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L’editor, architetto della bellezza di un testo

In cosa consiste il lavoro dell’editor? Cosa si fa, di preciso, nell’editing?

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Ne ho già parlato varie volte, sul blog di Studio83, con articoli e post pieni di indicazioni ed esempi pratici.

Come in “Editing e correzione di bozze“, dove distinguevamo tra i due servizi.
O nell’approfondimento “L’importanza dell’editing: perché no?“.
E negli Appunti di editing la mia collega Elena Di Fazio e io diamo consigli operativi per “assaggiare” questo affascinante lavoro sul testo.

Oggi ti propongo un pezzo più concettuale, nel quale dalla pratica passiamo alla teoria: la definizione, lo scopo, la funzione, la missione dell’editing secondo me e secondo noi di Studio83.

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Una notte a Radio Popolare – fantascienza, ecologia e scrittura

Nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 aprile, ho partecipato alla diretta di “Notturno” di Radio Popolare. È stata un’esperienza che all’inizio mi ha spaventata un po’, ma che si è rivelata bella e stimolante.

Ne parlo oggi sul blog di Studio83: nel post “Una notte a Radio Popolare” ho riassunto le circostanze che mi hanno portata lì e i passaggi salienti di una serata che ci ha regalato davvero tante belle cose.

Il motivo per cui eravamo lì non era proprio un pretesto da niente: parlare di fantascienza e di ecologia in vista del referendum sulle trivelle.
Il referendum non ha raggiunto il quorum, cosa che mi rende molto triste.
L’astensione è un diritto ed è giusto esercitarlo. Quando però le alte cariche delle istituzioni sfruttano l’astensione (e una serie di altri strumenti… come il non accorpamento e la demagogia…) e vincono non ha vinto un diritto, ma il suo non esercizio.
Vabbè. Torniamo a noi.

Un racconto, un insegnamento

Sono andata in radio grazie al mio piccolo racconto “Frammento n.83”. Tre pagine che mi hanno catapultata per la seconda volta in un contesto nuovo, fuori dalla mia zona di comfort, come è successo un anno fa nel corso della mia giornata alla scuola media.

Questo può insegnarci che non sappiamo mai cosa arriverà da una pubblicazione, da un concorso, dall’invio del racconto. Quindi proviamoci! Facciamolo! Partecipiamo ai concorsi letterari, mandiamo in giro le nostre cose e teniamoci pronti e aperti.

[leggi anche: come scegliere i migliori concorsi letterari e partecipare nel modo giusto]

Il Trofeo RiLL, tra parentesi, è aperto ancora per qualche giorno e se hai qualcosa nel cassetto fai in tempo a mandarlo a un concorso letterario serio, longevo, importante e che si occupa dei propri autori anche al di là della singola pubblicazione. Quello che sto raccontando ne è la dimostrazione.

Trasformare l’ansia in “come fare a…”

La prospettiva di parlare in diretta radiofonica mi ha un po’ spaventata. A parte dubbi sulla mia voce particolare e sulla mia marcata cadenza romana, la performance in diretta mi pareva un terreno delicato. E se sbaglio qualcosa? E se non so rispondere? E se non conosco qualche titolo fantaecologico?

Punti a mio favore, al di là delle ansie momentanee:

  • ho pubblicato una decina di racconti di fantascienza
  • ho scritto un romanzo di fantascienza
  • ho aperto e aggiorno un blog di fantascienza

Ciò nonostante non mi considero una grande esperta di fantascienza in senso stretto.

Punti a mio sfavore che alimentavano le ansie:

  • Non ho letto molti dei capisaldi del genere.
  • Non sono aggiornatissima sulle novità,
  • né ferratissima sulla storia letteraria.
  • La leggoscrivo e mi piace. Ecco tutto. Gulp.

Comunque sia, non mi sono persa d’animo. Sono la prima che, quando seguo un autore, lo incoraggio a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Quindi ho preso le mie ansie e le ho trasformate in domande: come fare a…?

Mi sento disinformata? Come faccio a diventare informata?
Mi sento poco forte sui titoli? In cosa invece sono forte?
Vado lì per parlare del mio racconto, ad esempio: perché non approfondire le sue tematiche?

Ho trascorso un paio d’ore a navigare in rete, ho notato cose, ho trovato legami e corrispondenze. Mi sono scritta tutto su un bel paio di paginoni di schemi tipo quelli degli esami universitari e a mezzanotte di venerdì ho varcato le porte di Radio Popolare!

gulp!

gulp!

Renato Scuffietti alla conduzione, Daniele Barbieri in collegamento telefonico e la Vostra in studio. Mano mano che passavano i minuti, la mia tensione diminuiva. Alla fine è sparita ed è rimasta solo la felicità di trovarmi lì e allora, a parlare di temi importanti e di cose che mi piacciono.

Merito è stato soprattutto di Renato, uno speaker esperto capace di fare contemporaneamente anche la regia, di tirare le fila dei vari discorsi, di mandare bellissima musica a tema, di passare da una fase della trasmissione a quella successiva e di condurci in modo sicuro e tranquillo nel mare di parole e di riferimenti dove abbiamo sguazzato per più di due ore.

Parentesi: occhio ai fuori onda!

Mi ha anche rivelato un segreto da professionista: mentre era su una canzone volevo dirgli una cosa a tema fantaecologico, ma lui mi ha bloccata subito:

Non dirmi niente! Non dire mai niente durante i fuori onda… perché poi te lo dimenticherai, ci passerai sopra, come se lo avessi già detto in diretta!

Frammento n.83: ecologia, colonialismo e popoli nativi

Siamo poi passati al mio racconto, “Frammento n.83”.

Il racconto è parte di un “libro immaginario”: un saggio sulla poesia aliena, nel quale si analizza un frammento poetico misterioso, di un popolo altrettanto misterioso.

Se vuoi approfondire, ecco il racconto riadattato, letto e interpretato dalla bravissima Lorella Sala, attrice della compagnia teatrale dei Senza Rete e lettrice in proprio. Lorella non si è limitata a leggere il testo: lo ha riadattato per trasferirlo da carta a voce e lo ha reso per questo davvero efficace.
L’immagine è un bozzetto di serigrafia, realizzata da un’artista d’eccezione: Francesca Abbate, mia sorella :-)

Nel racconto ci sono le trivelle e c’è una popolazione indigena. Ci sono anche tanti messaggi, uno dei quali forse meno immediato ma importante: in tutto il mondo, difendere le popolazioni indigene e native è il modo migliore per difendere l’ambiente.

Le tribù stanziate nelle foreste profonde o nelle lande selvagge del nostro pianeta sono la nostra memoria storica e sono custodi di una conoscenza dell’ambiente circostante che non possiamo permetterci di perdere.

da survival.it

Inoltre, come ho detto anche in trasmissione, dove si deturpa l’ambiente, dove si uccidono piante e animali in modo indiscriminato… è molto facile che si passi poi a distruggere le persone.

Per dimostrarlo non dobbiamo andare tanto lontano, nelle foreste, su altri pianeti: basta andare a Taranto e nella Terra dei Fuochi, dove la strage ambientale corrisponde a una strage di persone che si ammalano incurabilmente. Basta indagare sugli omicidi di giornalisti e di testimoni di giustizia legati a processi e scandali legati a reati ambientali.

In tutto il mondo gli omicidi di attivisti per la difesa delle popolazioni indigene e per la difesa dell’ambiente rivelano sinistre analogie, a partire dai mandanti più o meno occulti, più o meno indagati.

trivella

Il legame tra ambiente e popolazioni indigene purtroppo non è considerato e non è sempre difeso. Ecco un esempio davvero triste di due realtà che dovrebbero collaborare, mentre oggi una opprime pesantemente l’altra: il WWF contro i Pigmei Baka del Camerun.Scopri di più e fai qualcosa!

E non ci sono, purtroppo, solo le trivelle. In trasmissione ho citato anche questo prossimo scandalo della cementificazione, una diga che spazzerà via un ecosistema e dunque la tribù che vive in armonia con esso. Leggi qui: la Impregilo, megaditta italiana, costruirà una diga che spazzerà via le terre e le tribù dei popoli della Valle dell’Omo. Aiutiamo a evitarlo!

La fonte di queste informazioni è l’associazione survival.it: l’unica al mondo a occuparsi e difendere le popolazioni indigene dagli abusi di governi, multinazionali, bracconieri e oppressori vari.
Come ho già detto, non serve cambiare pianeta: qui, sulla Terra, ci sono tanti mondi che non  conosciamo, tante lingue che non comprendiamo. Tante popolazioni diverse da noi, ma che hanno lo stesso diritto di esistere, di essere rispettate e di non essere schiacciate da un pensiero unico (il progresso! L’industrializzazione! La civiltà!) che spazza tutto, e che negli ultimi due secoli ha già fatto abbastanza morti.

Per sostenere le popolazioni indigene di tutto il mondo e un’idea diversa di progresso condiviso: survival.it

Che fare?

Che fare allora, insieme, ognuno di noi, qui e ora?

Tornando al referendum e alle elezioni tutte, andare a votare è un gesto significativo e ancora efficace.

E interrogarsi, ciascuno nel suo ruolo, su come agire qui e ora, è sicuramente un passo in più.
Come consigliava infatti Theodore Roosvelt:

Fai quello che puoi con quello che hai, nel posto in cui sei.

Ecco un bignamino del qui e ora:

Trofeo RiLL se hai un racconto fantastico nel cassetto.

Radio Popolare se vuoi scoprire nuovi mondi e approfondire tei importanti del vivere civile (e sentire buona musica!)

Lorella Sala se vuoi anche tu una lettura interpretata per un tuo racconto.

Lezioni Sul Domani: dodo’s in the air tonight! per ascoltare tutti gli interventi della trasmissione.

Nuova playlist: Ecologia e fantascienza a Radio Popolare sul canale Youtube di Studio83 per ascoltare tutti gli interventi

Survival.it per sapere qualcosa in più su come difendere i popoli indigeni e nativi di tutto il mondo.

Grazie per aver letto fino a qui… e per quello che farai!

...e abbiamo fatto le tre e mezza! Notte!

…e abbiamo fatto le tre e mezza! Notte!

Scrivere una tragedia, raccontare un trauma

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Giorni fa, stavo programmando i vari post da pubblicare, dedicati a temi ameni di cui abbiamo già parlato in passato: come trattare con gli editori, come vivere bene la scrittura, come prepararsi per la pubblicazione…

All’improvviso il mio mondo, come quello di tutti, si è riempito di immagini di violenza e morte, immagini della terribile tragedia accaduta a Parigi. Alle immagini, hanno subito fatto da contraltare le parole. Ed è stato peggio, sempre peggio. Le immagini sono dure da sostenere.

Ma le parole a volte fanno anche più male.

Parole impulsive, incomplete, confuse, imprecise, buttate a casaccio, ansiose, ansiogene, precipitose, urlate.
Ai racconti in presa diretta sono poi seguite le vere e proprie narrazioni. Ricostruzioni, ipotesi più o meno fondate sui “buchi” lasciati aperti dalla trama, interpretazioni, opinioni spesso anche in malafede.
E via, si scava.

La mia reazione ponderata è stata quella di non espormi oltre alla tempesta maleodorante di violenza e incompetenza, e di evitare di parlarne e di commentare. Per due motivi:

  • la vicenda è di per sé molto complessa e non mi sento in grado di produrre idee sensate in merito.
  • Il commento a caldo è qualcosa di pericolosissimo da gestire nel modo giusto.

E questo è l’aspetto sul quale sento di poter dare un vero contributo!

Sono una scrittrice per mestiere e lavoro con altri scrittori e con le parole.
Mi sono trovata di fronte a un dilemma davvero spinoso, che tocca me, e chiunque si trovi a scrivere per dovere, per piacere, per hobby o per vocazione:

Cosa e come scrivere all’indomani di una tragedia?
Come raccontare traumi appena vissuti?

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S.Dalì, “Orologio molle al momento della prima esplosione”

Ci sono due distinzioni importanti da fare.

La prima distinzione è quella tra scrivere e pubblicare. Ci torno presto.
La seconda distinzione riguarda le persone coinvolte ed è tra:

  • testimoni oculari, vittime, chiunque sia toccato personalmente dall’evento.
  • Tutti gli altri, che ne vengono a sapere da una fonte intermedia.

Scrivere se sei vittima di un trauma

Se hai vissuto la tragedia sulla tua pelle, se sei stato ferito, se sei stato tenuto in ostaggio, sei hai assistito direttamente a un attentato o ne è stato coinvolto un tuo stretto familiare, per te scrivere è importante a scopo terapeutico.

Tantissimi studi confermano le proprietà salvifiche della scrittura, che ci consente di rivivere il trauma in una situazione protetta, di decostruire e ricostruire i fatti in una cornice diversa e di dare loro un significato a noi comprensibile. Catartico e consigliatissimo.

Ho fatto un patto sai con le mie emozioni…
le lascio vivere e loro non mi fanno fuori.
Vasco Rossi, Manifesto Futurista Della Nuova Umanità

Il materiale che produrrai potrà servirti per un percorso interiore di elaborazione, di rinascita, di memoria, magari con l’aiuto di un bravo psicoterapeuta che ti sostenga.
Con un certo tempo e lavoro, i memoriali e i diari possono trasformarsi in pubblicazioni aperte e leggibili da tutti.

M. C. Escher, “Relatività”

Attenzione, però, qui torno sulla distinzione tra scrittura tu cur e pubblicazione.
Scrivere non vuol dire pubblicare.

Quando pubblichi, le parole prendono la loro strada, fuori dal nostro controllo. Possono ritorcersi contro di noi e farci soffrire ancora. Cosa accadrebbe se venissero usate male? Strumentalizzate? Travisate? E cosa accadrebbe se poi ci pentissimo di averle scritte?
Quanto dolore proveremmo ancora?

Non pubblicare nulla: già dalle primissime ore, non postare sul tuo blog, non lanciarti in invettive/ricostruzioni, tieniti lontano dai social per un bel po’… e per l’amor di dio, non rilasciare interviste in cui ti verrà sicuramente chiesto come ti sentivi mentre ti puntavano una pistola alla testa e se perdoni i tuoi torturatori.

Se invece non hai vissuto la tragedia in prima persona, ma ne sei stato coinvolto per avervi assistito tramite TV, web, video, notizie, articoli, dirette, speciali, altre dirette, immagini, telegiornali… benvenuto tra noi!

Raccontare una tragedia: come fare

Fai parte del popolo degli spettatori, tirato dentro ogni tragedia che possa far alzare share o click. Sappi che i media faranno di tutto perché tu sappia e ti senta coinvolto in prima persona, fornendoti un profluvio di input che ti renderà informatissimo e ti rovinerà completamente la giornata/la settimana/la vita.


Ti incoraggeranno a esprimerti, a dire la prima cosa che ti passa per la testa, a esternare come ti senti e come la vedi, ad aggiungere il tuo al loro gracidio. Perché nell’era dei social noi siamo utili casse di risonanza.

Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.
Diego De Silva

Se sei uno scrittore, professionista o in erba, la tentazione di metterti alla prova è grande. La forza delle emozioni che provi può trarti in inganno, facendoti credere che è il momento giusto per tirare fuori qualcosa che abbia impatto.

Il flop è molto probabile, perché quando l’enfasi è in mente, difficilmente arriverà sulla pagina, dove trasmetterai chiaramente solo il fatto che non eri padrone di te stesso e dei tuoi strumenti, mentre le scrivevi.

L’emozione non è negativa, anzi è necessario viverla e starci dentro più possibile: fino a che la tempesta di parole non si allinei diventando una sequenza intellegibile.

La comunicazione deve arrivare dopo, molto dopo, una volta che hai deciso cosa, come e perché farlo.

Come nel caso terapeutico, scrivere va bene perché ti consente di fissare sensazioni, dettagli, esperienze, mescolando dati preziosi della realtà che hai intorno con i tuoi percorsi creativi.

In questi momenti, scrivi bozze, annota dettagli, lasciati percorrere dall’atmosfera, ascolta, osserva, registra tutto. Quello che fermerai su carta ti resterà per i lavori futuri.

Considera anche che la sovraesposizione uccide l’elaborazione: per la qualità delle tue parole, ti consiglio di evitare la TV spazzatura, le fotacce sui social, le discussioni online prive di capo e di coda, il sensazionalismo che ti inquina anche la vita.

Tratta con le pinze i racconti dei testimoni oculari, non giudicarli, perché sono esattamente quello che devi evitare anche tu: la comunicazione a caldo, priva di filtri e di discernimento, che nel caso delle vittime merita comprensione e forse anche protezione, custodia, rispetto, silenzio.

“Melanconia”, E. Munch

Esponiti piuttosto a fonti di prima qualità: ascolta le analisi e i contributi pacati, quelli lunghi e articolati, quelli che arrivano dopo rispetto alla monnezza live del citizen journalism.
Segui esperti di politica e di storia sociale, ma anche dell’animo umano: psicoterapeuti, specializzati in stress post traumatici, operatori sociali.

Rivolgiti dunque, per la profondità di ciò che scriverai, ai memoriali di cui sopra: testi già pubblicati di persone che hanno vissuto sulla loro pelle traumi e tragedie, e ne hanno tratto storie e insegnamenti preziosi per tutti.

Uno di essi è “Uno psicologo nel lager” il racconto autobiografico dell’internamento ad Auschwitz del grande Viktor Frankl. Un libro bellissimo, un patrimonio dell’umanità, una lezione di gioia e felicità che ti arricchirà sicuramente. Ne parlo anche qui: Libri per ricordare… e non solo

Viktor Emil Frankl

Leggi. Scrivi. E taci.
Soprattutto se sei sconvolto, se la tragedia di cui stai scrivendo ti tocca corde non bene identificate e ti fa reagire emotivamente… scrivi tutto quello che vuoi ma non pubblicare nulla fino a nuovo ordine del cervello.

Bisogna usare le emozioni per pensare, non pensare spinti dalle emozioni.
Robert Kyiosaki

Si scrive con la pancia, si revisiona e si pubblica con la testa. Nulla di più delle normali valutazioni che uno scrittore dovrebbe fare quando pubblica qualcosa.
Se non fosse che vanno fatte anche per il tuo blog autore, anche per i 150 caratteri di Twitter.

Se sei uno scrittore, anche lo stato su facebook conta. Chi ti segue lo leggerà e si farà un’idea di te che condizionerà anche la tua vita professionale. E quando c’è una tragedia che colpisce tutti, lo scenario si fa più complicato, le cose più delicate.

Hai la pazienza di aspettare fino a quando il fango si deposita sul fondo e l’acqua torna limpida?
Lao Tzu

Sei sicuro di non rischiare qualche gaffe?
Sei certo di essere abbastanza tranquillo e razionale da evitare di scrivere… minchiate?

Se invece sei abbastanza lucido e credi di voler dire qualcosa in merito, esprimiti pure. Se sei sicuro di poter dare un contributo, di poter aggiungere un tassello, fallo nel modo più rispettoso e cauto possibile: per spirito di servizio, non per amor proprio.

In qualsiasi caso evita, ti prego, iniziative collettive e concorsi aperti sull’onda dell’emotività. Come quello di cui ho letto ieri, che richiede agli autori di calarsi nei panni di una vittima parigina immediatamente prima che la ammazzino.
Di cose simili nessuno ha bisogno, tranne l’ego di chi le porta alla luce, che non fa un favore né a sé né agli autori che parteciperanno. Non ci vuole un esperto per immaginare cosa ne uscirà.

Oggi siamo bombardati di parole e di stimoli la maggior parte dei quali sono superflui. Siamo spinti a pubblicare contenuti, qualsiasi tipo di contenuti, e quando ci pentiamo di averlo fatto è troppo tardi, perché tutto resta, nulla si cancella definitivamente e quel racconto emotivo e pecionaro che magari su carta passava inosservato, ora viene condiviso, cinguettato e rilanciato in un infinito presente.

Tienilo a mente la prossima volta che apri Facebook o che decidi di prendere parte a un instant book.

Scrivere ti dà sollievo. Persino quando non hai niente da dire, scrivere ti dà sollievo. Ma lo sappiamo, quando non abbiamo niente da dire?
Elias Canetti

Ocio!

Le Sette Regole di Successo per Scrittori – la traduzione integrale

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La serie di post sulle Regole del Successo per Scrittori è appena iniziata ma piace, piace molto ed è piuttosto letta. Dato che è ispirata al post su un blog in lingua inglese, ho pensato di tradurre l’articolo e presentarlo in versione integrale.

Il post “Le Sette Regole del Successo per Scrittori” di James Scott Bell è un breve elenco di qualità e soprattutto comportamenti efficaci, ispirato a sua volta a un articolo in cui si parla esplicitamente di successo finanziario. Le tante percentuali del tipo “il 90 per cento dei ricchi fa così” possono lasciare il tempo che trovano, sono mooolto americane :-) Ma ciò non leva valore al discorso di fondo.

Se vuoi ottenere qualcosa devi lavorarci. E un lavoro è tanto più efficiente quanto è ragionato, ripetuto e costante.

Di seguito il post. Aggiungo solo un piccolo ringraziamento: la traduzione originale è mia, ma non sarebbe tanto corretta e piacevole senza l’intervento e il controllo della mia sorella acquisita Anna Bassi De’ Toni.

Buona lettura! :-)


 7 Habits of Highly Successful Writers

di James Scott Bell

L’autore di best sellers James Scott Bell in una foto tratta dal suo sito: jamesscottbell.com

Qualche tempo fa, mi è capitato di leggere un articolo relativo ai comportamenti di successo di chi è diventato ricco, basato su un libro di Tom Corley.

Analizzandolo, mi è parso che quei comportamenti siano applicabili anche al caso degli scrittori.

Le persone di mia conoscenza che hanno avuto successo in questo campo – pubblicate in modo tradizionale, o con buoni riscontri come indipendenti, o che stanno facendo entrambe le cose – hanno in comune questi sette comportamenti:

1 – Sono tenaci

L’articolo recita: “Di solito tendiamo a considerare la tenacia come un tratto caratteriale, ma è sicuramente anche un’abitudine che può essere imparata e praticata nel tempo. Quando sono di fronte a un problema, le persone tenaci ( qua nell’articolo si riferisce alle persone benestanti/ ricche di cui parla l’articolo di riferimento ) tengono duro, consapevoli che il successo potrebbe essere dietro l’angolo.”

Gli scrittori di successo non mollano mai. Né smettono di imparare/studiare. L’articolo rileva che l’88% di chi ottiene la ricchezza – parlo di chi l’ha conquistata da zero, non di figli di papà – dedica almeno 30 minuti al giorno alla lettura, per accrescere le sue conoscenze.

Tu che scrivi, fai lo stesso?

Io non ricordo di aver passato una sola settimana, negli ultimi 25 anni, senza aver letto o studiato qualcosa relativo al mestiere della scrittura.

[Leggi anche: Prima Regola del Successo per Scrittori: Sii tenace! ]

2 – Prefigurano obiettivi accessibili

Nell’articolo sono discussi alcuni obiettivi mal formulati, come:

  • voglio diventare un’autorità riconosciuta nel mio campo
  • voglio avere più soldi per far fronte ai miei oneri finanziari
  • voglio fare una vacanza di lusso con la mia famiglia ogni anno

Il problema di questi obiettivi è che non sono specifici, sono vaghi, e non sono nemmeno troppo realistici. Se ad esempio lavoro a salario minimo, forse la vacanza di lusso non è alla mia portata almeno per l’anno in corso.

I veri obiettivi sono quelli per i quali possiamo agire. “Voglio diventare un autore best seller del New York Times” non è un obiettivo, è un sogno. Non puoi premere un bottone e farlo succedere. Però puoi agire per diventare uno scrittore più bravo. Puoi decidere di impiegare 30 minuti al giorno ad esercitarti e un’ora a settimana per ideare nuovi progetti. Meglio ancora, puoi pianificare un numero di battute settimanali che devi scrivere. Queste sono azioni sotto il tuo controllo, che puoi misurare.

[Leggi anche: Seconda Regola del Successo per Scrittori: Obiettivi Realistici! ]

3 – Trovano un mentore

Il 93% di chi ha ottenuto la ricchezza ha avuto una guida che lo ha aiutato nel percorso verso il successo.

Un mentore può essere una persona, o può trovarsi in un libro stampato. Io considero Lawrence Bloch come mio mentore, nonostante il fatto che non mi abbia mai assistito personalmente. Perché? Perché ho religiosamente letto la sua rubrica di fiction sul Writer’s Digest ogni mese, sentendomi come se stesse consigliando me personalmente, ogni volta. Aveva l’abilità di entrare nella mente dello scrittore, cosa che certamente ha fatto con me. Quello che scrivo di mio pugno, provo a scriverlo nello stesso modo in cui lo faceva lui.

Un buon editor, come ce ne sono tanti, lì fuori, può prefigurarsi come una guida: di solito per un compenso, soldi ben spesi, quando l’editor sa quello che fa. Un collega in grado di leggere e fare una buona critica può ricoprire questo ruolo altrettanto bene.

4 – Sono positivi

Come dice l’articolo, chi ha una situazione di benessere ha avuto un atteggiamento positivo nei confronti della vita: è stato ottimista e allegro, e grato per ciò che aveva.

Altri rilievi:

  • il 94% ha evitato il pettegolezzo
  • il 98% credeva che le possibilità e le opportunità fossero illimitate
  • il 94% amava la carriera che si era scelto

Anche gli scrittori hanno bisogno di essere grati, perché sono in grado di scrivere. E grati per l’opportunità di pubblicare. Inoltre, non devono svilire i compagni autori.

Credi nelle tue infinite scelte. Coltiva l’amore per la scrittura, quello che ti fece incominciare, in prima battuta.

 5 – Studiano e si istruiscono

Sempre l’articolo rileva che l’85% delle persone di successo legge due o più libri al mese, in modo sistematico. Questo è particolarmente importante per gli scrittori che hanno bisogno di leggere moltissimo e non solo romanzi. Ogni genere di non-fiction aiuta a espandere i propri orizzonti e a comprendere meglio l’umanità.

Cosa stai leggendo in questi giorni oltre ai romanzi?

6 – Misurano i progressi

Corley nota che le persone benestanti sono state meticolose nel monitorare il loro percorso.

  • Il 67% teneva delle liste aggiornate di cose da fare
  • Il 94% controllava il bilancio del conto in banca ogni mese
  • Il 57% contava le calorie consumate
  • Il 62% definiva degli obiettivi e controllava se era o no sulla strada giusta per raggiungerli

Sin dal 2001 ho preso nota di quanto scrivevo su un foglio elettronico. Sono in grado di dirvi quante parole ho scritto, e su quale progetto, ogni giorno di ogni settimana di ogni mese di ogni anno.

Ordino i miei progetti secondo delle priorità e ogni giorno so su quale voglio lavorare.

Ma comunque, non conto le calorie. Mi sono accorto che mangiare cibo sano non fa vivere una vita più lunga… la fa solo sembrare più lunga!

 7 – Si circondano di persone orientate al successo

Dice Corley: “Le persone ricche e di successo sono molto selettive su coloro con i quali decidono di associarsi. Il loro obiettivo è sviluppare relazioni con altri individui orientati al successo. Quando si imbattono in qualcuno che fa al loro caso, dedicano una grande quantità di tempo e di energie a costruire un rapporto saldo con essi. Coltivano la relazione, dall’alberello alla sequoia. Le relazioni interpersonali sono la valuta del benessere finanziario e del successo.”

Il suo consiglio è quello di dedicare 30 minuti al giorno a coltivare una relazione. Può significare ascoltare qualcuno, o dare dei consigli, o semplicemente essere un compagno utile.

Se ti dedichi alle relazioni, gli altri ti ricambieranno, e diventeranno naturalmente tuoi sostenitori sui quali fare affidamento.

Generalmente, quelli degli scrittori sono validi gruppi di sostegno. Puoi trovare luoghi dove passare il tempo con loro, cominciando da qui a TKS. Unisciti a un gruppo di scrittori della tua zona o locale, come quelli di Mystery Writings of America. Frequenta conferenze stimolanti.

Evita sistematicamente le persone acide o negative.

Divertiti, scrivi, valuta, misura studia, correggi – dopodiché divertiti ancora di più, scrivi ancora e non mollare. Ecco la formula del successo.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere?


La stessa domanda te la pongo anch’io: qualcosa da dire? Scrivilo nei commenti qui sotto! Ho intenzione di contattare James Scott Bell e  proporgli qualche domanda dal blog.

Io ho un appunto, a dire il vero… al contrario di quanto si dice nel post, mangiare sano è importantissimo, anche per gli scrittori! Un fisico sano, vitale e ben funzionante è il migliore amico di ogni maratoneta. Se sei d’accordo, leggi il manuale gratuito di Studio83 La sana scrittura dove ti suggeriamo diverse abitudini amiche della scrittura e della salute!

Scrivere bene e vivere felici… e tonici, e sani!

Se il post ti è piaciuto, non perdere i prossimi post sulle Regole del Successo, nel blog di Studio83!

Scrivere, pubblicare e vivere felici (e sani!)… si può! :-)

Ferragosto, ovvero il valore del riposo creativo

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Il giorno di Ferragosto è il giorno in cui si celebra il riposo. Non da oggi, non dalla nascita della Chiesa cristiana, nemmeno dall’Impero Romano che a sua volta ha mutuato questa festa dalle tradizioni dei popoli italici precedenti ai latini. [Leggi: Buon Ferragosto! dal blog di Studio83]

La festa dedicata al dio Conso, protettore dei granai e degli approvvigionamenti, è un modo molto saggio per ricordare insieme le fatiche dei raccolti e per prepararsi alle prossime semine, un altro momento di cruciale importanza per l’intero ciclo agricolo.

Ci si riposa e si fa festa, tutto qui.

Ma è veramente tutto qui?

Ogni lavoro lungo ha uno svolgimento fatto di fasi diverse. La fase della pausa e della celebrazione è un momento importantissimo che influisce sul resto del percorso.

Va da sé che anche il lavoro creativo deve includere dei momenti di pausa e di gioiosa “ricapitolazione” di ciò che abbiamo già fatto.

Nel nostro manuale gratuito “Scrivere! Ecco i segreti della creatività” abbiamo dedicato alla pausa e alle sue diverse declinazioni un intero capitolo: “Prenditi una pausa!”

Ne riporto la parte relativa alla pausa di celebrazione e di riposo. Quella che ti auguro di vivere oggi, per una futura, proficua semina!

[Ti ricordo anche che puoi scaricare il manuale gratuito da questo link, in cambio solo della tua mail che useremo per mandarti altro materiale e notizie varie. Niente SPAM, niente mail doppie, mai più di una mail al mese e assoluto rispetto della legge e della tua privacy.]


Prenditi una pausa!

Programmare dei momenti di riposo è importante almeno quanto pianificare il proprio lavoro attivo. Ogni buon musicista e attore conosce bene l’importanza delle pause in una composizione e nel recitato: anche lo scrittore non può prescindervi.

Possiamo considerare diversi tipi di pause:

  • quelle nel corso di una unica sessione di scrittura
  • quelle tra una versione e l’altra dello stesso testo
  • quelle tra la fine di un progetto e l’inizio di un altro
  • quelle forzate: la vita chiama e tu rispondi. Accetti quel secondo lavoro di cui non puoi proprio fare a meno, ti dedichi ai bisogni del figlio che hai messo al mondo, e così via.

[…]

Oltre a questi aspetti, ce n’è un altro su cui invece vorrei fermarmi un attimo, perché è molto importante e però è molto sottovalutato: l’importanza di celebrare e celebrarsi.

Ricordi quando è stata l’ultima volta che hai concluso un lavoro lungo e complicato? Magari sei riuscito a laurearti dopo tante incertezze, o hai chiuso una pratica che ti è costata un mare di fatica, o hai finito un corso con un saggio che ti ha creato ansia, ma che poi è andato benissimo.

Ricorda quella sensazione di chiusura trionfale, quel momento in cui il tuo respiro cambia, torna profondo dopo tanti pant pant e tu pensi: ce l’ho fatta!

Io ricorderò sempre cosa ho provato una volta conclusa la presentazione di Studio83 dedicata a Venti Nodi Zero e agli artisti esordienti. Erano almeno una ventina, ci hanno dato fiducia e li abbiamo coordinati in un incontro di letture, musica, arte. Mesi di pianificazione, intoppi anche dolorosi; ci siamo dovute occupare di tutto, dai discorsi concettuali al buffet, dalle opere da valorizzare a dove buttare la differenziata.

E dopo la chiusura della presentazione, rieccomi a casa, in veste di mamma, con una bambina al collo e un gran trambusto di parenti curiosi che chiedevano: racconta!

A sera tardi, una volta a letto, ho spento la luce: il buio mi ha avvolta e mi ha donato una sensazione fisica di felicità dilagante.

Ora è davvero finita. Ce l’ho fatta.

Se ci ripenso mi vengono i brividi.   

Vuoi sapere cosa ho fatto la mattina dopo?

Niente, anzi tutto: mi sono rimessa in pista tra progetti, lavoro, cose da fare, senza concedermi altro, dopo tanta fatica e un gran risultato, che quel singolo momento di gioia.

Tu non fare così!

Regalati, ti prego, il tempo e lo spazio per celebrare quello che hai appena concluso.

Mente cammini tra gli alberi di un bel parco o sgranocchi qualcosa di buono insieme agli amici, fermati e guarda il tuo percorso, ripensa a come è iniziato, a quando avevi ancora tutto da scrivere. Cose belle: ripensa ai momenti di scrittura frenetica, fissa il ricordo di quel fuoco sacro e mettilo tra le tue risorse, perché è la dimostrazione che puoi e che quando vorrai succederà di nuovo.

Cose brutte: considera anche i momenti no, le fermate improvvise, le confusioni. Non rivivere come ti sentivi, non serve: soffermati sul fatto che hai superato tutto, e che ora sei qui, con un lavoro finito e tanta strada dietro di te.

Fermati ora. Immagini cosa si prova? Riesci a vivere anche una piccola parte ciò che hai letto, anche se magari non hai ancora finito ciò che hai cominciato?

Che altro ti serve per convincerti che scrivere è bellissimo e che devi proprio farlo?

 

Come si scrive una recensione

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La recensione è un testo con il quale si valuta, si analizza, si interpreta un altro testo.

La recensione di romanzi e racconti, di testi letterari, ne prende in esame sia gli aspetti di contenuto, che di forma e di estetica; di stile, per capirci.

Alcune recensioni (come le recensioni di Studio83) entrano ancora di più nello specifico parlando di dettagli editoriali. Gli interventi sul testo (le bozze sono corrette bene o ci sono refusi? ‘editing c’é o ci sono errori? Se c’è, è ben svolto o si vede troppo?) e il paratesto, la copertina, l’edizione, la “confezione”.
Per questo penso che in generale sia giusto pagare per ottenere una recensione. Ne parlo nel blog di Studio83, nel post “Perché pagare per scrivere una recensione?” pubblicato proprio oggi.

Tutto questo ci porta alla conclusione che la recensione è un testo di servizio.
Serve a molti e a molte cose:

  • serve al recensore, perché gli dà modo di esprimere un’opinione in modo circostanziato ed efficace
  • serve all’editore, perché mette in luce un suo titolo
  • serve all’autore, perché gli fornisce un feedback professionale
  • serve, soprattutto, al lettore, perché lo informa e gli propone interpretazioni e chiavi di lettura, magari corredate di approfondimenti a tema.

Se ami leggere libri, amerai anche la lettura di recensioni. Se ami tantissimo leggere libri, magari sei già al passaggio successivo: condividere le tue impressioni proprio attraverso una recensione, pubblicata sul tuo blog o su un forum.
Se poi ti dedichi alla scrittura, il rapporto con la recensione è ancora più profondo.

Scrivere recensioni è una buona palestra per il tuo stile e per il tuo “occhio” clinico, che si allena anche così: leggendo ed esprimendo pareri tecnici ragionati.

Io amo leggere recensioni. Lo faccio sotto tante “vesti”.

lamp  Da lettrice. Appena finito un libro che mi ha colpita, non vedo l’ora di scoprire qualche notizia in proposito, e i pareri di altri lettori in gamba.

lamp  Da scrittrice. Le recensioni ai miei racconti mi servono, specialmente se critiche (ma ce ne sono poche, giggle). Mi sorprendono anche, quando scopro letture diverse da quello che immaginavo.
[Ad esempio per il mio racconto “Nove anni” il mio protagonista è stato descritto a volte come un uomo in gamba che cerca di salvare la famiglia, altre come uno psicopatico. E il mondo agreste post-decrescita di “Il nostro seme inquieto”, mondo che tutto sommato non mi dispiacerebbe, è stato definito “triste”.]

lamp  Da recensora. Leggere belle recensioni mi aiuta a mantenere alti i miei standard, e leggerne di cattive mi fa capire meglio cosa voglio e devo evitare.

Sì, perché ci sono anche le cattive recensioni. Recensioni che non servono a nessuno, o peggio danneggiano qualcuno. I modi per scrivere cattive recensioni sono molti: tanti quanti i modi per condurre cattivi matrimoni, tanto per parafrasare Tolstoj!

Ne ho individuati alcuni e li ho messi in un ordine preciso: secondo quanto mi irritano!

1 – Ci sono le recensioni scritte male. Semplicemente, a livello linguistico e stilistico. Questo difetto si perdona tranquillamente nel caso di recensioni scritte per piacere, su un blog personale, dove ciò che conta è la propria opinione, il proprio vissuto. In contesti professionali, la cosa si fa meno rilassante. Anche lì esistono testi poco curati, con errori redazionali o ripetizioni. Cosa più ricorrente, frasi molto lunghe, concetti esposti in modo poco chiaro perché si vuole scrivere difficile.

3 – Ci sono le recensioni non scritte. Riscrivere la quarta di copertina o riportare il comunicato stampa non è scrivere una recensione, ma fare una segnalazione. Non lo chiamo dare una notizia, perché già si richiede una rielaborazione minima. Non lo chiamo fare pubblicità perché a volte non c’è la voglia di prendersi manco quel disturbo.
Apro la mail dell’editore/amico, copio, incollo, pubblico.
Annoio chi legge, fingo di aiutare il committente, abbatto il rank della pagina su Google. Sì, perché i motori di ricerca penalizzano i copia incolla multipli!

4 – Ci sono le recensioni scritte troppo. Quelle piene di spoiler. Quelle che mi fanno proprio arrabbiare. Una volta, ho protestato con una rivista online per una rivelazione chiave (era su di un film che non avevo ancora visto) e la risposta è stata davvero pessima. Lo racconto nel post di Studio83 NO agli spoiler.
Le recensioni con anticipazioni a tradimento sono il peggior servizio che si possa rendere a tutti e ti consiglio di evitarle. Non leggere più nulla del sito/blogger in questione (puoi anche protestare, chissà che capiscano) e in veste di articolista… non scriverle!

L’arte dello scrivere consiste nel cancellare, cancellare, cancellare.

Robert Louis Stevenson

Se le cattive recensioni danneggiano uno o tutti gli attori in gioco, quelle buone hanno un effetto positivo generale e indifferenziato, anche quando si esprimono pareri negativi.
Sì, perché la recensione non è la promozione. Non siamo obbligati a recensire solo libri che ci piacciono, non farti convincere da chi spaccia questo inutile, floscio buonismo! E non dobbiamo nemmeno convincere nessuno che il libro vada letto o vada evitato.
Una buona recensione, con il suo equilibrato informare-analizzare-interpetare, aggiunge un tassello al mosaico, suggerisce modi di vedere, aumenta il dibattito, aggiunge la sua voce e si spera la sua armonia alla conversazione infinita della cultura.

Non è bello che tutti si debba pensare allo stesso modo, è la differenza di opinioni quella che rende possibili le corse dei cavalli.

Mark Twain

Scherzi a parte: è importante scrivere buone recensioni, sin da subito. Ci sono regole, tecniche e buone pratiche che possono indicarti subito la strada. Le ho raccolte e sintetizzate in un piccolo manuale: “Come si scrive una recensione”. Ci ho messo quello che ho imparato in tanti anni di studio, di pratica e di lavoro come lettrice professionale:

  • la struttura essenziale di una recensione: seguila e non sbaglierai!
  • Buone pratiche: come essere di aiuto al lettore e mantenere la tua personalità
  • Una marcia in più: diversi modi per dare alla tua recensione il tocco che la distingue
  • Cosa non fare: gli scivoloni da evitare assolutamente
  • Parliamone: obiettività o trasparenza? Pubblicità o sincerità?

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“Come si scrive una recensione” è un manuale di base pensato per metterti in grado di partire subito con la tua prima – o con la tua nuova recensione. E per comunicarti il piacere di farlo!

Infatti, attenzione: se non hai mai scritto una recensione, non hai intenzione di farlo e stai pensando: a me non interessa! …Ocio! Leggendo questo ebook ti verrà immediatamente la voglia di cominciare!

“Come si scrive una recensione” è un PDF gratuito che puoi usare come credi. Citalo, mandalo per mail, usalo come spunto per scrivere altre cose. Scaricalo gratis da questo link: “Come si scrive una recensione”, PDF gratis.

L’unica “moneta” richiesta è un po’ della tua attenzione: lascia la tua mail per l’iscrizione alla newsletter del sito. Potrai ricevere aggiornamenti dal blog e altri ebook gratis (mai più di uno al mese!), e in qualsiasi momento potrai lasciare la lista o cambiare i tuoi dati.

Scarica il manuale e resta in contatto. E se vuoi, fammi sapere che ne pensi e cosa ci fai, nei commenti qui in basso!

 

L’arte di scrivere, pubblicare… e vivere felici!

giulia-abbate.it

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo.

Laozi

 

Il primo passo di questo blog è già un grande passo: un post in cui dico forte e chiaro che scrivere, pubblicare ed essere felici è possibile e anzi necessario.

Una vecchia canzone recitava ironicamente: è un mondo difficile!

L’ironia è sempre la benvenuta: è comunque vero, le cose non sono sempre facili e piacevoli come speriamo.

Qui si parla di scrittura, principalmente. Sia che scrivi per mestiere, sia che le lettere siano per te un hobby, immagino che anche in questo campo tu conosca momenti belli e momenti meno belli. Cose magnifiche. Avvenimenti tremendi.

Il lavoro dello scrittore è un gran bel lavoro, però incappa spesso in fasi negative, più che altro perché è un lavoro spesso solitario e con poche unità di misura.
Blocchi, difficoltà, vicoli ciechi nella scrittura. E poi rifiuti, recensioni negative, presentazioni con pochi partecipanti… gli ostacoli sulla strada di chi scrive sono tanti. Alcuni davvero frustranti.

Io per esempio mi abbatto tantissimo quando trovo una mia idea in giro. Scrivo principalmente fantascienza e le idee bizzarre sono il mio primo passo. Perciò, quando mi accorgo di non essere stata originale/ di essere stata preceduta, lo vivo come un disastro. “Ecco, tanto lavoro per nulla! Sei banale. Butta pure le tue bozze!”

Con i concorsi è anche peggio. Quando capita che un mio racconto venga respinto o ignorato,la tentazione di prenderla sul personale è forte. “Dopo tanti anni di pubblicazioni e lavoro ancora ti respingono? Sfigata!”

Parlando in generale, di dispiaceri ne conosco un po’, perché oltre a essere una scrittrice lavoro come editor con tanti autori esordienti, alcuni davvero scoraggiati dopo svariate traversie editoriali.

Proprio grazie al lavoro fatto con loro, colleghi e compagni di strada, ho imparato a rispettare ogni atteggiamento e a prendere spunto da ogni errore.

scrivere, pubblicare... e vivere felici!

Smettere di sbagliare non è possibile, ci sarà sempre qualcosa a cui non avevamo pensato, che farà dire al nostro critico interiore: “Perdente!”

Ecco, quello che invece è possibile è scendere a patti con questo critico: non per zittirlo, ma per farlo smettere di insultare.
Possiamo insegnargli un po’ di grazia. E possiamo imparare insieme:

  • che gli ostacoli sono anche lezioni;
  • che ogni errore può essere il colpo di scena del personale romanzo della nostra carriera;
  • e che l’unico, vero fallimento è smettere di provarci, non sentire più gusto per la scrittura e posare la penna.

Ecco perché ho deciso di aprire questo blog e di usarlo in parallelo con il blog di Studio83, la mia agenzia di servizi letterari.

Lì troverai tanti spunti e notizie sul mondo della scrittura e della lettura.
Qui l’approccio è incentrato su come scrivere e pubblicare mantenendo alto il morale, su come trovare la tua strada e camminare in modo sicuro, su come vivere ogni avversità con uno spirito positivo e con un critico interiore impegnato non a toglierci la terra da sotto i piedi, ma a mantenere la rotta.

L'arte di scrivere felici

Quindi. Trovi quattro rubriche principali: corrispondono ai quattro argomenti cardine di questo viaggio che spero faremo insieme.

Attraverso i post e i vari contenuti gratuiti che pubblicherò tramite la mia newsletter voglio:

  • costruire un modo diverso di vedere le cose
  • darti degli strumenti pratici per raggiungere il successo, il tuo successo.

Sì, perché quando inizi a ragionare in termini di efficacia e non più solo di efficienza. Quando diventi tu il migliore amico di te stesso. Quando scrivi la tua verità per il tuo pubblico nel modo più onesto e personale che puoi…
i risultati arrivano. Punto.

Giulia Abbate - Editor & coach

La canzone ha ragione, è un mondo difficile.
Proprio per questo la gioia è assolutamente necessaria.

Ti ringrazio per aver letto questo post e spero di trovarti di nuovo su queste pagine.
Inizia un nuovo viaggio.
In alto i cuori!

Presto o tardi coloro che vincono sono coloro che credono di poterlo fare.

Richard Bach

Se vuoi conoscermi meglio, visita il mio sito: Giulia Abbate – editor & coach

Se hai voglia di iniziare a lavorare, scarica il mio piccolo manuale “Come si scrive una recensione” e metti alla prova la tua abilità di scrittura tecnica!  Scarica gratis “Come si scrive una recensione

Delle recensioni parleremo nel prossimo post! Iscriviti alla pagina Facebook del blog per leggere il post non appena sarà online.

Grazie!