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Come fare una bella presentazione letteraria? Consigli da “Storia nera di un naso rosso” di Alessandro Morbidelli, Todaro editore

Sabato 23 settembre ho partecipato alla presentazione letteraria del noir “Storia nera di un naso rosso” di Alessandro Morbidelli, edito da Todaro, storica casa editrice di libri gialli e noir.

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Alessandro Morbidelli è uno scrittore di talento che sul blog di Studio83 ha dato dei validi consigli di scrittura sul giallo e noir.

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La presentazione si è svolta all’enoteca “Un’ottima annata”: è stata molto piacevole e mi ha dato lo spunto per qualche consiglio generale che potrà essere utile anche ad altri autori e autrici, esordienti o esperti che siano, per la promozione dei propri titoli. Ti interessa? :-)

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Come pubblicare superando i fallimenti

L’uscita del mio romanzo, pubblicato dopo anni di ricerca e quindi di rifiuti, è stata l’occasione utile per rivedere il suo percorso e trarne alcune conclusioni utili.

Nelle scorse settimane ho quindi dedicato una serie di post all’argomento: fallimenti e rifiuti editoriali, con il titolo: “Vuoi pubblicare? Devi fallire!”

Quello che ho cercato di spiegare è che i fallimenti servono, e tutti noi autori dobbiamo necessariamente passare per la fase del rifiuto. Solo così possiamo crescere e realizzare un successo vero e soddisfacente.

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nel corso del mio lavoro di editor ho letto tanti manoscritti e ho vissuto insieme agli autori moltissimi rifiuti e respingimenti da parte degli editori. E non dico che non sia brutto da vivere, lì per lì.

Una cosa ancora peggiore, però, è quando il romanzo viene accettato. E pubblicato. Quando non è ancora pronto!

E così il tuo libro viene letteralmente bruciato: grazie alla tua fretta. E al contributo operativo di editori a pagamento che si accattano tutto; o di piccoli stampatori poco selettivi; o di professionisti che ti pubblicano in nome della vecchia amicizia o della parentela o della simpatia o della raccomandazione…

E così pubblichi un romanzo immaturo. In futuro arrossirai a rileggerlo e vedrai belli evidenti gli errori che anche i lettori notano, a tutto svantaggio del tuo nome.

Secondo te, quando pubblicherai il secondo romanzo, quei lettori lo ricompreranno?
Secondo te Amazon si dimentica delle recensioni negative?
Secondo te, qualcuno accetterà di ripubblicare il tuo romanzo riveduto e corretto e migliorato?

La risposta è sempre no. E questo, credimi, è il fallimento più duro di tutti.

Impariamo dagli ostacoli che incontriamo: così il successo sarà un vero successo, quando ci arriveremo!

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lampDurante il tuo percorso, riceverai pareri negativi, bocciature e vere e proprie bastonate: leggendo il primo post della serie, impara a prendere il meglio da ogni stroncatura con alcuni metodi utili per ripartire subito, e trasforma ogni no in un pieno di carburante!

lampI concorsi letterari sono importanti. Anche qui, non andare a caso! Scegli i premi letterari più seri e soprattutto i più adatti al tuo manoscritto, in modo da prendere il meglio dall’esperienza anche nel caso in cui non vinci. Questo nel mio secondo post della serie, dedicato appunto ai premi e concorsi letterari più utili!

lampLeggere e scrivere sono attività solitarie, ma non sono le uniche necessarie se vuoi pubblicare! Muoviti, frequenta le fiere, mettiti in gioco personalmente e cerca il confronto diretto nel modo più giusto. Segui i consigli del mio terzo post della serie, dedicato appunto a come comunicare e imparare dalla conversazione diretta, e dove cercare occasioni di incontro proficuo.

lampL’ultimo post, il quarto, conclude la serie e contiene degli ultimi consigli per affrontare bene le delusioni, per non crearsene di nuove e per ragionare sul percorso e sugli obiettivi. Conosci il contesto nel quale ti muovo? Sei in grado di prefigurarti la tua meta? Hai mai pensato a stilare un bilancio delle tue tappe intermedie? Quanto ci credi?

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La lucidità è un elemento imprescindibile di ogni lungo percorso.
Per questo ho scritto i post: per darti l’opportunità di ragionare in modo distaccato e presente, senza che le emozioni legate all’insuccesso (che pure sono lecite e importanti da vivere appieno) condizionino negativamente i tuoi obiettivi e la tua vita.

I fallimenti sono segnali che devi cambiare i tuoi atti, quello che fai, come ti comporti. Ma non devono intaccare il tuo senso di identità, sminuire quello che sei e come ti senti.
Il tuo valore rimane tale, non sei una persona “peggiore” perché becchi tanti no!

Auguri, quindi, di buona strada. E in bocca al lupo per il tuo manoscritto! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi fallire! – Conclusioni

La scorsa settimana è uscito il mio romanzo: yeppa!

Dopo soli quindici anni di tentativi… vittoria!
(Se poi contiamo gli anni in cui l’ho tenuto al caldo nel cassetto, ora è maggiorenne…)

In questi anni, s’intende, ho fatto anche altro. Ad esempio, ho lavorato con tantissimi autori esordienti, che a loro volta cercavano una strada per il loro romanzo.

Di tentativi, successi e fallimenti ne ho visti e vissuti un bel po’ :-)

Mi concentro proprio sui fallimenti, per tirare fuori quanti più consigli utili, per me e per te che mi segui.

Ti ho parlato di quanto sono importanti i rifiuti e le delusioni vissute nel modo giusto; dell’importanza cruciale di scegliere i giusti concorsi letterari per iniziare a emergere; e di quanto è vitale il confronto diretto, per avere dritte, insegnamenti e illuminazioni inaspettate… purché tu ti ponga bene, e non come il “solito” autore alla ricerca di qualcuno a cui raccontare di cosa parla il proprio romanzo sperimentale (come ero anche io, diversi anni fa, quando mi trovai di fronte una reclutatrice Adelphi).

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Oggi voglio darti qualche consiglio utile a insistere, senza scoraggiarti mai e senza ripetere gli stessi errori, ma anzi imparando grazie alle batoste.

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.
Albert Einstein

1. Traccia una rotta

Il successo non dipende interamente da te. Il piano di azione sì.

da 3.bp.blogspot.com

Non basta avere un obiettivo, devi prefigurarlo: descrivilo, rendilo particolareggiato e visibile. La meta deve essere un’immagine chiara, precisa. Non basta dire: “voglio che il mio romanzo venga pubblicato!”

Con quale editore? Come vorresti che fosse proposto? Su quali aspetti vuoi puntare?

Una piccola confessione: Neson non è stato sempre e solo scartato.

Nel corso degli anni, ho avuto diverse possibilità di pubblicare il mio romanzo. Tramite amici direttori editoriali, editori, conoscenze che mi hanno indirizzato verso etichette editoriali di tutto rispetto, ma che non corrispondevano all’idea che mi ero fatta del mio testo.

Ha senso proporre un romanzo di fantascienza ucronica con un editore di varia? Ha senso proporre avventure corsare con una casa editrice locale specializzata in tutt’altro argomento?

Non dimenticare che un romanzo non deve essere pubblicato: deve essere anche letto. E per questo deve essere proposto al suo pubblico di riferimento, a chi può capirlo, apprezzarlo di più, magari anche stroncarlo.
…Ma non perché “nel Milleseicento i binocoli non esistevano!”, come mi ha rimproverato un lettore completamente all’oscuro dei meccanismi dell’ucronia!

Dipende da te, più di quanto tu creda. Solo tu puoi disegnare la tua rotta. Con cognizione di causa.

Le persone non falliscono perché mirano troppo in alto e sbagliano, ma perché mirano troppo in basso e fanno centro.
Les Brown

2. Controlla il percorso

Ricorda, quando i tuoi piani falliscono, che la sconfitta temporanea non è un fallimento permanente. Significa soltanto che i tuoi piani non erano validi. Crea altri progetti. Ricomincia tutto da capo.
Napoleon Hill

E fallo un tagliando ogni tanto! da ediricambiauto.blogspot.com

In un percorso lungo, guarda avanti e indietro allo stesso modo. Ho dedicato un lungo post a questo argomento: come fare un bilancio e come monitorare le tappe intermedie. Leggilo! :-)

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Samuel Beckett

3. Credici

Perché mai ho insistito per quasi vent’anni con un romanzo eterno perdente?

da boorp.com

Perché ci credo, e nonostante i rallentamenti, i dubbi, le burrasche, ho mantenuto saldo il timone e continuato a navigare anche quando non vedevo terra in vista.

Il nostro compito nel mondo non è di avere successo, ma di continuare a fallire con spirito allegro.
Robert Louis Stevenson

Ci sono stati anche lunghi periodi di secca nei quali ho fatto e pensato ad altro. La vita va avanti.
Ma tieni sempre presente quello in cui credi e distingui bene:

  • gli incidenti di percorso (mi hanno rifiutato)
    i sentimenti negativi che ne conseguono (basta, il mondo non mi capisce, mollo!)
    gli atti necessari per andare avanti nonostante tutto (mi lamento e vivo pienamente il dolore, so che passerà, e intanto cerco un altro editore)

Essere consapevole dei propri progressi e lavorare sulle emozioni correlate agli accadimenti esterni : un mix davvero efficace per fare tesoro dei fallimenti.

Conosci il contesto

Se poi parliamo del contesto editoriale, i fallimenti ci sono sempre. Anzi, devono esserci: sono connaturati alla dialettica editoriale della scrittura-revisione-selezione-pubblicazione.

Il suo romanzo è stato bocciato settantotto volte. Poi ha vinto il Man Booker Prize 2015. Dal Telegraph.co.uk

Una volta c’era questa cosa che mandavi un romanzo, te lo rifiutavano, cercavi di migliorare, te lo rifiutavano ancora, miglioravi ancora e alla fine arrivavi alla pubblicazione perché avevi imparato davvero a scrivere.
Oggi lo mandi, te lo rifiutano e tu te lo autopubblichi su Amazon.
Silvio Sosio, editore Delos

Nonostante sia una sostenitrice della pubblicazione indipendente, non l’avrei scelta per questo romanzo, perché sentivo il bisogno di una casa più grande, di qualcuno che prendesse in consegna il mio progetto personale e lo portasse in mare con una nuova bandiera.

È finita così, infatti: Silvio Sosio mi ha contattata proponendomi la pubblicazione in Delos Digital: la migliore bandiera che potessi augurarmi per “Nelson”.

Come è successo? Come ti ha trovata?
Te l’ho detto: ho perso a un concorso letterario.

L’Odissea dell’anno scorso. Sono arrivata di nuovo in finale, di nuovo ho fatto un sospiro, di nuovo ho letto la splendida scheda di lettura piena di note preziose e mi sono rimessa a lavorare incoraggiata. Nel frattempo, da Delos hanno messo da parte il testo e alla fine mi hanno ricontattata.

E vissero per sempre felici e contenti?

Felice e contenta lo sono di sicuro. E non mi sono stancata di navigare: aspetto le recensioni e i pareri dei lettori, mi attrezzo per nuove burrasche e lucido le stive per accogliervi tutto ciò che di buono verrà. Mi servirà, nella mia lunga navigazione, perché ho ancora tanti viaggi da fare.

Chi non ha mai fallito in qualcosa non può essere grande.
Herman Melville

…te l’ho già detto che “Nelson” è anche un romanzo di mare? Yo-ho!

…se la fantascienza non ti piace e il mare non ti interessa… c’è anche il romance! :-)

 

Vuoi pubblicare? Devi Fallire! (III)

diario-thManca solo UN GIORNO all’uscita del mio romanzo (che è già visibile nello Store Delos! Sorpresa!).
E allora?

Allora in questi pochi giorni sto ripercorrendo la lunga storia che mi ha portato a pubblicarlo.

La sua prima versione risale alla mia adolescenza! Per questo motivo, l’uscita è un evento che mi coinvolge molto. Oggi, ho un po’ di esperienza e qualche pubblicazione già all’attivo: ma questa è decisamente diversa!

Un successo merita sempre una festa. Un successo che arriva dopo una lunga serie di fallimenti merita una ricorrenza!

Immagine: “Il grande Gatsby”

 

pubblica-thI problemi affrontati sono preziosi a loro volta, quando insegnano qualcosa. Cioè: quando hai voglia di imparare qualcosa!

In questi lunghi anni nei quali ho mandato in giro il romanzo ho imparato:

Un’altra lezione che mi è servita e che ho imparato passando per qualche imbarazzo è questa: parlane in giro… per chiedere in giro!

Pubblicare: l’importanza del confronto diretto

Confrontarsi in modo diretto non è mai un male, specialmente se il confronto è accompagnato da:

  • una riflessione preliminare
    (cosa devo chiedere? Quali informazioni voglio comunicare, e perché? Che reazione vorrei suscitare nel mio interlocutore? Dove mi trovo, in che contesto, con quale tipo di persona?)
  • un ascolto attento e partecipe
    (che di solito è più elegante manifestare con il silenzio e con uno sguardo attento puntato sul viso dell’interlocutore)
  • una vera presenza di spirito a sé e all’altro
    (cosa sta dicendo? Posso intervenire per chiedere specificazioni? Posso fare una domanda, come e quando? Come rispondo? Cosa ho di interessante da aggiungere?)

Per capirci:

“Ho scritto un romanzo! Parla di bla bla, poi accade bla bla, il mio stile è bla bla, ho poi aggiunto questo bla bla”…

NO.

“Ti piace la fantascienza? Cosa hai letto? Pensi che ti piacerebbe una cosa di questo genere? Cosa cerchi in un libro di avventura? Quel tale romanzo ti ha convinto? Conosci quel concorso letterario, come funziona? Come ti sei trovato con il tale editore? Cosa cerchi negli autori che pubblichi?”

… Sì!

Fare domande è un metodo infallibile per scoprire, imparare, capire qualcosa degli altri… siano potenziali lettori, esperti del settore, scrittori disposti a condividere qualche consiglio (sì, ne esistono: ma non vengono allo scoperto finché non ci provi. Relazionati in modo positivo e godrai dei benefici del circolo virtuoso della pubblicazione).

Immagine: targetdonna.it

 

Attenzione, perché anche qui la delusione è in agguato: le risposte che otteniamo non sono quasi mai quelle che ci aspettiamo o che ci auguriamo. Possiamo incavolarci e ignorarle: o possiamo prendere quello che ci sembra utile e lasciare da parte il nostro delicato ego.

Le delusioni di quest’ultimo tipo comunque sono già un premio, un bel passo avanti. Nel corso di anni di lavoro, mi sono imbattuta in centinaia di persone che per “spingere” i propri testi sbagliavano clamorosamente approccio, modo di fare, parole, contesto… ed è un vero peccato, perché equivale a non staccarsi nemmeno dai blocchi di partenza.

Quindi ricorda che è molto importante che ragioni prima: prima di andare a una fiera, prima di andare a un incontro specifico, prima di uscire di casa con il tuo romanzo in testa.
Non appena finisci di scriverlo, e quando inizi a cercare una pubblicazione, poniti il problema di come presentarlo, di cosa dire, di quali informazioni e risorse ti mancano e vorresti avere per andare avanti nella tua strada.

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Immagine: niceandsunny.com

 

Ti racconto cosa è successo a me.

Molti anni fa, lavoravo per un piccolo editore milanese con il quale partecipai a una fiera del libro cittadina. Essendo una persona espansiva e disinvolta, chiacchieravo volentieri con i passanti, i lettori e i potenziali acquirenti. E in questo modo scoprii che una di loro era una lettrice e valutatrice Adelphi.

“EHR! Ah. Adelphi. Beh, sa, io ho scritto un romanzo. Parla di mare. Cioè, di fantascienza. Cioè, sa, è una cosa particolare, mai letta prima, un mix di generi, sperimentale, se ha un momento le spiego…”

Lei mi guardò con evidente pena. Poi mi porse un biglietto da visita e mi disse qualcosa del genere:

“Riceviamo tonnellate di roba, centinaia di manoscritti. Se vuoi, prova. Pensi che il tuo possa risaltare? Se ci credi davvero, se pensi veramente che il testo valga, che valga la pena, che valga qualcosa… mandalo pure.”

Io presi il biglietto, con un vago senso di vergogna e la bocca secca, ringraziai e battei in ritirata nello stand dell’editore. Non riguardai mai quel biglietto e non mandai mai nulla a quell’indirizzo.

Immagine: nicolettacinotti.net

A distanza di undici anni posso anche dire che fossi stata in quell’editor avrei risposto in modo diverso a una ventenne. Anche in un momento di relax, anche davanti all’ennesimo romanzo sperimentale non richiesto.

Qualche anno dopo, non molti a dire il vero, ero alla Fiera di Torino a presentare la neonata Studio83 insieme a Elena Di Fazio. Non presentavamo in una sala o in un evento, ma sul campo: realizzammo dei video e delle interviste per una web tv libresca che chiamammo “Editori in Fiera“.
(E se ti venisse da dire che anche questa è una “conoscenza”… lavora gratis e “conoscenze” simili fioccheranno. Più del dovuto e non sempre raccomandabili. Ma tutto serve e ha un senso).

Arrivate allo stand di Delos Books, incontrammo lì il compianto Gianfranco Viviani, che Elena aveva già visto.
Come? Dove? Conoscenzaaaa!
No: Elena si era distinta ad alcuni concorsi letterari Delos (quindi, ti ripeto: scegli bene i concorsi letterari e presidiali!)
Così, tra una chiacchiera, una rievocazione e l’intervista, avemmo una conversazione piacevole e istruttiva: soprattutto perché Viviani era una miniera d’oro di aneddoti e una persona molto gentile e alla mano.
Alla fine, prima di salutarci, mi venne da dirgli:

“Ma lo sa che anche io scrivo? Pensi che quest’anno sono pure arrivata in finale al vostro Premio Odissea”!
“E con cosa?”

Quando gli dissi il titolo del romanzo, annuì.

“Sì, sì, lo ricordo. L’hai scritto tu? BRAVA! Vai avanti così.”

Immagine da greenme.it

Magari me lo avrebbe detto lo stesso, anche se mi fossi presentata solo e subito con il titolo del romanzo. Magari potevo scegliere un esempio più calzante, tra le tante conversazioni che mi sono state dimostrate utili.

Ma in questa serie dedicata alle delusioni, condivido anche un momento bello e importante: il momento in cui sei in giro, pensi ad altro… e all’improvviso, wow! Un lettore “top” si ricorda di te, ti riconosce qualcosa, e ti invita a continuare.

Proprio a lui ho dedicato il romanzo: alla memoria di Gianfranco Viviani, un editore importante e un gran signore, uno che ha fatto cose grandi come la Nord, e cose piccole come trattare bene una scrittrice in erba.

Viviani nel 2007, nel corso della nostra intervista

Vuoi pubblicare? Devi fallire! (II)

diario-thLa notizia è che sto per pubblicare un romanzo. La cosa interessante è che sono quindici anni che ci provo! In così tanto tempo, ho accumulato una buona dose di esperienza, data per la maggior parte dai fallimenti, come racconto nel primo post di questa serie: Vuoi pubblicare? Devi fallire!

Se vuoi pubblicare un romanzo le strade sono tante. Quella dei concorsi letterari è una strada valida, specie se cerchi di piazzare un romanzo di genere.

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I concorsi letterari sono importanti!

Cerca, informati e mettiti in gioco. I concorsi sono tanti, alcuni francamente poco seri o da principianti. Io mi sono regolata così: pochi, buoni e tante volte.

Pochi

Nel mio caso, ho scritto un romanzo di fantascienza, quindi ho scelto concorsi letterari di fantascienza. In questo settore i concorsi seri ormai non sono molti, perché non lo sono le “piazze” della fantascienza.

Paradossalmente, questo può essere un elemento a tuo favore, perché per forza di cose riduce la tua scelta e ti obbliga a concentrarti solo su quelli.

In generale, partecipare a un concorso letterario serio in modo professionale non è uno scherzo, Bisogna revisionare e preparare il testo, magari sistemarlo perché abbia un certo standard di lunghezza, rispettare delle scadenze.. stamparlo e inviarlo è la parte più semplice.

L’attesa succesiva si stempera tra le cose della vita (specie se lo fai da quindici anni…) ma più fai le cose sul serio, più il tuo “ingaggio” è un costo anche emotivo.

Anche per questa ragione è meglio scegliere una rosa di concorsi selezionati e seguire quelli, senza disperdere tempo ed energie.

Buoni

Un concorso letterario va presidiato quando è:

  • legato a una casa editrice o a una realtà solida
  • in tema con ciò che proponi.

Ma c’è anche di più: ci sono concorsi letterari che offrono in cambio una scheda di valutazione e un parere di da parte di chi, lettore o giurato, lo ha valutato.
Ti consiglio caldamente di partecipare e di fare tesoro dei giudizi che otterrai!

La prima volta che ho partecipato al Premio Odissea, nel 2007, sono arrivata in finale: tuttavia, ho ricevuto una scheda di lettura non particolarmente lusinghiera. Mi è bruciato parecchio, ma una volta digerito l’affronto ho riflettuto su alcuni appunti e ho revisionato il romanzo.

Laptop or notebook with cup of coffee and origami heart on old

Qualche anno dopo, ho mandato il romanzo a un concorso “fuori genere”: il torneo “Io Scrittore”, che era alla sua prima edizione e mi ha convinta per un aspetto in particolare. Il concorso prevede che se vuoi partecipare, devi leggere tu stesso altri concorrenti (dieci a ogni manche) e formulare un parere e un voto.
Tolte le perplessità sul far fare agli stessi autori un lavoro che non compete loro, e sulla possibilità di franchi tiratori disonesti (perplessità che poi si sono rivelate fondate, in quella e nelle edizioni successive) mi sono fatta due conti: ok, devo leggere tanto, partecipano in migliaia… ma avrò DIECI PARERI sul mio romanzo!

Di quei dieci, diversi si limitavano a un giudizio di gusto “mi è piaciuto/mi ha annoiato”. Uno non aveva capito che il romanzo si basa su un’ucronia e ha elencato pedissequamente tutti gli “errori” relativi al mix temporale. Altri avevano sofferto nella lettura e manifestavano insofferenza. Altri due, invece, hanno fatto notare in giudizi lunghi e articolati alcuni difetti effettivi, uno dei quali era l’imprecisione della mia ucronia e la sua debolezza di base.

Sono dispiaciuta che i commenti fossero anonimi, perché avrei davvero voluto ringraziarli!
Grazie ai loro giudizi, ho modificato il romanzo nella sostanza, l’ho reso storicamente accurato e l’ho rinforzato aggiungendoci una premessa sci-fi che prima mancava.

È stata una fortuna poterlo fare prima che qualcun altro lo leggesse!

Alcune sconfitte sono più trionfali delle vittorie.
(Michel de Montaigne)

Un nuovo libro, insomma, pronto per partecipare all’edizione 2011 dell’Urania. Dove è stato bellamente ignorato.

Tante volte

Spesso l’indifferenza ferisce più di un giudizio negativo, specialmente se inizi a puntare alto e a giocare duro. Allora è stato così, ma sono riuscita a ricavarci qualcosa lo stesso.Ho analizzato il vincitore di quella edizione, e anche altri vincitori precedenti e successivi, e mi sono resa conto che il mio romanzo era fuori luogo in quel contesto. La fantascienza da me proposta, infatti, non era in linea con il tipo di testi proposti da Urania in quel periodo.

A prescindere da quanto sei bravo, a volte semplicemente non sei quello che cercano in quel momento. La cosa è irritante, certo, ma tant’è.

La vita non è quella che dovrebbe essere. È quella che è. È il modo con cui la affronti che fa la differenza.
(Virginia Satir)

La mia mancanza di tempismo, comunque, non mi ha fatto abbandonare l’Urania.

“Tante volte”, giusto? Il motivo è semplice: non ci sei solo tu!

Vincere un concorso o essere notato dipende non solo dalla qualità del romanzo che proponiamo (che deve essere alta! Per questo esistono gli editor!) ma anche dalla qualità degli altri partecipanti, da quanti sono, dalla politica della giuria che può cambiare di anno in anno, perché cambiano le esigenze editoriali e in sostanza quello che gli editori cercano.

Quindi se c’è un concorso a cadenza periodica al quale tieni, non ti scoraggiare e partecipa a più edizioni. Leggi i vincitori delle edizioni passate, per capire se quello che proponi è nel contesto giusto. Se non lo è, non devi necessariamente smettere di partecipare: puoi però prepararti diversamente all’eventualità di un insuccesso.

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.
(Winston Churchill)

I concorsi letterari ti danno una marcia in più!

Partecipare ai concorsi letterari implica tutta una serie di cose di cui puoi fare tesoro.

Per prima cosa, lasci andare il tuo testo e lo fai girare.

No! E se mi copiano! Se me lo rubano?
Non aver paura di essere plagiato o che il tuo romanzo venga “rubato”: ci sono una serie di trucchi che puoi mettere in atto per tutelarti.

L’eventualità è comunque remotissima: se scegli concorsi seri e rodati, scegli anche una redazione professionale e della quale fidarti. E quando lasci andare, quando dai al mondo il tuo testo levandolo dal tuo umido cassetto, i vantaggi psicologici sono incalcolabili.

  • Cambia il tuo modo di scrivere.
  • Cambia il tuo modo di leggere quello che hai scritto!
  • Fai un passo in più nella mente del lettore.
  • E ti metti in gioco: il tuo manoscritto nel cassetto diventa una cosa seria, la strada si fa appassionante.

In secondo luogo, non dimenticare che siamo in era social: un momento incredibile per abbattere le distanze sia fisiche che psicologiche e legate al ruolo.

I concorsi hanno spesso pagine facebook, chi li gestisce a sua volta si trova, si vede, è spesso disponibile a nuovi contatti, a scambiarsi opinioni, idee, informazioni. Non parlo di informazioni legate al tuo romanzo o al concorso in sé: più in generale, puoi entrare in relazioni e conversazioni con persone diverse, che ti daranno sicuramente spunti e notizie interessanti.

Se poi ti comporti bene, come ti ho raccomandato di fare nel mio post “Il circolo virtuoso della pubblicazione”, le tue possibilità crescono in modo esponenziale anche al di là del singolo concorso letterario!

Il mio romanzo di concorso non ne ha mai vinto uno. Ma è grazie a un concorso che vedrà la luce.

Te ne parlerò presto. Ho ancora qualcosa da raccontarti, nel prossimo post!

Il mistero si infittisce… cosa sarà mai?

Vuoi pubblicare? Devi fallire!

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Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.
(Thomas Alva Edison)

Tanto tempo fa, una ragazzina scrisse un romanzo. Poi, pensò che sarebbe stato bello che quel romanzo diventasse “libro”… e venisse letto da qualcuno oltre a lei e il malcapitato amico di passaggio.

Dopo ben diciotto anni dal momento in cui fu scritta la prima parola di quel romanzo, il sogno sta per avverarsi: il romanzo è in uscita!

E vissero felici e contenti.

pessimo modo di raccontare una storia, vero?

C’era una volta… fine!

 

Quella che hai letto può essere tutt’al più la trama: di una storia intitolata “Devi fallire se vuoi pubblicare”. Anche il titolo lascia a desiderare… La forza di questa storia, infatti, sta tutta nell’intreccio e soprattutto nelle vicissitudini attraversate dalla giuovin scrittrice, tra la scrittura e la pubblicazione.

Prima di arrivare all’happy end sono successe molte cose.
Ho mandato il romanzo (colpo di scena! La scrittrice in questione sono io!) a decine di redazioni e concorsi letterari, dove è stato regolarmente scartato. Quando mi è andata bene, il romanzo è finito in finale, e mi ha procurato degli elogi da parte dei suoi lettori.

Gli elogi sono importanti, specialmente quando sei inesperta e hai tantissimi progetti in cantiere. Quando uno di essi viene “premiato” con dei complimenti, sei più propensa a mandarlo avanti.

Quando però gli elogi sono l’unica cosa che ottieni, e passa il tempo, e tutti gli altri progetti sono andati oltre, e hai pubblicato una quindicina di altre cose, e il famoso romanzo resta sempre lì in secca con un bel “brava” appuntato sopra… insomma, la cosa cambia!

Per fortuna, oltre ai graditi elogi ci sono state anche diverse, numerose bastonate. Ed è stato proprio grazie alle bastonate che ho revisionato il testo, l’ho migliorato, ho corretto il tiro, mi sono mossa in modo diverso.

I complimenti mi hanno dato il carburante.
I fallimenti mi hanno dato la rotta!

La domanda è: come trasformare il fallimento in un’esperienza dalla quale imparare?

Si potrebbero scrivere dei trattati. Molti lo hanno fatto! Io ho deciso di scrivere una breve serie di post, con qualche indicazione pratica che ho usato, e che mi è servita. Per questo romanzo, per tutti gli altri, per la vita.

Non maledire un fallimento. E’ il terreno dove vive l’umiltà.
(Yasmin Mogahed)

Se hai voglia di seguirmi, te le racconterò in modo che possano esserti utili, magari come fonte di ispirazione, magari in senso operativo. Il mio romanzo esce tra una settimana, e da quel momento non vorrò più sentirne parlare! Quindi ho solo qualche giorno per raccontarti dei tanti fallimenti che mi hanno aiutato a costruire un successo che mi fa davvero felice e contenta! :-)

Un misterioso dettaglio del mio “lieto fine”…

Il primo capitolo parla di una tappa imprescindibile se vuoi pubblicare un romanzo e imparare al meglio dai problemi che incontri: i concorsi letterari.

Te ne parlerò nel prossimo post: ci vediamo qui!

Il circolo virtuoso della pubblicazione

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Quando si scrive, arriva il momento in cui si prova il desiderio di pubblicare. Di uscire allo scoperto. Dare voce alla propria voce. Raggiungere qualcuno di diverso dal nostro lettore interiore e dal cugino volenteroso che ci riempie di complimenti (santo subito! Teniamoci buoni questi lettori non professionali e superparziali perché sono importantissimi per l’autostima!).

Voglio pubblicare.
Voglio vedere il mio nome su una copertina.
Voglio leggere recensioni del mio libro scritte da sconosciuti.
Voglio leggere cose belle sul mio libro scritte da sconosciuti!
Voglio essere una vera scrittrice! Uno scrittore riconosciuto!

Sono desideri normali, fisiologici e sani: scrivere è un modo per parlare a qualcun altro e aggiungere la propria voce al grande coro umano.

Eh, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo…
Non “il mare”. Ma “un metodo”.
Uno qualsiasi? No. Un metodo per lo meno consapevole e ragionato!

Come fare a farsi pubblicare?

Un metodo valido è quello che io chiamo ”il circolo virtuoso della pubblicazione”. Con me ha funzionato e noto che funziona anche con altri, molto spesso.

In pratica significa farsi pubblicare da chi ti ha già pubblicato, dai suoi amici e dagli amici degli amici.

Ma… ma… aspetta… è orribile! Mi stai dicendo che bisogna essere raccomandati? Mi stai dicendo che pubblichi solo se sei amico di qualcuno?

Assolutamente no.

Ora però ti chiedo: se hai una carie, e arriva il tuo amico con i denti splendenti e un sorriso di felicità, e ti parla benissimo di questo dentista… un controllino non ce lo vai a fare? Se tua sorella resta fuori casa e arriva un fabbro che in tre minuti e trenta euro le apre la porta… chi chiamerai quando la serratura salta anche a te?

Quello che voglio dire è che se fai un buon lavoro sarà lui a parlare per te, se glielo permetti!

Quando parlo di buon lavoro non mi riferisco solo alla qualità del tuo scritto: quella è una condizione necessaria per l’uscita! Necessaria, ma non sufficiente.
Quando parlo di buon lavoro penso anche e soprattutto al fattore umano. Alla qualità delle relazioni che stringi, che dipende anche dal modo in cui ti poni.

Cerca aiuto in modo umile e aperto, comportati in modo positivo e costruttivo con tutti quelli che incontrerai e qualcosa di buono arriverà.

Okay, è ovvio! Grazie tante!
Ovvio non significa facile né automatico.
Tanto per capirci: quante mail hai scritto, nell’ultimo mese, semplicemente per salutare qualcuno e chiedergli “come stai”?
E quando leggi un bel post che ti piace, quante volte ringrazi l’autore nei commenti?
A quante presentazioni sei stato negli ultimi sei mesi, e una volt lì, sei andato a salutare i relatori prima di andare via?

La gentilezza è merce rara, la gentilezza come metodo è rivoluzionaria. E ti spalancherà portoni.

Oggi, ad esempio, è molto facile entrare in contatto con “colleghi esordienti” che come te cercano modi per pubblicare, ma non solo: si scambiano informazioni, si leggono a vicenda, si aiutano spesso e si danno sostegno l’un l’altro. Esistono, basta trovarli.

E come faccio?
Per prima cosa devi esserlo.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Gandhi

Se ti comporterai in modo corretto con gli altri e darai valore al tuo lavoro e al loro, incontrerai presto chi farà lo stesso con te.
Magari ti segnalano un concorso interessante. Oppure direttamente una selezione: un curatore cerca racconti per una specifica antologia e ha sparso la voce in giro.
Così avrai già modo di muovere i primi passi.

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Una volta iniziato, non fermarti! Resta in contatto sia con chi ti ha passato le informazioni, sia con i curatori e/o i nuovi autori che conosci. Aggiungili su Facebook, seguili su Twitter, partecipa alle loro discussioni, segnala le loro uscite, vai alle presentazioni e agli incontri dal vivo, porta dei reali contributi alle realtà interessanti nelle quali ti imbatti.

In questo modo mi pubblicheranno?
No. Ti pubblicheranno se quello che hai scritto è di buona qualità e corrisponde a quello che cercano in quel momento.

La tua presenza attiva e positiva, però, sarà comunque un fatto. Dai valore alle persone e loro si ricorderanno di te. E piano piano tu farai parte del loro mondo, come loro del tuo. Si chiama amicizia: sarà un’amicizia debole di facebook magari, ma sarà pur sempre una relazione che può arricchire te e la tua controparte.

Se i tuoi racconti non vincono il concorso, continua a seguirlo e partecipa a qualche altra edizione prima di mollarlo. Se un tuo collega ti rifiuta un racconto, ringrazialo per la sua attenzione e proponiti ancora, fatti sentire, continua a esserci!

Il circolo virtuoso della pubblicazione

Essere persone positive innesca un circuito virtuoso, per il quale altri riconosceranno questa positività e ricambieranno spontaneamente e di cuore. Non è fuffa. L’ho visto succedere. Succede anche a me.

Sono andata avanti per anni comportandomi come si comporta la maggioranza delle persone, sia online che nella vita: stavo con quelli che mi piacevano, contrastavo chi non mi piaceva, ignoravo chi non mi interessava, litigavo se qualcosa non mi stava bene, usavo il sarcasmo come arma contundente, cambiavo strada se mi pareva la cosa più semplice da fare.
Risultati? Pochi e non commisurati ai miei sforzi.

Poi mi sono accorta che qualcosa non andava. Ho iniziato a farlo: a essere io la persona che avrei voluto incontrare.
A dare una mano senza un corrispettivo immediato, ad aiutare e dimenticarmelo subito dopo.
A non litigare, ma cercare di comporre.
A non giudicare e non sentirmi giudicata anche quando qualcuno mi diceva “il mio libro è bellissimo, la tua recensione è troppo tiepida, non capisci niente”.
A eliminare completamente il sarcasmo dalle mie iterazioni, sostituendolo con un’ironia sorridente, quando potevo condividerla.
A rispettare ma evitare le persone che si comportavano in modo offensivo o distruttivo, anche quando mi offrivano dei vantaggi immediati.

Questo perché il segreto del circolo virtuoso è non agire solo per avere dei vantaggi.
Ovviamente la ragione per cui vogliamo migliorare è una ragione personale e “interessata”, ma deve finire qui. Non possiamo mai sapere dove arriveranno le cose belle, quindi tanto vale restare in attesa, e nel frattempo fare il meglio possibile per lasciare un buon ricordo di noi, come autori, colleghi, persone.

Sforzati di non avere solo successo ma piuttosto di essere di valore.
Albert Einstein

 

In pratica…

Proviamo a farci qualche domanda.

Quando un editore chiede a un suo autore qualche nome interessante, cosa è più probabile che accada?

  1. L’autore gli passa il nome del troll intransigente del suo forum, che scatena un flame dopo l’altro, ma oggettivamente usa bene i congiuntivi.
  2. L’autore gli fa qualche nome che gli pare interessante tra le cose che ha letto ultimamente, tra cui quella di una persona che oltre a scrivere dignitosamente gli ha anche fatto una bellissima impressione umana.

Quando il giurato di un concorso letterario cerca nuovi racconti per nuovi progetti, dove li cerca?

  1. In giro, a caso.
  2. Tra i nomi di chi ha già partecipato al suo concorso: magari non è arrivato tra i primi tre, ma non è male, e ha partecipato tante volte, e guarda, è proprio quel simpatico blogger che parla semper del concorso e linka il bando ogni anno.

Quando un curatore riceve da un editore il mandato per una nuova antologia, come si regola?

  1. Apre l’elenco telefonico e comincia dalla A
  2. Contatta autori che ha già pubblicato altrove, blogger che hanno parlato dei suoi libri, scrittori che sono anche lettori e gli hanno scritto per complimentarsi dei suoi libri e per dirgli che anche loro vorrebbero tanto esserci, se un giorno dovesse presentarsi la possibilità.

Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta.
Milton Berle

Capito il concetto? Devi esserci ed esserci bene. Non potrai mai avere il controllo sulle decisioni degli altri. Ma devi avere il controllo sulle tue intenzioni, e sui tuoi comportamenti, che faranno colpo su chi è come te.
Dai valore e il valore arriverà.
(Il corollario è in francese: rompi i coglioni e attirerai rompicoglioni.)

Suona meglio? Sei d’accordo ora sul fatto che se vuoi pubblicare devi farti degli amici?

La tua occasione

La cosa bella è che il circolo virtuoso ti dà anche di più. Non è una semplice questione di avere quello che vuoi, diventa qualcosa di più: bello, profondo, duraturo. E quando inizi a pubblicare, un racconto qui, un corto di là, un guest post, una recensione… una cosa tira l’altra, e intanto potresti accorgerti che pubblicare non è più l’unico centro dei tuoi pensieri: ci sono anche gli altri, i loro progetti, le idee che ci si scambia, le cose che si fanno insieme e che rendono la vita più varia e stimolante.

Per cui che aspetti? Inizia ora! Fai luce dentro di te, sfodera un sorriso e mettiti in cerca di ispirazione e di cose belle da scoprire.

Sì, vabbè, la fai facile. Dove lo trovo io “il curatore che cerca racconti”?

La stai leggendo ora. Io cerco racconti. Leggi qui: Nuova collana di Fantascienza Sociale: cerchiamo racconti!
Se pensi che possa fare per te, aspetto il tuo contributo.

Se la fantascienza sociale è un ambito troppo ristretto, eccone uno più ampio: Trofeo RiLL, Riflessi di Luce Lunare, concorso per racconti fantastici – Iscrizioni aperte!

Il Trofeo RiLL è un concorso letterario serio di appassionati positivi, competenti e di valore, che dividono la loro strada con chi desidera camminare insieme.

Amici miei? Ovviamente! Non hai letto il post? :-)

L’importanza di una strategia contro le brutte sorprese editoriali

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Nel mio post Trattare con gli editori per pubblicare felicemente ho esposto alcuni punti di vista utili nel momento in cui dobbiamo relazionarci con un editore in veste di scrittori.
Quella tra editore e scrittore è una relazione delicata, lo sappiamo: perché non giocare d’anticipo?

Innalziamoci dal nostro attuale libro in cerca di pubblicazione, o dal nostro racconto selezionato per l’uscita. E ragioniamo sul lungo periodo: in che modo possiamo rendere più facile la relazione tra noi e i nostri futuri, diversi e numerosi editori?

Questo problema mi si è presentato per caso, di recente, dopo tanti anni di lavoro nei quali ho affrontato ogni relazione e ogni problema in modo singolo e consequenziale, senza dare molta importanza a una riflessione sistematica.
Ecco com’è andata.

Qualche tempo fa, ho scritto un racconto per una selezione di cui ero stata informata dall’editore. (Capita anche questo: e non capita soltanto a “noi inseriti nel settore, amici degli amici del gotha”: presto ti parlerò del circolo virtuoso della pubblicazione.)

Il tema mi interessava molto e avevo degli spunti, per cui, senza fare né farmi tante domande, mi sono messa al lavoro e ho scritto un racconto. Il racconto si è dimostrato per me molto intenso, sentito, la scrittura mi ha coinvolta molto, come non capita spessissimo a chi è abituato a scrivere per professione. Evviva!

Ho finito il racconto e l’ho mandato, sempre senza troppe domande né indicazioni. Eccolo qui, fatemi sapere quando esce, ciao!

Prima del lieto fine, però, ci sono sempre delle avversità da fronteggiare.
Altrimenti che storia è?

E così, ecco che l’editore è così gentile da presentare agli autori una serie di papabili copertine e chiedere una nostra opinione. Ed ecco che una delle copertine più gettonate ritrae una dolce signora raffigurata di spalle, schiena dritta e gambe semiaperte. Nuda. Sì, ecco, in pratica la copertina era un culo. Che non c’entrava nulla con il contenuto. Ed era pure disegnato male.

Quella copertina alla fine non è stata scelta. Avevo detto lieto fine, no? :-).

Sin da quando ho visto quella copertina, comunque, ho capito che nel caso in cui fosse stata scelta io avrei ritirato il mio racconto dall’antologia.
Non è questo il luogo per discutere perché e per come: ma se sono qui a parlarti di scrittura felice, è perché la vivo pienamente, e non voglio fare esperienze di pubblicazione che mi feriscano o che ledano i miei valori fondamentali. Come quello del rispetto del corpo delle persone, donne in particolare; dell’intelligenza dei lettori e dell’onestà. Chi mi conosce sa che l’idealismo è parte della mia natura e mi è impossibile metterlo da parte.

Giusto, chi mi conosce. E chi non mi conosce?

Ecco quindi che questo piccolo grande spavento mi ha aiutato a capire che c’è bisogno di chiarezza, subito e prima della scrittura, per poter lavorare e far lavorare gli altri con serenità.

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Come pubblico cose che mi piacciono, in contesti che mi piacciono, senza rischiare eventualità come quella che ti ho raccontato?

Come riduco il rischio di brutte sorprese? E quali sono le “brutte sorprese” che più di tutte voglio evitare?

Ho pensato quindi di elaborare una vera e propria dichiarazione programmatica: la sto stendendo cercando di ricordarmi e/o immaginare quante più evenienze possibili e presto la proporrò in un post.

La dichiarazione programmatica è una sorta di manifesto, un elenco amichevole che esponga in modo chiaro cosa un editore può ottenere lavorando con me, e cosa a sua volta deve essere disposto a riconoscermi. Un bignamino, che valga idealmente da “accordo prematrimoniale” nel caso di una prevista pubblicazione.

Chiarezza. Anticipazione. Dialogo. Universalità e flessibilità. Sono qualità da infondere in quella che in sostanza è la propria visione del lavoro di scrittura e di pubblicazione.

Come disse un mio caro amico nel corso di un colloquio in cui gli si offriva uno stage:

Voi siete qui per valutare se sono il candidato giusto per voi. Io sono qui per valutare se siete l’azienda giusta per me.

Il mio amico è un’altra nota faccia di c**o, come la sottoscritta. Ma ognuno è quello che è e tutto serve! E qui parte la seconda citazione: come disse un esperto di vendite,

meglio arrossire prima, che impallidire dopo.

Editore avvisato…

Cosa pensi della mia strategia? Credi che le brutte sorprese si possano limitare, in qualche modo? Cosa ritieni importante specificare a un editore che volesse pubblicare qualcosa di tuo? Come apriresti la tua dichiarazione programmatica? Scrivilo nei commenti! :-)

Filosofia del Self Publishing

Qualche tempo fa, il blogger e scrittore Vito Introna mi ha posto qualche domanda sul fenomeno del self publishing.

diario-thL’autopubblicazione è una realtà riguardo la quale ho una certa esperienza, grazie al mio lavoro con  Studio83, agenzia di servizi letterari che tra le prime in Italia si è occupata degli autori emergenti, di aiutarli, difenderli e affiancarli nel corso del loro esordio.
La chiacchierata virtuale con Vito è stata stimolante. Più che domande, ha messo sul piatto delle questioni aperte. Riguardano non solo l’autopubblicazione in sé, ma anche la promozione, i gruppi di autori, il blogging, l’editoria digitale… tutto dal punto di vista di chi cerca di “uscire” in modo non tradizionale.

La strada del futuro, a mio avviso, è la Pubblicazione Indipendente. Un’evoluzione del “self ” e “auto” nella misura in cui lo scrittore non fa più tutto da solo, un click qui, un software lì, ma si affida a professionisti per produrre un testo che rispetti degli standard elevati di riconosciuta qualità. Dire se un romanzo è bello o brutto non è semplice; stabilire se è impaginato correttamente e ben editato è pacifico. [Leggi: Indie Publishing, la strada del futuro sul blog di Studio83]

Oltre a me, Vito ha intervistato altre persone: scrittori, curatori, operatori del settore. Leggendo il suo post in due parti, intitolato Self Publishing sì/Self Publishing no trovi i pareri di Alessandro Forlani, Francesco Troccoli, Dario Tonani, Glinda Izabel, Greta Cerretti, Laura Costantini e Loredana Falcone. Paragonando le loro differenti risposte alle stesse questioni, puoi farti un’idea di come gran parte del lavoro dello scrittore e dell’operatore professionale sia legato a una sua propria visione, a una mentalità diversa per ognuno, che spesso condiziona anche le scelte e i giudizi.

Ognuno ha la propria filosofia. Nel post che ho linkato ce ne sono di interessanti e diversissime tra loro. Ecco la mia!

  1. Il self publishing digitale sta diventando una vera e propria via alternativa alla pubblicazione. Non è raro trovare autori già pubblicati con case editrici free che integrano il proprio catalogo con ebook autoprodotti. Secondo voi questo canale, capeggiato dal sito di Amazon, può mettere in crisi l’editoria tradizionale?

Quella dell’ “editoria tradizionale” è una categoria chiamata molto in causa, ma a mio avviso è fuorviante definire il sistema editoriale di oggi come “tradizionale”: parlerei piuttosto di editoria “attuale”. Nulla può mettere in crisi l’editoria attuale, più di quanto non facciano già meccanismi interni al proprio sistema e contesto. L’editoria attuale è un meccanismo complicato che di fatto si sottrae alle regole del normale mercato, il che non è di per sé un problema, se non fosse che essa non è capace di proporre alternative e continua a vivacchiare senza darsi uno statuto differente, in un contesto in cui l’offerta (di libri) supera la domanda (dei lettori e di lettori). E questo ultimo fattore vale anche per il self-publishing, che al momento trova il suo mercato negli autori e ha ancora solo in nuce le potenzialità infinite del suo domani.

da meccanismocomplesso.org

  1. Il fenomeno del POD sembra essersi allargato ben oltre le vecchie stampe congressuali e di partito. Un tempo i servizi tipografici costituivano l’alternativa elitaria alle copisterie, oggi invece vari editori, anche di discreto blasone, creano dei veri e propri sottomarchi che offrono servizi di Print on Demand. Tali sottomarchi immettono nel circuito pubblicazioni non sempre di buon livello, poichè in genere prive del benchè minimo servizio editoriale. Come valutate questa pratica commerciale?

È una pratica commerciale nota e usata, non appartenente al mondo dell’editoria “tradizionale” ma comunque a pieno regime da qualche anno. Essendo a pieno regime, dal punto di vista commerciale è una pratica valida perché funziona e quando all’opportunità unisce la qualità è un sistema come un altro di pubblicazione: siamo agli inizi di una nuova era ed è curioso come sotto molti aspetti stiamo ricalcando inconsapevolmente pratiche diffuse anche nel primo Settecento, alba della diffusione della stampa libraria.

 

Il saggio “Stampatori della mente” di McKenzie parla anche di questo

  1. A oggi spuntano come funghi blog amatoriali e semi amatoriali di sedicenti scrittori, editor e/o agenti letterari.Spesso basta un piccolo investimento iniziale per mettere su un sito ben funzionale ed esteticamente attraente, attraverso il quale offrire servizi editoriali non sempre all’altezza delle promesse. Si tratta di semplice speculazione sulla vanità dell’esordiente o ritenete che vi siano altre ragioni alla base del fenomeno?

La “speculazione sulla vanità dell’esordiente” è una realtà diffusa, ma è un luogo comune ancora più diffuso.

Se qualcuno offre un servizio di qualità scadente e al di sotto delle proprie stesse promesse, qualsiasi esso sia, sta semplicemente lavorando male e probabilmente chiuderà presto, dato che gli esordienti non sono minus habens ma in questo caso clienti di servizi, che solitamente si informano, dopo una fregatura si fanno i conti in tasca e in generale sono aperti al miglioramento e al lavoro sulle proprie cose (in dodici anni di lavoro con gli autori, la mia esperienza va in questo senso).

Se invece offro un servizio utile e di qualità e trovo persone che ne traggono beneficio, allora sto facendo un bene a me stessa e ai miei clienti, che non sono necessariamente vanitosi solo perché vogliono esprimersi in modi tradizionalmente preclusi ai più.

A dire il vero, se si pone come fatto che molte piattaforme siano aperte da “sedicenti professionisti”, forse la vanità è da questa parte. Mi sono imbattuta molto spesso in semidilettanti alteri, protagonistici e dogmatici: questa può essere una ragione del proliferare di iniziative varie, molte delle quali presto si sgonfiano o diventano altro.

Un’altra ragione è che semplicemente ora si può fare, ci sono i mezzi tecnici e quindi giustamente gli esperimenti fioriscono.

da studioninjacrm.com

  1. Non è raro trovare gruppi di scrittori self published che si recensiscono e acquistano a vicenda, in modo da mantenersi reciprocamente in cima alle classifiche di vendita e così attrarre nuovi acquirenti. Rovescio della medaglia è il profilerare di commenti e recensioni “Fake” da parte di cordate avversarie, con innesco di frequenti discussioni sui social network, sui contenuti delle quali è meglio soprassedere. Sono solo goliardate o il fenomeno è indice di qualcos’altro?

Non vedo goliardia in questi comportamenti, come in generale in questo settore.

Il “fare gruppo” è una tendenza umana, universale e capillare e il fatto che accada anche con scrittori autopromuoventi (non solo auto pubblicati, naturalmente) o con forumisti incalliti non mi pare un fenomeno così fenomenale. Anzi, penso che questo boom di blurb sia positivo, perché finalmente permette al lettore di capire cosa c’è dietro la promozione libraria in generale, e quindi dopo la prima fregatura diventa più critico, più sveglio e più incline a formarsi una propria opinione più personale e autonoma.

[Tanto tempo fa, però, la pensavo diversamente: leggi il post Fantasmi di mezzanotte]

da wikipedia in inglese, alla voce “blurb”

  1. A volte gruppi di scrittori e editor amatoriali si confederano in piccole case “autoeditrici” rivolte essenzialmente a se stessi e ai propri lavori. In genere queste aziende si appoggiano su un pod o su una tipografia esterna e hanno vita breve. É solo folklore letterario?

È un modo come un altro di mettere a frutto le proprie passioni. Ho visto (e la storia ha visto) nascere in questo modo realtà interessanti e importanti, e con le stesse caratteristiche conosco più di un editore che si è bruciato. La patente del successo te la dà chi ti compra, l’alloro da “poeta laureato” chi ti legge. Ma la dignità del lavoro nessuno può togliertela: o ce l’hai, e vai avanti felicemente comunque vada; o parti già menomato, e presto dovrai cambiare, per non morire.

da cielomareterra.org

  1. E infine l’editoria digitale, che in Italia ancora stenta a decollare, è davvero così pericolosa per il guadagno dell’editore o le paure delle major sono ingiustificate?

L’editoria digitale non ha nulla di diverso da quella “normale”, a parte i supporti. Anzi, è più semplice, perché l’editore non ha più costi di magazzino, tasse sulla carta, tipografia, librai morosi o reticenti… quindi dovrebbe essere una manna per tutti, se solo ci fosse una cultura più operativa, giovane, dinamica, tecnologica.

È questo che fa paura dell’editoria digitale: è una cosa nuova e bisogna impararla da zero, a volte anzi crearla, e finora non molti hanno avuto questa intelligente operosità.

Come ho detto anche all’inizio, a mio avviso i problemi dell’editoria sono molti, la maggior parte interni e cancrenosi già da tempo. E non è detto che i mali dell’editoria dobbiamo sentirli necessariamente come nostri. Pensiamo alla lettura, alla scrittura, al dialogo, all’incontro… morta una categoria imprenditoriale, se ne farà un’altra, e stavolta molte più persone potranno contribuirvi, con le proprie forze e possibilità.

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da giorgiotave.it

 

Trattare con l’editore per pubblicare felicemente

pubblica-th felice-thPer tutti noi che scriviamo, la pubblicazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso lungo e faticoso.

Allo stesso tempo, il momento in cui la controparte editoriale (l’editore, o il curatore, o il redattore, insomma, chi può farlo, da ora in avanti lo chiamo per comodità “l’editore”) ci dice “Ok, ti pubblicherò!” è a sua volta un momento di partenza. Ci si apre davanti un altro pezzo di strada che nasconde delle insidie potenzialmente letali per la nostra felicità e soddisfazione.

Non parlo del pericolo di avere recensioni negative, o di ricevere stroncature, o di non essere capiti dai lettori. [Se la cosa ti preoccupa, leggi: Come ricevere una stroncatura e vivere felici dal blog di Studio83]

Mi riferisco alla “stretta e lunga via” da percorrere insieme all’editore, per far sì che il manoscritto venga trasformato in prodotto librario, con la collaborazione di tutti.

Collaborazione è la parola giusta. Quando viene a mancare, quando non si lavora più insieme, arrivano i dolori. È molto facile del resto che in questa fase si aprano dei contrasti tra scrittore ed editore. È anzi quasi fisiologico.

L’autore pensa al proprio testo, alla sua “purezza”. Spesso resiste alle proposte di modifica e cerca di limitare gli interventi altrui al meno possibile.
L’editore pensa alla commercializzazione. Spesso tende a semplificare, a uniformare, a tagliare, a sistemare secondo logiche diverse da quelle della scrittura tu cur.

“Diversità” e “conflitto” però non significano “termine della collaborazione”. Le istanze sono diverse, il fine è lo stesso. Capito ciò, in questa fase è necessaria intelligenza da entrambe le parti:

  • L’editore deve rispettare il lavoro dello scrittore e dargli sempre l’impressione che il testo viene amato e rispettato anche dalla redazione, e che qualsiasi intervento o modifica viene fatto per il suo “bene” e per portarlo a quanti più lettori possibili.
  • Lo scrittore deve limitare il proprio ego e dare mostra di accogliere di buon grado le proposte dell’editore. Anche quando non è così!

Non a caso ho parlato di “dare l’impressione” e “dare mostra”. Una comunicazione attenta e attentamente ponderata è il fulcro di questo tipo di delicate relazioni e le rende più facili.

Bellissima, da marketingsocialnetwork.it

Veniamo al sodo. Esempio pratico.

Ti arriva una mail dell’editore, la apri e ci leggi richieste irricevibili di modifiche incomprensibili.
Che fare? Ecco i miei consigli:

  • fermati, respira, chiudi la mail e fatti una passeggiata.
  • Il giorno dopo, scrivi una bozza di mail in cui spieghi le tue ragioni.
  • Il giorno dopo, rileggi tutte e due le mail e valuta se le richieste sono così tremende, e se nella tua mail di risposta non è il caso di cedere un po’.
  • Il giorno dopo, una volta deciso a mente fredda cosa accogliere e cosa no, elabora una controproposta e scrivila attentamente. Smorza i toni accesi, lima le asperità e ribadisci gli aspetti positivi: la tua fiducia nei confronti dell’editore, la tua gioia per la pubblicazione imminente, la tua emozione, il tuo amore per il testo… non è necessario scrivere tutte queste cose, basta infonderle: il tono di una comunicazione può fare la differenza tra il suo successo o il suo fallimento, e in ogni caso salva la relazione.

Tre giorni sono passati! Come ti senti, oggi? Ancora indignato… o un tantino più bendisposto?

A volte tre giorni non ci sono: i tempi sono stretti e l’editore, ingrato e arrivista, vuole una risposta ora, subito, ieri!
Esci e fatti una passeggiata lo stesso. Prenditi tutto il tempo e quanto più tempo possibile per calmare le emozioni e permetti anche alla mente di carburare con il giusto equilibrio. Le parole d’ordine sono pausa, calma, riflessione, accoglimento. Il trucco per non trovarsi in una pericolosa stasi dei rapporti e delle modifiche è quello di elaborare sempre proposte alternative presentate in modo convincente.

Esiste un’alternativa. C’è sempre una terza via, la quale non è una combinazione delle altre due. E’ una via differente.
David Carradine

Chiaro?

Diciamocela tutta.
Capiterà che qualche decisione finale dell’editore non ti piacerà.

diario-th È successo anche a me. Ho pubblicato una quindicina di racconti [se ti interessa, ecco l’elenco dei principali: Giulia Abbate – Racconti]. Ognuno in un volume diverso e per editori, curatori e argomenti differenti. Partendo dall’editing, passando per un certo tipo di grafie, arrivando a copertine opinabili e titoli migliorabili, più di una volta ho ingoiato quelli che mi parevano rospi.
Allo stesso tempo, però, ogni mia pubblicazione mi ha portato cose buone. Ho conosciuto colleghi scrittori, ho ottenuto lettori, ho letto buoni pareri sui testi, ho un ottimo rapporto con diversi editori che mi hanno pubblicato. Anche con quelli di cui non ho condiviso le scelte al cento per cento. Quindi ogni pubblicazione, anche quella che lì per lì avrei avuto voglia di rifiutare per il bene del mio prezioso orgoglio… è servita a qualcosa e mi ha reso ottimi servizi.

da iloveimola.it

Ricorda infatti che tutti abbiamo dei limiti. Loro, certo, ma anche tu. Tu sei un bravo scrittore, un’ottima scrittrice. Tu non sei editore, redattrice, editor né grafica, per lo meno nel caso in esame: tu da una parte, dall’altra le figure professionali che si occupano della pubblicazione-commercializzazione-successo del testo.

Quindi, una parola: molla.

  • Se proprio non riesci a convincerli
  • Se non ti sta bene niente e su qualcosa devi necessariamente cedere
  • Se il compromesso ti stanca e vorresti solo riprenderti tutto e richiuderlo (richiuderti?) nel proverbiale, sicuro cassetto
  • Perfino se ti accorgi di qualcosa che non va dopo la pubblicazione (a me è successo: editing non annunciato né concordato che ho trovato sul libro già in vendita)

…molla! Prendi atto che nel complesso mondo editoriale non tutto è sotto il tuo controllo. Quando avrai familiarizzato con questa difficile realtà, potrai aggiungere un tassello: quello della fiducia.

Nel caso in cui il compromesso sia impossibile, fidati. Affidati alla competenza dell’editore, che dopotutto lavora per pubblicare testi che arrivino al pubblico. E non chiuderti: fai la tua parte, come e dove puoi, perché tutto vada bene.

Da impresaincorso.it

Chiedo molto, lo so. Ma credimi, sono passi necessari per elevarti e imprimere un’accelerazione alla tua strada. Ti renderà profesisonale. Ti farà soffrire di meno.
(E dopotutto, nessuno ti obbliga a stracciare la versione del testo che a te piace di più! Conservala, potrebbe servirti in futuro per riproporla… o per aiutarti a capire che era giusto cambiarla.)

Non è un singolo testo che fa lo scrittore: ogni pubblicazione è un capitolo della tua storia letteraria. E come ben sai, ogni storia è fatta di successi, di insuccessi, di lezioni apprese e di belle sorprese impreviste.

Parlando di imprevisti, esistono comunque delle strategie per limitarli.

Alcune sono istituzionali: il classico paravento per le brutte sorprese è il contratto editoriale, che puoi e devi negoziare.

Prima ancora di arrivare al contratto, compilare una dichiarazione programmatica è un buon modo  per chiarire a editori presenti e futuri le tue priorità, le tue richieste e i tuoi modi di lavorare.

Da economicas.uca.es

Un simile documento, perché di questo si tratta, non è facile da mettere insieme ma può essere risolutivo. Puoi sottoporlo a più editori nel corso del tempo. Inoltre, diventa uno strumento di lavoro utile a te: cambia insieme alle tue priorità, ti dona chiarezza e precisione e ti aiuta a riflttere sulla tua storia passata e futura.

Presto ti illustrerò la mia dichiarazione programmatica e ti spiegherò come e cosa puoi metterci.

Nel frattempo lascia un commento se ti va. Hai mai avuto una delusione editoriale? E una bella sorpresa post-pubblicazione? Pensi che la comunicazione sia importante? E come ti sembra il mio discorso sulla fiducia? Fammelo sapere :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)