato a salutare i relatori prima di andare via?

La gentilezza è merce rara, la gentilezza come metodo è rivoluzionaria. E ti spalancherà portoni.

Oggi, ad esempio, è molto facile entrare in contatto con “colleghi esordienti” che come te cercano modi per pubblicare, ma non solo: si scambiano informazioni, si leggono a vicenda, si aiutano spesso e si danno sostegno l’un l’altro. Esistono, basta trovarli.

E come faccio?
Per prima cosa devi esserlo.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Gandhi

Se ti comporterai in modo corretto con gli altri e darai valore al tuo lavoro e al loro, incontrerai presto chi farà lo stesso con te.
Magari ti segnalano un concorso interessante. Oppure direttamente una selezione: un curatore cerca racconti per una specifica antologia e ha sparso la voce in giro.
Così avrai già modo di muovere i primi passi.

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Una volta iniziato, non fermarti! Resta in contatto sia con chi ti ha passato le informazioni, sia con i curatori e/o i nuovi autori che conosci. Aggiungili su Facebook, seguili su Twitter, partecipa alle loro discussioni, segnala le loro uscite, vai alle presentazioni e agli incontri dal vivo, porta dei reali contributi alle realtà interessanti nelle quali ti imbatti.

In questo modo mi pubblicheranno?
No. Ti pubblicheranno se quello che hai scritto è di buona qualità e corrisponde a quello che cercano in quel momento.

La tua presenza attiva e positiva, però, sarà comunque un fatto. Dai valore alle persone e loro si ricorderanno di te. E piano piano tu farai parte del loro mondo, come loro del tuo. Si chiama amicizia: sarà un’amicizia debole di facebook magari, ma sarà pur sempre una relazione che può arricchire te e la tua controparte.

Se i tuoi racconti non vincono il concorso, continua a seguirlo e partecipa a qualche altra edizione prima di mollarlo. Se un tuo collega ti rifiuta un racconto, ringrazialo per la sua attenzione e proponiti ancora, fatti sentire, continua a esserci!

Il circolo virtuoso della pubblicazione

Essere persone positive innesca un circuito virtuoso, per il quale altri riconosceranno questa positività e ricambieranno spontaneamente e di cuore. Non è fuffa. L’ho visto succedere. Succede anche a me.

Sono andata avanti per anni comportandomi come si comporta la maggioranza delle persone, sia online che nella vita: stavo con quelli che mi piacevano, contrastavo chi non mi piaceva, ignoravo chi non mi interessava, litigavo se qualcosa non mi stava bene, usavo il sarcasmo come arma contundente, cambiavo strada se mi pareva la cosa più semplice da fare.
Risultati? Pochi e non commisurati ai miei sforzi.

Poi mi sono accorta che qualcosa non andava. Ho iniziato a farlo: a essere io la persona che avrei voluto incontrare.
A dare una mano senza un corrispettivo immediato, ad aiutare e dimenticarmelo subito dopo.
A non litigare, ma cercare di comporre.
A non giudicare e non sentirmi giudicata anche quando qualcuno mi diceva “il mio libro è bellissimo, la tua recensione è troppo tiepida, non capisci niente”.
A eliminare completamente il sarcasmo dalle mie iterazioni, sostituendolo con un’ironia sorridente, quando potevo condividerla.
A rispettare ma evitare le persone che si comportavano in modo offensivo o distruttivo, anche quando mi offrivano dei vantaggi immediati.

Questo perché il segreto del circolo virtuoso è non agire solo per avere dei vantaggi.
Ovviamente la ragione per cui vogliamo migliorare è una ragione personale e “interessata”, ma deve finire qui. Non possiamo mai sapere dove arriveranno le cose belle, quindi tanto vale restare in attesa, e nel frattempo fare il meglio possibile per lasciare un buon ricordo di noi, come autori, colleghi, persone.

Sforzati di non avere solo successo ma piuttosto di essere di valore.
Albert Einstein

 

In pratica…

Proviamo a farci qualche domanda.

Quando un editore chiede a un suo autore qualche nome interessante, cosa è più probabile che accada?

  1. L’autore gli passa il nome del troll intransigente del suo forum, che scatena un flame dopo l’altro, ma oggettivamente usa bene i congiuntivi.
  2. L’autore gli fa qualche nome che gli pare interessante tra le cose che ha letto ultimamente, tra cui quella di una persona che oltre a scrivere dignitosamente gli ha anche fatto una bellissima impressione umana.

Quando il giurato di un concorso letterario cerca nuovi racconti per nuovi progetti, dove li cerca?

  1. In giro, a caso.
  2. Tra i nomi di chi ha già partecipato al suo concorso: magari non è arrivato tra i primi tre, ma non è male, e ha partecipato tante volte, e guarda, è proprio quel simpatico blogger che parla semper del concorso e linka il bando ogni anno.

Quando un curatore riceve da un editore il mandato per una nuova antologia, come si regola?

  1. Apre l’elenco telefonico e comincia dalla A
  2. Contatta autori che ha già pubblicato altrove, blogger che hanno parlato dei suoi libri, scrittori che sono anche lettori e gli hanno scritto per complimentarsi dei suoi libri e per dirgli che anche loro vorrebbero tanto esserci, se un giorno dovesse presentarsi la possibilità.

Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta.
Milton Berle

Capito il concetto? Devi esserci ed esserci bene. Non potrai mai avere il controllo sulle decisioni degli altri. Ma devi avere il controllo sulle tue intenzioni, e sui tuoi comportamenti, che faranno colpo su chi è come te.
Dai valore e il valore arriverà.
(Il corollario è in francese: rompi i coglioni e attirerai rompicoglioni.)

Suona meglio? Sei d’accordo ora sul fatto che se vuoi pubblicare devi farti degli amici?

La tua occasione

La cosa bella è che il circolo virtuoso ti dà anche di più. Non è una semplice questione di avere quello che vuoi, diventa qualcosa di più: bello, profondo, duraturo. E quando inizi a pubblicare, un racconto qui, un corto di là, un guest post, una recensione… una cosa tira l’altra, e intanto potresti accorgerti che pubblicare non è più l’unico centro dei tuoi pensieri: ci sono anche gli altri, i loro progetti, le idee che ci si scambia, le cose che si fanno insieme e che rendono la vita più varia e stimolante.

Per cui che aspetti? Inizia ora! Fai luce dentro di te, sfodera un sorriso e mettiti in cerca di ispirazione e di cose belle da scoprire.

Sì, vabbè, la fai facile. Dove lo trovo io “il curatore che cerca racconti”?

La stai leggendo ora. Io cerco racconti. Leggi qui: Nuova collana di Fantascienza Sociale: cerchiamo racconti!
Se pensi che possa fare per te, aspetto il tuo contributo.

Se la fantascienza sociale è un ambito troppo ristretto, eccone uno più ampio: Trofeo RiLL, Riflessi di Luce Lunare, concorso per racconti fantastici – Iscrizioni aperte!

Il Trofeo RiLL è un concorso letterario serio di appassionati positivi, competenti e di valore, che dividono la loro strada con chi desidera camminare insieme.

Amici miei? Ovviamente! Non hai letto il post? :-)

Come trovare un mentore, subito e per sempre

Sul blog di Studio83 è uscito oggi un mio post per la serie dedicata alle Regole del Successo per Scrittori. Il post illustra la Terza regola del successo: Trovati un mentore!

Insegnanti, amici scrittori, compagni di forum, parenti positivi, editor… il nostro mondo può essere pieno di mentori, nel momento in cui capiamo l’importanza di riconoscerli e di cogliere i loro aiuti in modo consapevole.
Ed ecco che la nostra umida e solitaria scrivania può trasformarsi in un crogiuolo caldo e proficuo, nel quale mescere il bene ricevuto per ricavare il nostro personale contributo al mondo.

Avere un mentore, nella scrittura come nella vita, è un grande tesoro che ci permette di procedere in modo più veloce e “centrato” verso i nostri obiettivi. L’assistenza di una persona più esperta che sia positiva e si curi di noi è quello che tutti noi vorremmo!

Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.

Stephen King, da On writing

Avere un mentore è un vero e proprio acceleratore, solo che non è molto comune, ahimé.

Fermi tutti. Scherzo. Avere un mentore è facile, possibile, altamente raccomandato. C’è solo una cosa migliore dell’avere un mentore: averne tanti!

Nel post sopra citato, leggerai di tanti tipi di mentori, di come riconoscerli e di come tenere vivo il rapporto con loro. Qui e ora voglio concentrarmi su una categoria di mentori di cui è pieno il mondo, e dai quali possiamo trarre insegnamenti pratici, ma anche e soprattutto una forza enorme che ci servirà per la vita: i mentori eroici.

Molti personaggi famosi che hanno realizzato obiettivi importanti affermano nelle loro memorie di aver avuto dei mentori molto speciali. Non parlo di persone fisiche, ma di grandi figure dalle quali si sono lasciati ispirare o guidare nel difficile cammino delle loro conquiste.

Molto tempo fa, era comune trarre la propria forza dalla fede. Oltre alle preghiere tradizionali, si sceglieva la figura di un Santo al quale votarsi. Questa pratica è oggi in disuso, a volte bollata come semi pagana o come un retaggio medievale. Il concetto del mentore eroico però funziona in modo molto simile. La nostra mente sceglie, si vota all’immagine di un personaggio mitico con delle caratteristiche ben definite, e in questo modo si focalizza su quelle caratteristiche e le esalta dentro di sé. Il voto di cui parlo non è un’idolatria: non collezioniamo fotografie e cimeli di quel personaggio, non modifichiamo la nostra vita in virtù di un culto, non ci leghiamo sentimentalmente a un’immagine costruita da noi stessi.

Noi sappiamo bene che stiamo costruendo un’immagine, sappiamo che è solo dentro di noi e che personifica semplicemente virtù che già abbiamo, e che in questo modo sono più tangibili e pronte all’uso.

Votandoci in modo operativo a dei personaggi storici, eroici, mitici o famosi che sentiamo in qualche modo affini a noi, possiamo attingere a risorse concrete e benefiche:

  • Ammirazione sincera e spirito di emulazione
  • Consapevolezza che ciò che hanno fatto loro possiamo farlo anche noi
  • Desiderio, spinta verso l’alto, entusiasmo
  • Fiducia, coraggio, pensiero in grande
  • Un legame spirituale che ci dà la sensazione di non essere mai soli.

Sìsìsìsì tutto bellissimo! Ma in pratica?

In pratica, l’adozione di mentori eroici è stata teorizzata e consigliata da qualcuno molto più bravo di me.

Il grande Napoleon Hill, padre ideale degli studi sull’auto miglioramento, ne parla nella sua opera più famosa, un libro uscito nel 1937 e ancora in cima alle classifiche dei più venduti di sempre: “Pensa e arricchisci te stesso”. Ecco il passo in cui ne parla più diffusamente:

Ammetto di non essermi mai disabituato a venerare i miei eroi. L’esperienza mi ha fatto capire che, se non è possibile essere come loro, il meglio che si può fare è imitarli, nei sentimenti e nelle azioni.

Molto prima di scrivere per farmi pubblicare dagli editori o di preparare discorsi da leggere davanti al pubblico, per la formazione del mio carattere cercavo di ispirarmi ai nove uomini le cui opere mi sembravano degne di maggior rispetto. Per me erano veri idoli: Emerson, Paine, Edison, Darwin, Lincoln, Burbank, Napoleone, Ford e Carnegie. Per lunghi anni intrattenni tutte le notti un’immaginaria riunione con questo gruppo di personaggi che avevo definito i miei “Consiglieri Invisibili”.

Procedevo così: poco prima di coricarmi chiudevo gli occhi e immaginavo questi uomini seduti con me attorno a un tavolo. Non solo avevo l’occasione di confrontarmi con loro, ma assumevo la posizione dominante nel gruppo, ne ero il presidente.

Il mio scopo era preciso: indulgere in questa fantasia delle riunioni notturne. Così avrei rimodellato il mio carattere, coltivando col tempo una personalità composita, la risultante della mediazione dell’indole dei miei consiglieri. Da piccolo, ero infatti consapevole che, essendo nato in un ambiente oppresso da ignoranza e superstizione, avrei dovuto pormi l’obiettivo di rinascere, di rimodellare il mio carattere col metodo citato.

I metodi con cui mi rivolgevo ai miei eroi potevano variare a seconda del tratto caratteriale a cui ero maggiormente interessato in un certo periodo. Così, approfondivo sempre più lo studio della loro biografia, anche a costo di immani fatiche. Dopo mesi di ricerche notturne, fui stupito dalla scoperta di aver reso quasi reali tali figure e personaggi del passato.

Con mio grande stupore, ognuno di loro assumeva peculiari caratteristiche individuali: Lincoln, per esempio, prendeva l’abitudine di arrivare in ritardo per pavoneggiarsi di fronte agli altri. Adottava sempre un contegno serioso e non lo vedevo mai sorridere.

È la prima volta che ho il coraggio di rivelare queste riunioni: in precedenza, tacevo perché la mia determinazione in queste attività mi faceva temere di essere frainteso e ridicolizzato. Oggi sono sicuro di poterle pubblicare poiché, rispetto a qualche tempo addietro, mi preoccupo molto meno di quello che “diranno gli altri”.

Per non essere interpretato male, comunque, ribadisco che considero puramente fantasiose le riunioni coi miei eroi; tuttavia, anche se restano fittizi per molti aspetti, sono stati loro a guidarmi lungo i sentieri del coraggio, a riaccendere il mio entusiasmo per le grandi imprese, a spronarmi negli sforzi creativi, a rendermi audace nell’espressione della mia volontà.

Ti sembra troppo campato in aria? Cambiamo anno, secolo, millennio: “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri” è il testo cult di Anthony Robbins, moderno guru del self help e consulente di alcuni dei personaggi più potenti (e incasinati!) del mondo. In questo suo fantastico manuale, Robbins ci dà consigli pratici e chiari su come trovare mentori e usare da subito la forza che possono darci.

Qual è la maniera migliore di raggiungere l’eccellenza? Consiste nell’assumere a proprio modello qualcuno che abbia già fatto quel che voi volete fare.

E dunque, sceglietevi qualche modello. Può trattarsi di persone del vostro stesso ambiente oppure di individui celebri che abbiano avuto e abbiano enorme successo. Scrivete i nomi di tre-cinque persone che hanno realizzato le vostre stesse aspirazioni, e indicate brevemente le qualità e i comportamenti che hanno assicurato loro la riuscita. Fatto questo, chiudete gli occhi e immaginatevi per un istante che ciascuno di costoro vi dia qualche consiglio sulla maniera migliore di procedere nel raggiungimento dei vostri obiettivi. Scrivete l’idea principale che ognuno di loro vi esporrà, come se stesse parlando con voi personalmente; può darsi che essa riguardi il modo con cui il personaggio in questione ha superato una difficoltà o una limitazione o quali sono le cose cui fare attenzione o da cercare.

Immaginatevi che vi parlino e accanto a ciascuno dei loro nomi, annotate la prima idea che vi viene in merito a ciò che ritenete che ognuno di loro vi direbbe. Anche se non li conoscete personalmente, mediante questo procedimento essi possono diventare ottimi consiglieri per quanto attiene al vostro futuro.

Adnan Khashoggi ha assunto a proprio modello Rockefeller. Voleva diventare un uomo d’affari ricco, coronato dal successo, per cui ha ricalcato qualcuno che aveva compiuto ciò che lui stesso desiderava compiere. Steven Spielberg ha imitato gente della Universa! Studios prima ancora di esserne assunto. In pratica, tutti coloro che hanno avuto grande successo hanno avuto un modello, un mentore o insegnanti che li hanno avviati nella giusta direzione.

(…) Potrete così risparmiare tempo e energia, evitare di battere strade sbagliate, perché seguirete l’esempio di persone che gli hanno ottenuto il successo. Chi sono le persone del vostro ambiente che possono servirvi da modello? Possono essere amici, familiari, leader politici, celebrità, e se non conoscete buoni modelli, mettetevi subito alla loro ricerca.

Se tutto questo ti sembra ancora una sciocca americanata… beh, ti capisco. Anche a me suonava così, la prima volta che l’ho letto.

Come si può “far parlare” qualcuno nella propria mente?

Poi, qualche tempo dopo, la rivelazione: inconsapevolmente, già lo faccio!

Quando sono molto giù, magari con una delusione cocente appena presa in pieno e con tanta voglia di seppellirmi a letto e piangere… mi figuro mio padre, che con il suo tono energico e affettuoso mi dice: eddai! Coraggio! Sei qui, sei giovane, sei [altre cose belle e positive], che ti manca? Forza, che ce la fai!

Mio padre mi ha detto davvero queste cose, in un momento o nell’altro: la sua positività e il suo ottimismo inguaribile mi sono rimasti dentro. Di più: il suo tono, il suo sguardo, sono elementi tangibili che richiamo quando mi dico: non mi hanno pubblicato? Eddai! Va bene lo stesso! Sono giovane, sono sana, sono [altre cose belle e positive] sono viva! Forza, che la prossima andrà meglio!

Ti faccio un altro esempio, legato al contesto professionale e a un mentore tangibile e a me vicino: un collega scrittore, con pubbilcazioni importanti al suo attivo, che ha grandi doti politiche e un attegiamento affabile e positivo che gli porta chiaramente e meritatamente bene.
Io invece ho un temperamento piuttosto impulsivo e permaloso, ma ho imparato a dominarlo, perché mi sono resa conto della positività che il mio collega si creava intorno. Ho deciso di imitarlo e devo dire che da quando mi comporto così sto molto meglio. Quando mi trovo in dubbio, oppure ho la tentazione di incenerire qualcuno, mi domando: cosa farebbe lui?

L’identità del mio collega e quella di mio papà sono strettamente confidenziali!

Altre volte, sono semplicemente giù. Non ho idee nuove, non riesco a piazzare un testo, non guadagno quello che vorrei, ho pochi lettori, nessuno mi ama, perché sono nata?
A quel punto, sento qualcuno che mi dà una leggera pacca su una spalla.

Mi volto, e mi sorride, con un’espressione ironica e affettuosa insieme.

Sei tu… Kurt!

Ehilà. Mi dice. Non affannarti! Su, siamo fatti per danzare. Quant’è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non dare retta a chi dice altrimenti.

Così seguo il consiglio del mio mentore, mi guardo intorno e faccio qualcosa. Cammino, cazzeggio. E quando mi sento meglio, Kurt annuisce, sempre accanto a me.

Mi raccomando. Quando sei felice, facci caso.

Ti pare una cosa da matti? Anche a me. Però funziona alla meraviglia!

Trova un mentore, trovane tanti, scegli chi ti piace e ha realizzato cose che vorresti aver fatto tu. Falli entrare nella tua mente e rendili la voce dei tuoi pensieri. I pensieri sono cose dentro di noi. Sono parole, e le parole sono finestre, oppure muri. Dipende da noi!

Ti piace l’idea di avere un mentore eroico? Ne hai mai trovato uno? C’è uno scrittore o un personaggio che ammiri in particolare?

Ti lascio con queste domande, rispondi se vuoi nei commenti!
felice-thE ti lascio anche con due link in dono:

Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill

Come ottenere il meglio da sé e dagli altri di Anthoby Robbins

A questi link trovi i due libri in versione PDF. Dagli un’occhiata, e se ti piace quello che leggi ti consiglio di comprarli e di riempirli di note e sottolineature. Chissà come, potresti trovarti con due mentori in più nel tuo consiglio personale…

…mi raccomando! :-)

 

L’importanza di una strategia contro le brutte sorprese editoriali

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Nel mio post Trattare con gli editori per pubblicare felicemente ho esposto alcuni punti di vista utili nel momento in cui dobbiamo relazionarci con un editore in veste di scrittori.
Quella tra editore e scrittore è una relazione delicata, lo sappiamo: perché non giocare d’anticipo?

Innalziamoci dal nostro attuale libro in cerca di pubblicazione, o dal nostro racconto selezionato per l’uscita. E ragioniamo sul lungo periodo: in che modo possiamo rendere più facile la relazione tra noi e i nostri futuri, diversi e numerosi editori?

Questo problema mi si è presentato per caso, di recente, dopo tanti anni di lavoro nei quali ho affrontato ogni relazione e ogni problema in modo singolo e consequenziale, senza dare molta importanza a una riflessione sistematica.
Ecco com’è andata.

Qualche tempo fa, ho scritto un racconto per una selezione di cui ero stata informata dall’editore. (Capita anche questo: e non capita soltanto a “noi inseriti nel settore, amici degli amici del gotha”: presto ti parlerò del circolo virtuoso della pubblicazione.)

Il tema mi interessava molto e avevo degli spunti, per cui, senza fare né farmi tante domande, mi sono messa al lavoro e ho scritto un racconto. Il racconto si è dimostrato per me molto intenso, sentito, la scrittura mi ha coinvolta molto, come non capita spessissimo a chi è abituato a scrivere per professione. Evviva!

Ho finito il racconto e l’ho mandato, sempre senza troppe domande né indicazioni. Eccolo qui, fatemi sapere quando esce, ciao!

Prima del lieto fine, però, ci sono sempre delle avversità da fronteggiare.
Altrimenti che storia è?

E così, ecco che l’editore è così gentile da presentare agli autori una serie di papabili copertine e chiedere una nostra opinione. Ed ecco che una delle copertine più gettonate ritrae una dolce signora raffigurata di spalle, schiena dritta e gambe semiaperte. Nuda. Sì, ecco, in pratica la copertina era un culo. Che non c’entrava nulla con il contenuto. Ed era pure disegnato male.

Quella copertina alla fine non è stata scelta. Avevo detto lieto fine, no? :-).

Sin da quando ho visto quella copertina, comunque, ho capito che nel caso in cui fosse stata scelta io avrei ritirato il mio racconto dall’antologia.
Non è questo il luogo per discutere perché e per come: ma se sono qui a parlarti di scrittura felice, è perché la vivo pienamente, e non voglio fare esperienze di pubblicazione che mi feriscano o che ledano i miei valori fondamentali. Come quello del rispetto del corpo delle persone, donne in particolare; dell’intelligenza dei lettori e dell’onestà. Chi mi conosce sa che l’idealismo è parte della mia natura e mi è impossibile metterlo da parte.

Giusto, chi mi conosce. E chi non mi conosce?

Ecco quindi che questo piccolo grande spavento mi ha aiutato a capire che c’è bisogno di chiarezza, subito e prima della scrittura, per poter lavorare e far lavorare gli altri con serenità.

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Come pubblico cose che mi piacciono, in contesti che mi piacciono, senza rischiare eventualità come quella che ti ho raccontato?

Come riduco il rischio di brutte sorprese? E quali sono le “brutte sorprese” che più di tutte voglio evitare?

Ho pensato quindi di elaborare una vera e propria dichiarazione programmatica: la sto stendendo cercando di ricordarmi e/o immaginare quante più evenienze possibili e presto la proporrò in un post.

La dichiarazione programmatica è una sorta di manifesto, un elenco amichevole che esponga in modo chiaro cosa un editore può ottenere lavorando con me, e cosa a sua volta deve essere disposto a riconoscermi. Un bignamino, che valga idealmente da “accordo prematrimoniale” nel caso di una prevista pubblicazione.

Chiarezza. Anticipazione. Dialogo. Universalità e flessibilità. Sono qualità da infondere in quella che in sostanza è la propria visione del lavoro di scrittura e di pubblicazione.

Come disse un mio caro amico nel corso di un colloquio in cui gli si offriva uno stage:

Voi siete qui per valutare se sono il candidato giusto per voi. Io sono qui per valutare se siete l’azienda giusta per me.

Il mio amico è un’altra nota faccia di c**o, come la sottoscritta. Ma ognuno è quello che è e tutto serve! E qui parte la seconda citazione: come disse un esperto di vendite,

meglio arrossire prima, che impallidire dopo.

Editore avvisato…

Cosa pensi della mia strategia? Credi che le brutte sorprese si possano limitare, in qualche modo? Cosa ritieni importante specificare a un editore che volesse pubblicare qualcosa di tuo? Come apriresti la tua dichiarazione programmatica? Scrivilo nei commenti! :-)

Trattare con l’editore per pubblicare felicemente

pubblica-th felice-thPer tutti noi che scriviamo, la pubblicazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso lungo e faticoso.

Allo stesso tempo, il momento in cui la controparte editoriale (l’editore, o il curatore, o il redattore, insomma, chi può farlo, da ora in avanti lo chiamo per comodità “l’editore”) ci dice “Ok, ti pubblicherò!” è a sua volta un momento di partenza. Ci si apre davanti un altro pezzo di strada che nasconde delle insidie potenzialmente letali per la nostra felicità e soddisfazione.

Non parlo del pericolo di avere recensioni negative, o di ricevere stroncature, o di non essere capiti dai lettori. [Se la cosa ti preoccupa, leggi: Come ricevere una stroncatura e vivere felici dal blog di Studio83]

Mi riferisco alla “stretta e lunga via” da percorrere insieme all’editore, per far sì che il manoscritto venga trasformato in prodotto librario, con la collaborazione di tutti.

Collaborazione è la parola giusta. Quando viene a mancare, quando non si lavora più insieme, arrivano i dolori. È molto facile del resto che in questa fase si aprano dei contrasti tra scrittore ed editore. È anzi quasi fisiologico.

L’autore pensa al proprio testo, alla sua “purezza”. Spesso resiste alle proposte di modifica e cerca di limitare gli interventi altrui al meno possibile.
L’editore pensa alla commercializzazione. Spesso tende a semplificare, a uniformare, a tagliare, a sistemare secondo logiche diverse da quelle della scrittura tu cur.

“Diversità” e “conflitto” però non significano “termine della collaborazione”. Le istanze sono diverse, il fine è lo stesso. Capito ciò, in questa fase è necessaria intelligenza da entrambe le parti:

  • L’editore deve rispettare il lavoro dello scrittore e dargli sempre l’impressione che il testo viene amato e rispettato anche dalla redazione, e che qualsiasi intervento o modifica viene fatto per il suo “bene” e per portarlo a quanti più lettori possibili.
  • Lo scrittore deve limitare il proprio ego e dare mostra di accogliere di buon grado le proposte dell’editore. Anche quando non è così!

Non a caso ho parlato di “dare l’impressione” e “dare mostra”. Una comunicazione attenta e attentamente ponderata è il fulcro di questo tipo di delicate relazioni e le rende più facili.

Bellissima, da marketingsocialnetwork.it

Veniamo al sodo. Esempio pratico.

Ti arriva una mail dell’editore, la apri e ci leggi richieste irricevibili di modifiche incomprensibili.
Che fare? Ecco i miei consigli:

  • fermati, respira, chiudi la mail e fatti una passeggiata.
  • Il giorno dopo, scrivi una bozza di mail in cui spieghi le tue ragioni.
  • Il giorno dopo, rileggi tutte e due le mail e valuta se le richieste sono così tremende, e se nella tua mail di risposta non è il caso di cedere un po’.
  • Il giorno dopo, una volta deciso a mente fredda cosa accogliere e cosa no, elabora una controproposta e scrivila attentamente. Smorza i toni accesi, lima le asperità e ribadisci gli aspetti positivi: la tua fiducia nei confronti dell’editore, la tua gioia per la pubblicazione imminente, la tua emozione, il tuo amore per il testo… non è necessario scrivere tutte queste cose, basta infonderle: il tono di una comunicazione può fare la differenza tra il suo successo o il suo fallimento, e in ogni caso salva la relazione.

Tre giorni sono passati! Come ti senti, oggi? Ancora indignato… o un tantino più bendisposto?

A volte tre giorni non ci sono: i tempi sono stretti e l’editore, ingrato e arrivista, vuole una risposta ora, subito, ieri!
Esci e fatti una passeggiata lo stesso. Prenditi tutto il tempo e quanto più tempo possibile per calmare le emozioni e permetti anche alla mente di carburare con il giusto equilibrio. Le parole d’ordine sono pausa, calma, riflessione, accoglimento. Il trucco per non trovarsi in una pericolosa stasi dei rapporti e delle modifiche è quello di elaborare sempre proposte alternative presentate in modo convincente.

Esiste un’alternativa. C’è sempre una terza via, la quale non è una combinazione delle altre due. E’ una via differente.
David Carradine

Chiaro?

Diciamocela tutta.
Capiterà che qualche decisione finale dell’editore non ti piacerà.

diario-th È successo anche a me. Ho pubblicato una quindicina di racconti [se ti interessa, ecco l’elenco dei principali: Giulia Abbate – Racconti]. Ognuno in un volume diverso e per editori, curatori e argomenti differenti. Partendo dall’editing, passando per un certo tipo di grafie, arrivando a copertine opinabili e titoli migliorabili, più di una volta ho ingoiato quelli che mi parevano rospi.
Allo stesso tempo, però, ogni mia pubblicazione mi ha portato cose buone. Ho conosciuto colleghi scrittori, ho ottenuto lettori, ho letto buoni pareri sui testi, ho un ottimo rapporto con diversi editori che mi hanno pubblicato. Anche con quelli di cui non ho condiviso le scelte al cento per cento. Quindi ogni pubblicazione, anche quella che lì per lì avrei avuto voglia di rifiutare per il bene del mio prezioso orgoglio… è servita a qualcosa e mi ha reso ottimi servizi.

da iloveimola.it

Ricorda infatti che tutti abbiamo dei limiti. Loro, certo, ma anche tu. Tu sei un bravo scrittore, un’ottima scrittrice. Tu non sei editore, redattrice, editor né grafica, per lo meno nel caso in esame: tu da una parte, dall’altra le figure professionali che si occupano della pubblicazione-commercializzazione-successo del testo.

Quindi, una parola: molla.

  • Se proprio non riesci a convincerli
  • Se non ti sta bene niente e su qualcosa devi necessariamente cedere
  • Se il compromesso ti stanca e vorresti solo riprenderti tutto e richiuderlo (richiuderti?) nel proverbiale, sicuro cassetto
  • Perfino se ti accorgi di qualcosa che non va dopo la pubblicazione (a me è successo: editing non annunciato né concordato che ho trovato sul libro già in vendita)

…molla! Prendi atto che nel complesso mondo editoriale non tutto è sotto il tuo controllo. Quando avrai familiarizzato con questa difficile realtà, potrai aggiungere un tassello: quello della fiducia.

Nel caso in cui il compromesso sia impossibile, fidati. Affidati alla competenza dell’editore, che dopotutto lavora per pubblicare testi che arrivino al pubblico. E non chiuderti: fai la tua parte, come e dove puoi, perché tutto vada bene.

Da impresaincorso.it

Chiedo molto, lo so. Ma credimi, sono passi necessari per elevarti e imprimere un’accelerazione alla tua strada. Ti renderà profesisonale. Ti farà soffrire di meno.
(E dopotutto, nessuno ti obbliga a stracciare la versione del testo che a te piace di più! Conservala, potrebbe servirti in futuro per riproporla… o per aiutarti a capire che era giusto cambiarla.)

Non è un singolo testo che fa lo scrittore: ogni pubblicazione è un capitolo della tua storia letteraria. E come ben sai, ogni storia è fatta di successi, di insuccessi, di lezioni apprese e di belle sorprese impreviste.

Parlando di imprevisti, esistono comunque delle strategie per limitarli.

Alcune sono istituzionali: il classico paravento per le brutte sorprese è il contratto editoriale, che puoi e devi negoziare.

Prima ancora di arrivare al contratto, compilare una dichiarazione programmatica è un buon modo  per chiarire a editori presenti e futuri le tue priorità, le tue richieste e i tuoi modi di lavorare.

Da economicas.uca.es

Un simile documento, perché di questo si tratta, non è facile da mettere insieme ma può essere risolutivo. Puoi sottoporlo a più editori nel corso del tempo. Inoltre, diventa uno strumento di lavoro utile a te: cambia insieme alle tue priorità, ti dona chiarezza e precisione e ti aiuta a riflttere sulla tua storia passata e futura.

Presto ti illustrerò la mia dichiarazione programmatica e ti spiegherò come e cosa puoi metterci.

Nel frattempo lascia un commento se ti va. Hai mai avuto una delusione editoriale? E una bella sorpresa post-pubblicazione? Pensi che la comunicazione sia importante? E come ti sembra il mio discorso sulla fiducia? Fammelo sapere :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)

L’equinozio d’autunno: un tempo per noi

felice-th

Avviso antipanico: il blog non si è trasformato in un calendario! :-)

Dopo il post sul giorno di Ferragosto, potresti pensare: ancora date? Mah!

Le ricorrenze non sono solo barbose fissazioni da vecchie zie, sono anche tappe che possiamo riscoprire a nostro vantaggio.
Parlo specialmente di quelle più antiche, legate al ciclo delle stagioni e dei lavori agricoli: abbiamo alle spalle solo pochi anni di benessere tecnologico, ma inscritti nel nostro DNA ci sono ancora elementi con i quali abbiamo convissuto per migliaia di anni e che la specie umana non può dimenticare in quattro e quattr’otto.

Un esempio? La paura del lupo. Ancora oggi, qualsiasi bambino reagisce spaventato alla (scellerata) minaccia “guarda che arriva il lupo!” e i libri di fiabe sono pieni di personaggi che ci paiono sorpassati ma sono efficaci.

Le “scadenze stagionali” sono un altro esempio di un retaggio contadino presente e agente. Anche per chi ama scrivere.

Eh, sì. Ho detto “scadenze”: mancano tre mesi alla fine dell’anno.

Com’è andato questo 2015 finora? Cosa abbiamo seminato? E cosa abbiamo raccolto?

Ragionare “a stagioni” può sembrare riduttivo, nell’ottica di un progetto di ampio respiro. Ma qualsiasi progetto deve prevedere delle tappe intermedie dove fermarsi e guardare indietro oltre che avanti. Abbiamo parlato da poco, sul blog di Studio83, dell’importanza di darsi dei traguardi raggiungibili e misurabili. [Leggi: Seconda Regola del Successo per Scrittori: Obiettivi Realistici!]

Bene, le tappe intermedie sono la chiave per non perdere la bussola, e più il percorso è lungo più tappe devono esserci.

Magari sei nel mezzo di un progetto che ti appassiona. Stai scrivendo un libro, o hai una pubblicazione in cantiere, o stai per lanciarti nel mondo del self publishing.

Ti sei posto delle tappe intermedie?

Se la risposta è no, niente paura. Le ricorrenze annuali sono “tappe naturali”, inscritte nel nostro DNA di specie legata ai ritmi della terra. Rispolverarle è un modo molto efficace per dare una cadenza “naturale” al nostro percorso… e per vivere meglio nel tempo!

Quante volte mi capita di sentire: com’è volato il tempo! Avrei voluto fare questo e quello, ma il tempo mi è passato così!

È vero, il tempo vola, specialmente mentre facciamo qualcosa che ci piace. Ma non passa così, non può e non deve passare invano.

La brutta notizia è che il tempo vola.
La buona è che il pilota sei tu.
Michael Altshuler

Un occhio attento al calendario e il rispetto delle fasi annuali, culturali, sociali ci aiutano a mantenerci presenti al tempo che trascorre e a muoverci incessantemente e consapevolmente.

L’equinozio d’autunno, che cade di 23 settembre, segna l’uguaglianza tra le ore diurne e quelle notturne. Si passa dalla stagione estiva all’autunno.

Nelle culture di tutto il mondo (in particolare… di questo emisfero!) l’equinozio più “importante” e più festeggiato è quello di primavera. È comprensibile: si va dal freddo al caldo. Anche l’equinozio d’autunno ha dei significati importanti che non vanno trascurati.

L’estate è finita. Il raccolto compiuto, e com’è andata è andata. Si vendemmia e si conserva. La terra ha dato ed è il momento di fare i conti, e di prepararsi per il prossimo freddo inverno.

Il Ferragosto ci insegnava l’importanza dello stacco, del riposo creativo. [Leggi: Ferragosto, ovvero il valore del riposo creativo] Parallelamente, l’equinozio autunnale deve suggerire allo scrittore di guardarsi indietro, per “fermare” ciò che si è fatto e godere dei propri traguardi.

Farlo ora, credimi, è molto meglio che arrivare all’ultimo dell’anno con l’ansia da bilancio in attivo. Svegliarsi il 31 dicembre e tirare le somme di 365 giorni non è una buona strategia. Troppa ansia! Troppo tardi!

Rispetto al 31 dicembre, ora siamo più tranquilli e positivi. Possiamo “diluire” la fatica e le eventuali frustrazioni per qualcosa che non è andato come volevamo. Soprattutto, abbiamo ancora tre mesi di tempo prima di chiudere davvero i conti!

Un bel respiro, quindi. È il momento di fare un salto: arrampicati al calendario, distaccati dallo scorrere delle ore nel quale siamo immersi, per osservare dall’alto quello delle settimane.

Le prime domande da porsi possono essere:

  • Quanto ho scritto finora?
  • Quanto ho pubblicato finora?
  • Quante e quali nuove idee mi sono venute in mente?
  • Quante recensioni/menzioni sono riuscito a ottenere quest’anno?
  • Che tipo di prospettive e di azioni pratiche mi si prospettano?

Mero quadro di realtà. Non sottovalutiamo i dati oggettivi: trovarsi davanti ai numeri porta spesso di fronte a rivelazioni inaspettate!

Ad esempio, se mi considero una scrittrice prolifica, rendermi conto che da gennaio a oggi ho scritto venticinque cartelle e basta può darmi la spinta per impegnarmi di più, o gestire diversamente il mio tempo. Oppure può cambiare la percezione che ho di me, da “scrittrice prolifica” a “scrittrice momentaneamente prestata alla vita pratica”. La domanda successiva che potrei pormi è: “fino a quando? Cosa mi impedisce al momento di scrivere e come vivo questa situazione? Cosa posso fare per cambiarla?” E così via.

Con i numeri abbiamo la base per le future strategie. E dato che in autunno si fanno le conserve e si approntano le provviste per i prossimi freddi, anche noi possiamo attrezzarci:

  • per far fronte a una situazione che non è quella che ci saremmo augurati a gennaio, e non ci piace
  • per gestire una situazione che non è quella che ci saremmo augurati a gennaio, ma dove ci troviamo inaspettatamente bene
  • per mettere a frutto i successi ottenuti a sorpresa
  • per proseguire il nostro percorso, dove tutto è andato come prevedevamo, con perseveranza e consapevolezza

Dati alla mano, ecco qualche altra domanda utile, affinché il nostro bilancio autunnale ci predisponga all’azione:

  • Cosa ho fatto finora, che mi è riuscito bene e che potrei fare di più?
  • Cosa ho fatto che non mi è riuscito bene, e perché? Cosa potrei fare di meno, per concentrarmi su ciò che mi piace e mi riesce meglio?
  • Rispetto a ciò che ho fatto finora, potrei fare qualcosa di diverso che “arricchisca” il quadro? O che mi porti più vicino al mio obiettivo?
  • Cosa mi piace scrivere in questo momento? E cosa non mi piace più?
  • Cosa ho letto quest’anno? C’è un genere, o un titolo, che mi servirebbe e che non ho ancora avuto modo/tempo di approfondire?
  • Cosa non voglio leggere? E perché? Sicuro che non sia il momento di allargare il campo?

C’è una cosa importante, che ancora non ti ho detto, sull’equinozio d’autunno.

È una festa che ha delle componenti iniziatiche, e che è rivolta all’interiorità, molto più delle altre.

Mabon, San Michele con la sua bilancia, Persefone… le figure mitiche legate a questa festa sono esseri del buio, delle profondità. L’autunno è la stagione dei culti misterici, delle iniziazioni, dei passaggi, dove le porte tra la dimensione visibile e quella invisibile sono più sottili. Ci troviamo giù, in una staticità momentanea, buia e segreta: quella del seme.

Dettaglio di “Persefone” di Dante Gabriel Rossetti

È proprio il momento di fermarsi, ma non per riposare. Guardiamo intorno, indietro, guardiamo dentro. Riflettiamo su quello che è successo finora, godiamoci quello che abbiamo raccolto e attrezziamoci per quello che c’è ancora da fare.

Le due liste di domande qui sopra possono servirti da cartina di tornasole. Puoi partire da lì, vedrai che man mano che ti impegnerai nella riflessione troverai più facilmente le tue domande, le tue questioni irrisolte, i tuoi passaggi da affrontare.

Ultimo consiglio: tutto ciò viene meglio davanti a una bella tazza di tè caldo!

 

te-mele

Come nasce un libro – infografica

Mi sono imbattuta in questa divertentissima infografica che ci racconta come nasce un libro, e cosa succede dietro le porte fatate di una grande casa editrice: ho deciso di tradurla in italiano e presentarla qui sul blog.

In modo ironico e con l’espediente della scelta multipla, impariamo diverse cose, come la pressione alla quale sono sottoposti gli editor anglosassoni, che sono responsabili del prodotto libro come fossero “agenti interni”; oppure che la maggior parte delle stampe oggi vengono delocalizzate in Cina.

Parlando dell’Italia, a volte si sceglie la più vicina Serbia o altri luoghi “a basso costo”. E qui da noi la distinzione tra editor e redattori (nell’originale ” editor” e “copy-editor”) è molto più labile, dato che i ruoli sono un po’ diversi.

Il succo, però non cambia: allaccia le cinture e goditi questo viaggio pargonabile al “percorso di un topolino dentro un anaconda”!

 

Come nasce un libro-tradotta

[L’originale si trova qui: How a book is born (because you kids love the infographics)  ]

Ferragosto, ovvero il valore del riposo creativo

scrivi-thfelice-th

Il giorno di Ferragosto è il giorno in cui si celebra il riposo. Non da oggi, non dalla nascita della Chiesa cristiana, nemmeno dall’Impero Romano che a sua volta ha mutuato questa festa dalle tradizioni dei popoli italici precedenti ai latini. [Leggi: Buon Ferragosto! dal blog di Studio83]

La festa dedicata al dio Conso, protettore dei granai e degli approvvigionamenti, è un modo molto saggio per ricordare insieme le fatiche dei raccolti e per prepararsi alle prossime semine, un altro momento di cruciale importanza per l’intero ciclo agricolo.

Ci si riposa e si fa festa, tutto qui.

Ma è veramente tutto qui?

Ogni lavoro lungo ha uno svolgimento fatto di fasi diverse. La fase della pausa e della celebrazione è un momento importantissimo che influisce sul resto del percorso.

Va da sé che anche il lavoro creativo deve includere dei momenti di pausa e di gioiosa “ricapitolazione” di ciò che abbiamo già fatto.

Nel nostro manuale gratuito “Scrivere! Ecco i segreti della creatività” abbiamo dedicato alla pausa e alle sue diverse declinazioni un intero capitolo: “Prenditi una pausa!”

Ne riporto la parte relativa alla pausa di celebrazione e di riposo. Quella che ti auguro di vivere oggi, per una futura, proficua semina!

[Ti ricordo anche che puoi scaricare il manuale gratuito da questo link, in cambio solo della tua mail che useremo per mandarti altro materiale e notizie varie. Niente SPAM, niente mail doppie, mai più di una mail al mese e assoluto rispetto della legge e della tua privacy.]


Prenditi una pausa!

Programmare dei momenti di riposo è importante almeno quanto pianificare il proprio lavoro attivo. Ogni buon musicista e attore conosce bene l’importanza delle pause in una composizione e nel recitato: anche lo scrittore non può prescindervi.

Possiamo considerare diversi tipi di pause:

  • quelle nel corso di una unica sessione di scrittura
  • quelle tra una versione e l’altra dello stesso testo
  • quelle tra la fine di un progetto e l’inizio di un altro
  • quelle forzate: la vita chiama e tu rispondi. Accetti quel secondo lavoro di cui non puoi proprio fare a meno, ti dedichi ai bisogni del figlio che hai messo al mondo, e così via.

[…]

Oltre a questi aspetti, ce n’è un altro su cui invece vorrei fermarmi un attimo, perché è molto importante e però è molto sottovalutato: l’importanza di celebrare e celebrarsi.

Ricordi quando è stata l’ultima volta che hai concluso un lavoro lungo e complicato? Magari sei riuscito a laurearti dopo tante incertezze, o hai chiuso una pratica che ti è costata un mare di fatica, o hai finito un corso con un saggio che ti ha creato ansia, ma che poi è andato benissimo.

Ricorda quella sensazione di chiusura trionfale, quel momento in cui il tuo respiro cambia, torna profondo dopo tanti pant pant e tu pensi: ce l’ho fatta!

Io ricorderò sempre cosa ho provato una volta conclusa la presentazione di Studio83 dedicata a Venti Nodi Zero e agli artisti esordienti. Erano almeno una ventina, ci hanno dato fiducia e li abbiamo coordinati in un incontro di letture, musica, arte. Mesi di pianificazione, intoppi anche dolorosi; ci siamo dovute occupare di tutto, dai discorsi concettuali al buffet, dalle opere da valorizzare a dove buttare la differenziata.

E dopo la chiusura della presentazione, rieccomi a casa, in veste di mamma, con una bambina al collo e un gran trambusto di parenti curiosi che chiedevano: racconta!

A sera tardi, una volta a letto, ho spento la luce: il buio mi ha avvolta e mi ha donato una sensazione fisica di felicità dilagante.

Ora è davvero finita. Ce l’ho fatta.

Se ci ripenso mi vengono i brividi.   

Vuoi sapere cosa ho fatto la mattina dopo?

Niente, anzi tutto: mi sono rimessa in pista tra progetti, lavoro, cose da fare, senza concedermi altro, dopo tanta fatica e un gran risultato, che quel singolo momento di gioia.

Tu non fare così!

Regalati, ti prego, il tempo e lo spazio per celebrare quello che hai appena concluso.

Mente cammini tra gli alberi di un bel parco o sgranocchi qualcosa di buono insieme agli amici, fermati e guarda il tuo percorso, ripensa a come è iniziato, a quando avevi ancora tutto da scrivere. Cose belle: ripensa ai momenti di scrittura frenetica, fissa il ricordo di quel fuoco sacro e mettilo tra le tue risorse, perché è la dimostrazione che puoi e che quando vorrai succederà di nuovo.

Cose brutte: considera anche i momenti no, le fermate improvvise, le confusioni. Non rivivere come ti sentivi, non serve: soffermati sul fatto che hai superato tutto, e che ora sei qui, con un lavoro finito e tanta strada dietro di te.

Fermati ora. Immagini cosa si prova? Riesci a vivere anche una piccola parte ciò che hai letto, anche se magari non hai ancora finito ciò che hai cominciato?

Che altro ti serve per convincerti che scrivere è bellissimo e che devi proprio farlo?

 

L’arte di scrivere, pubblicare… e vivere felici!

giulia-abbate.it

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo.

Laozi

 

Il primo passo di questo blog è già un grande passo: un post in cui dico forte e chiaro che scrivere, pubblicare ed essere felici è possibile e anzi necessario.

Una vecchia canzone recitava ironicamente: è un mondo difficile!

L’ironia è sempre la benvenuta: è comunque vero, le cose non sono sempre facili e piacevoli come speriamo.

Qui si parla di scrittura, principalmente. Sia che scrivi per mestiere, sia che le lettere siano per te un hobby, immagino che anche in questo campo tu conosca momenti belli e momenti meno belli. Cose magnifiche. Avvenimenti tremendi.

Il lavoro dello scrittore è un gran bel lavoro, però incappa spesso in fasi negative, più che altro perché è un lavoro spesso solitario e con poche unità di misura.
Blocchi, difficoltà, vicoli ciechi nella scrittura. E poi rifiuti, recensioni negative, presentazioni con pochi partecipanti… gli ostacoli sulla strada di chi scrive sono tanti. Alcuni davvero frustranti.

Io per esempio mi abbatto tantissimo quando trovo una mia idea in giro. Scrivo principalmente fantascienza e le idee bizzarre sono il mio primo passo. Perciò, quando mi accorgo di non essere stata originale/ di essere stata preceduta, lo vivo come un disastro. “Ecco, tanto lavoro per nulla! Sei banale. Butta pure le tue bozze!”

Con i concorsi è anche peggio. Quando capita che un mio racconto venga respinto o ignorato,la tentazione di prenderla sul personale è forte. “Dopo tanti anni di pubblicazioni e lavoro ancora ti respingono? Sfigata!”

Parlando in generale, di dispiaceri ne conosco un po’, perché oltre a essere una scrittrice lavoro come editor con tanti autori esordienti, alcuni davvero scoraggiati dopo svariate traversie editoriali.

Proprio grazie al lavoro fatto con loro, colleghi e compagni di strada, ho imparato a rispettare ogni atteggiamento e a prendere spunto da ogni errore.

scrivere, pubblicare... e vivere felici!

Smettere di sbagliare non è possibile, ci sarà sempre qualcosa a cui non avevamo pensato, che farà dire al nostro critico interiore: “Perdente!”

Ecco, quello che invece è possibile è scendere a patti con questo critico: non per zittirlo, ma per farlo smettere di insultare.
Possiamo insegnargli un po’ di grazia. E possiamo imparare insieme:

  • che gli ostacoli sono anche lezioni;
  • che ogni errore può essere il colpo di scena del personale romanzo della nostra carriera;
  • e che l’unico, vero fallimento è smettere di provarci, non sentire più gusto per la scrittura e posare la penna.

Ecco perché ho deciso di aprire questo blog e di usarlo in parallelo con il blog di Studio83, la mia agenzia di servizi letterari.

Lì troverai tanti spunti e notizie sul mondo della scrittura e della lettura.
Qui l’approccio è incentrato su come scrivere e pubblicare mantenendo alto il morale, su come trovare la tua strada e camminare in modo sicuro, su come vivere ogni avversità con uno spirito positivo e con un critico interiore impegnato non a toglierci la terra da sotto i piedi, ma a mantenere la rotta.

L'arte di scrivere felici

Quindi. Trovi quattro rubriche principali: corrispondono ai quattro argomenti cardine di questo viaggio che spero faremo insieme.

Attraverso i post e i vari contenuti gratuiti che pubblicherò tramite la mia newsletter voglio:

  • costruire un modo diverso di vedere le cose
  • darti degli strumenti pratici per raggiungere il successo, il tuo successo.

Sì, perché quando inizi a ragionare in termini di efficacia e non più solo di efficienza. Quando diventi tu il migliore amico di te stesso. Quando scrivi la tua verità per il tuo pubblico nel modo più onesto e personale che puoi…
i risultati arrivano. Punto.

Giulia Abbate - Editor & coach

La canzone ha ragione, è un mondo difficile.
Proprio per questo la gioia è assolutamente necessaria.

Ti ringrazio per aver letto questo post e spero di trovarti di nuovo su queste pagine.
Inizia un nuovo viaggio.
In alto i cuori!

Presto o tardi coloro che vincono sono coloro che credono di poterlo fare.

Richard Bach

Se vuoi conoscermi meglio, visita il mio sito: Giulia Abbate – editor & coach

Se hai voglia di iniziare a lavorare, scarica il mio piccolo manuale “Come si scrive una recensione” e metti alla prova la tua abilità di scrittura tecnica!  Scarica gratis “Come si scrive una recensione

Delle recensioni parleremo nel prossimo post! Iscriviti alla pagina Facebook del blog per leggere il post non appena sarà online.

Grazie!