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La fantascienza delle donne

Pubblico qui e oggi l’articolo che ho scritto per la Rivista Inchiostro, e che è apparso nell’ultimo numero della pubblicazione.

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La fantascienza delle donne

[per la Rivista Inchiostro]
La fantascienza è donna? O meglio: la fantascienza è anche donna?

All’inizio, no. Per molti, “Frankestein”di Mary Shelley, è la radice della SF moderna. Ma quella che noi conosciamo parte negli anni ’30 del ‘900, da editori e autori per lo più uomini, anglosassoni, bianchi. Allora pionieri, definirono standard oggi superati, ma duri a cambiare paradigmi e ad aprirsi agli “altri”: alle donne, ma anche a persone di etnia diversa, afroamericani, africani, cinesi.

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Oggi il dibattito sull’inclusione è vivo: le donne reclamano riconoscimenti commisurati ai meriti, non al sesso. Alla convention Stranimondi, appuntamento milanese dedicato alla letteratura fantastica, la scrittrice Tricia Sullivan constatava in una conferenza che ancora c’è molto da fare, per cambiare una cultura di stereotipi radicati.

Ai “diversi” (ma diversi da chi?) si vuole far scrivere di quello e basta: che i neri scrivano di razzismo, le donne di sessismo, senza avventurarsi in territori dei quali “non sono capaci”.
Salvo poi lamentarsene: uff, sempre questi femminismi!
Oppure meravigliarsene, o cercare tracce di sensibilità femminile anche in scene di sbudellamenti: lo ha raccontato la scrittrice Milena Debenedetti, in un suo recente post sul blog “Lezioni Sul Domani”.

Le autrici di SF parlano spesso (e più spesso degli uomini) di discriminazione, di riproduzione, di rapporti uomo-donna. Problemi più sentiti dalle donne, vittime della disparità di genere.
Le scrittrici hanno usato la fantascienza come provocazione, allarme, riflettore sulle contraddizioni del presente: e la SF ringrazia, perché proprio questa è la sua vocazione più alta.

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Ma le fantascientiste hanno sviluppato anche altri temi, come la mutazione, un fulcro della SF. Mutazione dell’individuo, del corpo ibridato, del linguaggio: quest’ultimo di sicura ispirazione per autori e autrici in erba.

Ne parla Eleonora Federici, nel suo saggio “Quando la fantascienza è donna” (Carocci) che si concentra sul contesto di lingua inglese.
Autrici come Margaret Atwood, Octavia Butler, Ursula Le Guin, Tanith Lee, Doris Lessing, Alice Sheldon (il cui pseudonimo James Tiptree Jr portò i critici malaccorti a usarla come dimostrazione della superiorità… maschile nella SF!), sono colonne della SF e della letteratura mondiale.

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Sempre le autrici hanno dominato il 2016: si sono aggiudicate i premi di narrativa Hugo, tra i più importanti del settore, mentre correnti apertamente maschiliste, razziste, omofobe sono rimaste a bocca asciutta. Anche solo il fatto che queste correnti esistano è triste, e ci fa capire l’importanza che autrici e autori scrivano contro le discriminazioni e vengano letti.

E in Italia? Segnalo l’opera critica di Giulia Iannuzzi, studiosa tra le più autorevoli della fantascienza e del fandom italiano: un ambiente vario, ma anche piccolo e chiuso. Nel quale hanno operato autrici importanti come Gilda Musa, Roberta Rambelli (aka Robert Rambell), Nicoletta Vallorani. Che però è l’unica donna ad aver vinto il Premio Urania.

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Questa fantascienza, insomma, è anche delle donne?
Oppure esse sono outsider, ospiti di un genere “uomo” per definizione, dominato da autori lettori gusti maschili?

Nella prefazione dell’antologia “Oltre Venere”, il curatore Gian Filippo Pizzo va alla radice del problema: non è vero che le donne non sanno scrivere e non amano leggere SF. È vero che sono di meno: come nei consigli di amministrazione, nei parlamenti, nelle fasce alte degli stipendi.

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La questione è tutta qui, forse: come nella vita, anche nella fantascienza il contributo femminile è indispensabile, ciò nonostante è incredibilmente sudato. Vale ancora l’assunto di Virginia Woolf: per scrivere romanzi, una donna ha bisogno di soldi, o per lo meno di una stanza tutta per sé. Per le macchine del tempo la strada è ancora più lunga.

Il dibattito è aperto!

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Trovi tutti i riferimenti dell’articolo, e molto altro, nel mio post di oggi nel mio blog di fantascienza Lezioni Sul Domani: #Lottomarzo: lotta e fantascienza, delle donne, con le donne.

Ci vediamo, per chi vorrà, per strada: oggi si manifesta nelle città di cinquantacinque paesi del mondo, io sarò alle 18:00 a Palazzo Lombardia. L’otto marzo, non una di meno!

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Italiani in Italia: ci sono anch’io

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Qualche tempo fa una mia amica ha cambiato casa, città e nazione. E poco tempo dopo, ha aperto un blog. Un blog di impressioni di viaggio, di racconti di cambiamento, di riflessioni familiari e di living.

Blog con queste caratteristiche ce ne sono tanti, e meno male!

Perché scrivere fa bene.

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Edizione straordinaria!

Ciao e ben ritrovat*!

È un po’ di tempo che non scrivevo qui sul blog, devo dire che mi è mancato molto. Ora rieccomi qui, con un bel po’ di novità da condividere con te. Edizione straordinaria!

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In questi mesi sono stata silenziosa (qui), ma non inattiva. Il lavoro è stato intenso sotto tanti fronti: e anche dal punto di vista delle scritture mi sono impegnata moltissimo.

Partiamo dalla fine: le scritture. Esco da un periodo proficuo, sono usciti diversi miei racconti in antologie collettive. Nella pagina del mio sito dedicata ai racconti ci sono molti nuovi titoli!

Ecco le novità in libreria:

Medusa e le altre è una mia rilettura del mito classico di Medusa, contenuta nell’antologia a tema “Occhi di Roccia” pubblicata da Delmiglio Editore. Per scriverla non ho inventato nulla: ho recuperato i simboli classici, dando loro dei significati alternativi alla versione ufficiale, ma altrettanto veri. La “mia” Medusa è forte, maledettamente femminista e… sorpresa: non è solo mia. La sua storia infatti è un retaggio delle antichissime e semi mitiche civiltà matriarcali, spazzate via dalle dominazioni micenee e doriche. Tempo, mito, violenza. E tentacoli. Sottotitolo: “Una classica tragedia moderna”.

Il gestionale è un mio racconto contenuto in “Oltre Venere”, antologia di autrici SF curata da Gian Filippo Pizzo, Edizioni La Ponga. È la storia di un software di magazzino, di una ditta di autoricambi, di un corso di filosofia: cose apparentemente usuali, normali, ma che combinate in un certo modo si riveleranno dannosissime per la protagonista. Qualsiasi riferimento a fatti e persone reali è probabilmente non casuale.

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Uno & Trifasico è uscito nella Bottega del Fantastico 5: è una fiaba sinistra su un futuro in cui l’automazione creerà mostri, non solo tecnologici, non solo ibridi, anche e sopratutto umani. Grazie a un incidente provvidenziale, un androide si ritrova in una posizione chiave e inizia un viaggio dentro se stesso e dentro chi lo ospita, aiutato da un misterioso subconscio e dal potere catartico della preghiera.

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#ticonoscomascherina è un breve divertissement contenuto in Narragenda 2017, l’agenda pubblicata da Delmiglio Editore con tanti racconti per tenerti compagnia durante l’anno. Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa in tema con il mese della mia nascita: e nel mio amato, bizzarro febbraio ti proporrò un Carnevale che conosciamo tutti molto bene, talmente bene da dimenticare a volte quanto sia surreale.

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Altri se ne aggiungeranno. In questi ultimi mesi ho scritto a un ritmo intenso per me e ho terminato tre racconti che verranno presto pubblicati in antologie a tema. Ecco le mie prossime uscite:

Ponti è un racconto “fantagiallo”: un misterioso delitto in un quartiere malfamato apre degli scenari impossibili da credere, eppure reali. L’ispettore che indaga, alle prese con un pesante lutto mai accettato, deve fare i conti anche con una trama sinistra, e si accorge presto di non essere il solo cacciatore in azione.
Uscirà presumibilmente alla fine del 2016.

Perky Sun è un racconto di “fantaguerra”: in una guerra (prossima) futura, una nuova, sottile tecnica di manipolazione viene testata su delle cavie inconsapevoli. Un militare al fronte inizia a sviluppare una paranoia, un pilota di droni indaga in segreto, una ragazzina canta. E qualcuno veglia, controlla e studia piani pericolosi.
Uscita prevista: 2017.

Un giorno questo motore ti sarà utile (sì, è una citazione!) è una cronaca familiare e insieme sociale, dove la giovane protagonista, veterana ferita di una guerra appena conclusa, si interroga sulla sua modernità, sulle invenzioni che facilitano la vita, sul limite del controllo che possiamo avere sulle cose. Il tutto a causa di una malattia che sua nonna rifiuta di curarsi, e che dà inizio a un braccio di ferro che cambierà entrambe. Gossip: la nonna sono io, e sono un osso duro!
Uscita prevista: molto presto, forse prima degli altri due.

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Altre novità, le collaborazioni:

per La bottega del Barbieri ho iniziato una rubrica di fantascrittura: Leggere e scrivere fantascienza, che ha cadenza mensile, è già al quarto appuntamento e unisce il tesoro delle tecniche di scrittura con i meravigliosi viaggi della fantascienza. È pensato per servire a tutti, a chi legge, a chi scrive, a chi ama la fantascienza e anche a chi la odia. Puoi leggere qui la presentazione e le prime uscite.

Per Delos Digital sono ora curatrice, insieme alla mia socia Elena Di Fazio, della collana di fantascienza sociale “Futuro Presente”. Abbiamo pubblicato già quattro racconti, splendidi, brillanti, inquietanti, intelligenti. E altri titoli stellari li abbiamo già in preparazione.

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per la Rivista Inchiostro, storica pubblicazione dedicata ad autrici e autori esordienti, ho scritto una prima recensione alla quale ne seguiranno altre (evviva!). Ho parlato di “Il bosco di Aus” di Chiara Palazzolo, un romanzo con grandi premesse ma con esiti deludenti.

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In questi giorni di autunno, dedicati a un bilancio intermedio del mio percorso di quest’anno (e qualcosa in più), mi accorgo che ho scritto tanto e con soddisfazione: è bello essere cercata, è bello che persone competenti che ammiro mi chiedano di scrivere per loro, è bello pubblicare e in questo modo conoscere sempre nuovi editori, colleghi e colleghe, lettrici e lettori.

Fino a pochi anni fa, il pensare a una situazione come questa mi avrebbe fatto girare la testa. E ora eccomi qui! Uno dei miei sogni è già realtà, e non ho superpoteri, tranne forse uno: la supertenacia, quella ferrea disposizione d’animo che mi ha tenuta incollata ai miei obiettivi con le unghie e con i denti. Oltre le delusioni, oltre le attese, oltre le incredibili fatiche (due bambine piccole non sono uno scherzo!), oltre momenti in cui qualcosa in me sussurrava: ma chi te lo fa fare?

Cucù! E per un sogno che si realizza ce ne sono altri che si… calendarizzano :-)

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Sono lungi dal fermarmi e per concludere vorrei condividere con te che leggi qualche novità prossima ventura che magari può vederti coinvolt*!

La mia agenzia di servizi letterari Studio83 continua la sua avventura, e sempre meglio. Con il prezioso riscontro di clienti, autori, autrici ed editori che si rivolgono a noi per i loro scritti, nuovi progetti prendono il via. Studio83 – Servizi Letterari è un marchio in attesa di registrazione, che si è guadagnato la stelletta del R (presto R) accanto al nome. Ed è subito corporation :-)

Il nuovo sito di Studio83 è quasi pronto, e oltre alla grafica e alle sezioni ha nuovi servizi letterari pronti a partire. Sono servizi che già svolgiamo, che sappiamo bene come far funzionare e che abbiamo solo noi: perché li abbiamo inventati noi, costruendoli e potenziandoli in dieci anni di lavoro sul campo. Siamo pronte a proporli a tutti e a farli diventare le nostre offerte di punta, uniche, rodate e originali. Presto il nuovo sito sarà online e capirai perché sono così entusiasta!

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Arrivano anche delle nuove pubblicazioni. Dopo tanto lavoro e alcuni stop imprevisti sto per pubblicare una mia raccolta dei migliori racconti già usciti in altre antologie. Prossima una pubblicazione indipendente che darò presto alle e-stampe. Oltre a un altro mio titolo, per cui ho già firmato il contratto con l’editore, che verrà ripubblicato e valorizzato: Lezioni Sul Domani!

Per finire… ci vediamo? Si avvicina una stagione di incontri e di eventi dal vivo che sto disegnando in questi giorni. Ebbene sì, gli eventi sono uno dei nuovi servizi proposti da Studio83, e un’attività che mi piace tantissimo, e che presto metterò in campo. Ci sono già due appuntamenti che arrivano subitosubito, a ottobre, ci sono io e c’è Elena Di Fazio, e mi piacerebbe incontrare anche te, se vorrai.

 

Nella splendida cornice del MuFant, il Museo della Fantascienza di Torino, venerdì 7 ottobre si terrà il convegno “Donne Oltre”: Elena e io interverremo per parlare di Oltre Venere, del nostro essere femmine fantascientiste (entrambi motivi di vanto!) e per condividere parole nostre e non solo.

 “Oltre Venere”, in “Donne oltre”
Venerdì 7 ottobre 2016 – Ore 17,30
MuFant – Museo della Fantascienza di Torino – via Reiss Romolis 49bis, Torino
Ingresso: € 7,00

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Nella fantastica convention Stranimondi, alla sua seconda edizione dopo il successo dell’anno scorso, Elena e io presentiamo Futuro Presente: parleremo dei racconti insieme al pubblico, con l’aiuto dell’editore Silvio Sosio e il contributo degli autori. Effetti speciali e sorprese non mancheranno, abbiamo solo mezz’ora ma la faremo fruttare!

“Futuro Presente”, in Stranimondi
Domenica 16 ottobre 2016 – Ore 16,30
UESM Casa dei Giochi di Milano – via Sant’Uguzzone 8, Milano
Ingresso libero

Visto quante belle cose? Spero di incontrarti in una presentazione. Continua a seguirmi, in arrivo sul blog tanti aggiornamenti: recensioni, articoli, consigli per leggere, scrivere e vivere felici! A presto.

Salone del Libro di Torino – il mio resoconto

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Nel corso degli anni sono stata tante volte al Salone del Libro di Torino. Prima come studentessa e lettrice, poi come aspirante qualcosa. Con la neonata Studio83 ho fatto l’intervistatrice militante per una webtv libresca (i video sono qui: Editori in fiera), e in seguito sono tornata con più consapevolezza e con una professione che mi ha permesso di vivere la fiera sotto molteplici punti di vista.

[Nel 2009: Fiera di Torino – the week after
Nel 2008: Un libro in un minuto]

Due esperienze però mi mancavano: vivere la fiera come autrice e andarci come mamma.

Sabato ho fatto entrambe le cose: prendendo il coraggio a due mani, sono andata in Fiera portandomi le mie due figlie (6 anni e 2 anni). E con loro ho preso parte alla presentazione di Oltre Venere, antologia di racconti di fantascienza curata da Gian Filippo Pizzo, edita da La Ponga, nella quale figura il mio racconto “Il Gestionale”.

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È stata un’esperienza faticosa, ma anche unica.

Portarmi appresso due bambine piccole mi ha fatto stare in Fiera con un’attitudine diversa, meno professionale (a parte la presentazione oltrevenerina, non ho fatto nessun altro incontro “a tema”), ma anche più presente e attenta ad altre cose.

Per questa ragione non ho un resoconto obiettivo di “quello che va bene e quello che va male” del Salone: sono stata molto occupata a vivere insieme alle mie figlie una giornata diversa, particolare, avventurosa. E sono tornata un po’ agli inizi, a quando esploravo il Salone da ragazzina. Mi sentivo sopraffatta da tutti quei libri, da tutte quelle pagine, e l’abbondanza delle proposte e degli stimoli mi confondeva e mi esaltava allo stesso tempo.

da tvspenta.it

Ora ho qualche anno e qualche coordinata in più. Così, una volta riuscita a decodificare la cartina, ho portato le ragazze a degli stand scelti da me: in primo luogo quello di Babalibri, una casa editrice di cui ho già parlato e che è una garanzia di qualità e anche di umanità.

Lo stand era pieno, ma l’accoglienza è stata affabile. Le mie figlie si sono gettate sui libri: la più grande ne ha sfogliati almeno dieci, la più piccola ne ha preso uno e se lo è guardato straiata per terra manco fosse in stanza sua… Nonostante questo, siamo state accolte con grandi sorrisi e senza traccia di insofferenza, anzi. E quando alla fine abbiamo scelto due libri e sono passata all’acquisto, la responsabile ha applicato un bello sconto fiera senza dire nulla, così, d’ufficio.

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Cosa purtroppo che non è successa negli stand delle grandi case editrici: sia da Salani, che da Mondadori Electa, più che librai c’erano cassieri, poco consapevoli dei titoli presenti e non nelle condizioni di poter fare altro che battere scontrini.

Cari grandi editori, voi che alla fine siete quelli che guadagnano di più dal Salone di Torino… a che serve una grande fiera? A venderevenderevendere? O magari a incontrare, a comunicare, non solo sui palchi delle presentazioni blasonate, ma anche coi noi comuni, umani lettori?

Io ci vado per tutto, tranne che per comprare.

Io ci vado per tutto, tranne che per comprare. Ecco, l’ho detto.

Un po’ meno supermercato e un po’ più di investimento sulle competenze e sull’incontro, magari?

Ok, ok. Avevo detto più mamma, meno editor inacidita. La smetto.

Per forza di cose non ho visto tutto il Salone, ma ho ricavato qualche altra impressione a spot, a seconda di dove ci portava il cuore, il passeggino o la mia lettura personale e dadacubista della cartina.

Intanto, non solo libri. Abbiamo visto tante cose, tante contaminazioni, molto bello lo spazio in entrata dove una specie di megamuretto di libri faceva da contraltare a un’installazione fatta di luci contro un grande specchio

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In questo padiglione, anche molti spazi per sedersi, per parlare, per leggere (anche se con tutte quelle lucette… facciamo per sedersi). Cosa questa assente nel resto del Salone.

Dappertutto, ho visto grandi e soprattutto piccoli seduti per terra, appoggiati a un muro o ammassati negli angoli. Che magari provavano a sfogliare un libro appena acquistato, o semplicemente si riposavano.

Quindi un altro appello: i muri e le pareti sono tanti e ampi… appoggiarci qualche panca no? Sarebbe bello, le prossime volte, trovare non solo libri in mostra, ma anche lettori in azione. (E anche, torniamo a quanto già detto: riposarsi le gambe, posare i pacchetti e sistemare il libri comprati, bere acqua, allattare, conversare, posare una stampella, guardarsi in faccia…)

Quella del Salone, comunque, è una bella esperienza da fare con i bambini e con i figli: è un’avventura che può impressionarli e colpirli, è un incontro con un mondo vitale, vario, colorato, dove si fanno tanti incontri inaspettati.

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E sicuramente sono giunta inaspettata anch’io, alla presentazione di Oltre Venere, arrivando con le mie due accompagnatrici!

L’indie corner ha retto bene il colpo. Nonostante casa di editori di genere che esponevano libri neri e sanguinolenti (la nostra cyberEva era la copertina più rassicurante), l’accoglienza è stata positiva e gentile quanto quella dei puccieditori per bambini.

NeroPress Edizioni  ci ha regalato delle spillette e ci ha proposto libri per ragazzi: abbiamo preso “Illustri Vampiri” per la gioia della mia grande, e dell’autore che ce lo ha efficacemente raccontato e ben proposto.

E La Ponga Edizioni ci ha portate dentro, nell’antro, nel sancta sanctorum dell’indie corner: una salettina ricavata dallo spazio dentro lo stand, ambiente a dire il vero un bel po’ piccolo, dove però la presentazione di Oltre Venere è stata gradevole e interessante.

Il curatore e le due autrici hanno parlato della nascita delle idee dell’antologia e dei rispettivi racconti e anche di fantascienza e di fantascienza delle donne.
“Oltre Venere” è nata per accogliere racconti di donne ma non necessariamente “al femminile”: non rivolti solo a donne e non che parlino obbligatoriamente di temi femminili o di genere. Questo per dare un’idea, a chi vorrà leggerla, di una fantascienza delle donne che sa essere classica e “generale”, che sa andare oltre i temi strettamente femminili: a mio avviso questi temi non sono un male, anzi li vedo come un arricchimento, ma è comunque vero che a volte si pensa alla scrittura femminile solo in relazione a essi e non come una scrittura buona e valida anche quando si parla di altro… ad esempio di software malvagi e autoricambi, come nel caso del mio racconto. :-)

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Gian Filippo Pizzo, Serena Maria Barbacetto, Cristiana Astori

Le cose dette alla presentazione mi hanno dato molti spunti di cui parlerò presto, in un post a parte, dove parlerò proprio di “femminile” per fare qualche mio commento nell’ambito di un confronto molto interessante.

Per il momento vi lascio con questa ultima foto e con la conclusione positiva della nostra avventura in un mare di libri! :-)

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E vai col trip! Grazie per la splendida giornata, bambine! :-)

 

Una notte a Radio Popolare – fantascienza, ecologia e scrittura

Nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 aprile, ho partecipato alla diretta di “Notturno” di Radio Popolare. È stata un’esperienza che all’inizio mi ha spaventata un po’, ma che si è rivelata bella e stimolante.

Ne parlo oggi sul blog di Studio83: nel post “Una notte a Radio Popolare” ho riassunto le circostanze che mi hanno portata lì e i passaggi salienti di una serata che ci ha regalato davvero tante belle cose.

Il motivo per cui eravamo lì non era proprio un pretesto da niente: parlare di fantascienza e di ecologia in vista del referendum sulle trivelle.
Il referendum non ha raggiunto il quorum, cosa che mi rende molto triste.
L’astensione è un diritto ed è giusto esercitarlo. Quando però le alte cariche delle istituzioni sfruttano l’astensione (e una serie di altri strumenti… come il non accorpamento e la demagogia…) e vincono non ha vinto un diritto, ma il suo non esercizio.
Vabbè. Torniamo a noi.

Un racconto, un insegnamento

Sono andata in radio grazie al mio piccolo racconto “Frammento n.83”. Tre pagine che mi hanno catapultata per la seconda volta in un contesto nuovo, fuori dalla mia zona di comfort, come è successo un anno fa nel corso della mia giornata alla scuola media.

Questo può insegnarci che non sappiamo mai cosa arriverà da una pubblicazione, da un concorso, dall’invio del racconto. Quindi proviamoci! Facciamolo! Partecipiamo ai concorsi letterari, mandiamo in giro le nostre cose e teniamoci pronti e aperti.

[leggi anche: come scegliere i migliori concorsi letterari e partecipare nel modo giusto]

Il Trofeo RiLL, tra parentesi, è aperto ancora per qualche giorno e se hai qualcosa nel cassetto fai in tempo a mandarlo a un concorso letterario serio, longevo, importante e che si occupa dei propri autori anche al di là della singola pubblicazione. Quello che sto raccontando ne è la dimostrazione.

Trasformare l’ansia in “come fare a…”

La prospettiva di parlare in diretta radiofonica mi ha un po’ spaventata. A parte dubbi sulla mia voce particolare e sulla mia marcata cadenza romana, la performance in diretta mi pareva un terreno delicato. E se sbaglio qualcosa? E se non so rispondere? E se non conosco qualche titolo fantaecologico?

Punti a mio favore, al di là delle ansie momentanee:

  • ho pubblicato una decina di racconti di fantascienza
  • ho scritto un romanzo di fantascienza
  • ho aperto e aggiorno un blog di fantascienza

Ciò nonostante non mi considero una grande esperta di fantascienza in senso stretto.

Punti a mio sfavore che alimentavano le ansie:

  • Non ho letto molti dei capisaldi del genere.
  • Non sono aggiornatissima sulle novità,
  • né ferratissima sulla storia letteraria.
  • La leggoscrivo e mi piace. Ecco tutto. Gulp.

Comunque sia, non mi sono persa d’animo. Sono la prima che, quando seguo un autore, lo incoraggio a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Quindi ho preso le mie ansie e le ho trasformate in domande: come fare a…?

Mi sento disinformata? Come faccio a diventare informata?
Mi sento poco forte sui titoli? In cosa invece sono forte?
Vado lì per parlare del mio racconto, ad esempio: perché non approfondire le sue tematiche?

Ho trascorso un paio d’ore a navigare in rete, ho notato cose, ho trovato legami e corrispondenze. Mi sono scritta tutto su un bel paio di paginoni di schemi tipo quelli degli esami universitari e a mezzanotte di venerdì ho varcato le porte di Radio Popolare!

gulp!

gulp!

Renato Scuffietti alla conduzione, Daniele Barbieri in collegamento telefonico e la Vostra in studio. Mano mano che passavano i minuti, la mia tensione diminuiva. Alla fine è sparita ed è rimasta solo la felicità di trovarmi lì e allora, a parlare di temi importanti e di cose che mi piacciono.

Merito è stato soprattutto di Renato, uno speaker esperto capace di fare contemporaneamente anche la regia, di tirare le fila dei vari discorsi, di mandare bellissima musica a tema, di passare da una fase della trasmissione a quella successiva e di condurci in modo sicuro e tranquillo nel mare di parole e di riferimenti dove abbiamo sguazzato per più di due ore.

Parentesi: occhio ai fuori onda!

Mi ha anche rivelato un segreto da professionista: mentre era su una canzone volevo dirgli una cosa a tema fantaecologico, ma lui mi ha bloccata subito:

Non dirmi niente! Non dire mai niente durante i fuori onda… perché poi te lo dimenticherai, ci passerai sopra, come se lo avessi già detto in diretta!

Frammento n.83: ecologia, colonialismo e popoli nativi

Siamo poi passati al mio racconto, “Frammento n.83”.

Il racconto è parte di un “libro immaginario”: un saggio sulla poesia aliena, nel quale si analizza un frammento poetico misterioso, di un popolo altrettanto misterioso.

Se vuoi approfondire, ecco il racconto riadattato, letto e interpretato dalla bravissima Lorella Sala, attrice della compagnia teatrale dei Senza Rete e lettrice in proprio. Lorella non si è limitata a leggere il testo: lo ha riadattato per trasferirlo da carta a voce e lo ha reso per questo davvero efficace.
L’immagine è un bozzetto di serigrafia, realizzata da un’artista d’eccezione: Francesca Abbate, mia sorella :-)

Nel racconto ci sono le trivelle e c’è una popolazione indigena. Ci sono anche tanti messaggi, uno dei quali forse meno immediato ma importante: in tutto il mondo, difendere le popolazioni indigene e native è il modo migliore per difendere l’ambiente.

Le tribù stanziate nelle foreste profonde o nelle lande selvagge del nostro pianeta sono la nostra memoria storica e sono custodi di una conoscenza dell’ambiente circostante che non possiamo permetterci di perdere.

da survival.it

Inoltre, come ho detto anche in trasmissione, dove si deturpa l’ambiente, dove si uccidono piante e animali in modo indiscriminato… è molto facile che si passi poi a distruggere le persone.

Per dimostrarlo non dobbiamo andare tanto lontano, nelle foreste, su altri pianeti: basta andare a Taranto e nella Terra dei Fuochi, dove la strage ambientale corrisponde a una strage di persone che si ammalano incurabilmente. Basta indagare sugli omicidi di giornalisti e di testimoni di giustizia legati a processi e scandali legati a reati ambientali.

In tutto il mondo gli omicidi di attivisti per la difesa delle popolazioni indigene e per la difesa dell’ambiente rivelano sinistre analogie, a partire dai mandanti più o meno occulti, più o meno indagati.

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Il legame tra ambiente e popolazioni indigene purtroppo non è considerato e non è sempre difeso. Ecco un esempio davvero triste di due realtà che dovrebbero collaborare, mentre oggi una opprime pesantemente l’altra: il WWF contro i Pigmei Baka del Camerun.Scopri di più e fai qualcosa!

E non ci sono, purtroppo, solo le trivelle. In trasmissione ho citato anche questo prossimo scandalo della cementificazione, una diga che spazzerà via un ecosistema e dunque la tribù che vive in armonia con esso. Leggi qui: la Impregilo, megaditta italiana, costruirà una diga che spazzerà via le terre e le tribù dei popoli della Valle dell’Omo. Aiutiamo a evitarlo!

La fonte di queste informazioni è l’associazione survival.it: l’unica al mondo a occuparsi e difendere le popolazioni indigene dagli abusi di governi, multinazionali, bracconieri e oppressori vari.
Come ho già detto, non serve cambiare pianeta: qui, sulla Terra, ci sono tanti mondi che non  conosciamo, tante lingue che non comprendiamo. Tante popolazioni diverse da noi, ma che hanno lo stesso diritto di esistere, di essere rispettate e di non essere schiacciate da un pensiero unico (il progresso! L’industrializzazione! La civiltà!) che spazza tutto, e che negli ultimi due secoli ha già fatto abbastanza morti.

Per sostenere le popolazioni indigene di tutto il mondo e un’idea diversa di progresso condiviso: survival.it

Che fare?

Che fare allora, insieme, ognuno di noi, qui e ora?

Tornando al referendum e alle elezioni tutte, andare a votare è un gesto significativo e ancora efficace.

E interrogarsi, ciascuno nel suo ruolo, su come agire qui e ora, è sicuramente un passo in più.
Come consigliava infatti Theodore Roosvelt:

Fai quello che puoi con quello che hai, nel posto in cui sei.

Ecco un bignamino del qui e ora:

Trofeo RiLL se hai un racconto fantastico nel cassetto.

Radio Popolare se vuoi scoprire nuovi mondi e approfondire tei importanti del vivere civile (e sentire buona musica!)

Lorella Sala se vuoi anche tu una lettura interpretata per un tuo racconto.

Lezioni Sul Domani: dodo’s in the air tonight! per ascoltare tutti gli interventi della trasmissione.

Nuova playlist: Ecologia e fantascienza a Radio Popolare sul canale Youtube di Studio83 per ascoltare tutti gli interventi

Survival.it per sapere qualcosa in più su come difendere i popoli indigeni e nativi di tutto il mondo.

Grazie per aver letto fino a qui… e per quello che farai!

...e abbiamo fatto le tre e mezza! Notte!

…e abbiamo fatto le tre e mezza! Notte!

Vuoi pubblicare? Devi Fallire! (III)

diario-thManca solo UN GIORNO all’uscita del mio romanzo (che è già visibile nello Store Delos! Sorpresa!).
E allora?

Allora in questi pochi giorni sto ripercorrendo la lunga storia che mi ha portato a pubblicarlo.

La sua prima versione risale alla mia adolescenza! Per questo motivo, l’uscita è un evento che mi coinvolge molto. Oggi, ho un po’ di esperienza e qualche pubblicazione già all’attivo: ma questa è decisamente diversa!

Un successo merita sempre una festa. Un successo che arriva dopo una lunga serie di fallimenti merita una ricorrenza!

Immagine: “Il grande Gatsby”

 

pubblica-thI problemi affrontati sono preziosi a loro volta, quando insegnano qualcosa. Cioè: quando hai voglia di imparare qualcosa!

In questi lunghi anni nei quali ho mandato in giro il romanzo ho imparato:

Un’altra lezione che mi è servita e che ho imparato passando per qualche imbarazzo è questa: parlane in giro… per chiedere in giro!

Pubblicare: l’importanza del confronto diretto

Confrontarsi in modo diretto non è mai un male, specialmente se il confronto è accompagnato da:

  • una riflessione preliminare
    (cosa devo chiedere? Quali informazioni voglio comunicare, e perché? Che reazione vorrei suscitare nel mio interlocutore? Dove mi trovo, in che contesto, con quale tipo di persona?)
  • un ascolto attento e partecipe
    (che di solito è più elegante manifestare con il silenzio e con uno sguardo attento puntato sul viso dell’interlocutore)
  • una vera presenza di spirito a sé e all’altro
    (cosa sta dicendo? Posso intervenire per chiedere specificazioni? Posso fare una domanda, come e quando? Come rispondo? Cosa ho di interessante da aggiungere?)

Per capirci:

“Ho scritto un romanzo! Parla di bla bla, poi accade bla bla, il mio stile è bla bla, ho poi aggiunto questo bla bla”…

NO.

“Ti piace la fantascienza? Cosa hai letto? Pensi che ti piacerebbe una cosa di questo genere? Cosa cerchi in un libro di avventura? Quel tale romanzo ti ha convinto? Conosci quel concorso letterario, come funziona? Come ti sei trovato con il tale editore? Cosa cerchi negli autori che pubblichi?”

… Sì!

Fare domande è un metodo infallibile per scoprire, imparare, capire qualcosa degli altri… siano potenziali lettori, esperti del settore, scrittori disposti a condividere qualche consiglio (sì, ne esistono: ma non vengono allo scoperto finché non ci provi. Relazionati in modo positivo e godrai dei benefici del circolo virtuoso della pubblicazione).

Immagine: targetdonna.it

 

Attenzione, perché anche qui la delusione è in agguato: le risposte che otteniamo non sono quasi mai quelle che ci aspettiamo o che ci auguriamo. Possiamo incavolarci e ignorarle: o possiamo prendere quello che ci sembra utile e lasciare da parte il nostro delicato ego.

Le delusioni di quest’ultimo tipo comunque sono già un premio, un bel passo avanti. Nel corso di anni di lavoro, mi sono imbattuta in centinaia di persone che per “spingere” i propri testi sbagliavano clamorosamente approccio, modo di fare, parole, contesto… ed è un vero peccato, perché equivale a non staccarsi nemmeno dai blocchi di partenza.

Quindi ricorda che è molto importante che ragioni prima: prima di andare a una fiera, prima di andare a un incontro specifico, prima di uscire di casa con il tuo romanzo in testa.
Non appena finisci di scriverlo, e quando inizi a cercare una pubblicazione, poniti il problema di come presentarlo, di cosa dire, di quali informazioni e risorse ti mancano e vorresti avere per andare avanti nella tua strada.

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Immagine: niceandsunny.com

 

Ti racconto cosa è successo a me.

Molti anni fa, lavoravo per un piccolo editore milanese con il quale partecipai a una fiera del libro cittadina. Essendo una persona espansiva e disinvolta, chiacchieravo volentieri con i passanti, i lettori e i potenziali acquirenti. E in questo modo scoprii che una di loro era una lettrice e valutatrice Adelphi.

“EHR! Ah. Adelphi. Beh, sa, io ho scritto un romanzo. Parla di mare. Cioè, di fantascienza. Cioè, sa, è una cosa particolare, mai letta prima, un mix di generi, sperimentale, se ha un momento le spiego…”

Lei mi guardò con evidente pena. Poi mi porse un biglietto da visita e mi disse qualcosa del genere:

“Riceviamo tonnellate di roba, centinaia di manoscritti. Se vuoi, prova. Pensi che il tuo possa risaltare? Se ci credi davvero, se pensi veramente che il testo valga, che valga la pena, che valga qualcosa… mandalo pure.”

Io presi il biglietto, con un vago senso di vergogna e la bocca secca, ringraziai e battei in ritirata nello stand dell’editore. Non riguardai mai quel biglietto e non mandai mai nulla a quell’indirizzo.

Immagine: nicolettacinotti.net

A distanza di undici anni posso anche dire che fossi stata in quell’editor avrei risposto in modo diverso a una ventenne. Anche in un momento di relax, anche davanti all’ennesimo romanzo sperimentale non richiesto.

Qualche anno dopo, non molti a dire il vero, ero alla Fiera di Torino a presentare la neonata Studio83 insieme a Elena Di Fazio. Non presentavamo in una sala o in un evento, ma sul campo: realizzammo dei video e delle interviste per una web tv libresca che chiamammo “Editori in Fiera“.
(E se ti venisse da dire che anche questa è una “conoscenza”… lavora gratis e “conoscenze” simili fioccheranno. Più del dovuto e non sempre raccomandabili. Ma tutto serve e ha un senso).

Arrivate allo stand di Delos Books, incontrammo lì il compianto Gianfranco Viviani, che Elena aveva già visto.
Come? Dove? Conoscenzaaaa!
No: Elena si era distinta ad alcuni concorsi letterari Delos (quindi, ti ripeto: scegli bene i concorsi letterari e presidiali!)
Così, tra una chiacchiera, una rievocazione e l’intervista, avemmo una conversazione piacevole e istruttiva: soprattutto perché Viviani era una miniera d’oro di aneddoti e una persona molto gentile e alla mano.
Alla fine, prima di salutarci, mi venne da dirgli:

“Ma lo sa che anche io scrivo? Pensi che quest’anno sono pure arrivata in finale al vostro Premio Odissea”!
“E con cosa?”

Quando gli dissi il titolo del romanzo, annuì.

“Sì, sì, lo ricordo. L’hai scritto tu? BRAVA! Vai avanti così.”

Immagine da greenme.it

Magari me lo avrebbe detto lo stesso, anche se mi fossi presentata solo e subito con il titolo del romanzo. Magari potevo scegliere un esempio più calzante, tra le tante conversazioni che mi sono state dimostrate utili.

Ma in questa serie dedicata alle delusioni, condivido anche un momento bello e importante: il momento in cui sei in giro, pensi ad altro… e all’improvviso, wow! Un lettore “top” si ricorda di te, ti riconosce qualcosa, e ti invita a continuare.

Proprio a lui ho dedicato il romanzo: alla memoria di Gianfranco Viviani, un editore importante e un gran signore, uno che ha fatto cose grandi come la Nord, e cose piccole come trattare bene una scrittrice in erba.

Viviani nel 2007, nel corso della nostra intervista

Vuoi pubblicare? Devi fallire! (II)

diario-thLa notizia è che sto per pubblicare un romanzo. La cosa interessante è che sono quindici anni che ci provo! In così tanto tempo, ho accumulato una buona dose di esperienza, data per la maggior parte dai fallimenti, come racconto nel primo post di questa serie: Vuoi pubblicare? Devi fallire!

Se vuoi pubblicare un romanzo le strade sono tante. Quella dei concorsi letterari è una strada valida, specie se cerchi di piazzare un romanzo di genere.

pubblica-th

I concorsi letterari sono importanti!

Cerca, informati e mettiti in gioco. I concorsi sono tanti, alcuni francamente poco seri o da principianti. Io mi sono regolata così: pochi, buoni e tante volte.

Pochi

Nel mio caso, ho scritto un romanzo di fantascienza, quindi ho scelto concorsi letterari di fantascienza. In questo settore i concorsi seri ormai non sono molti, perché non lo sono le “piazze” della fantascienza.

Paradossalmente, questo può essere un elemento a tuo favore, perché per forza di cose riduce la tua scelta e ti obbliga a concentrarti solo su quelli.

In generale, partecipare a un concorso letterario serio in modo professionale non è uno scherzo, Bisogna revisionare e preparare il testo, magari sistemarlo perché abbia un certo standard di lunghezza, rispettare delle scadenze.. stamparlo e inviarlo è la parte più semplice.

L’attesa succesiva si stempera tra le cose della vita (specie se lo fai da quindici anni…) ma più fai le cose sul serio, più il tuo “ingaggio” è un costo anche emotivo.

Anche per questa ragione è meglio scegliere una rosa di concorsi selezionati e seguire quelli, senza disperdere tempo ed energie.

Buoni

Un concorso letterario va presidiato quando è:

  • legato a una casa editrice o a una realtà solida
  • in tema con ciò che proponi.

Ma c’è anche di più: ci sono concorsi letterari che offrono in cambio una scheda di valutazione e un parere di da parte di chi, lettore o giurato, lo ha valutato.
Ti consiglio caldamente di partecipare e di fare tesoro dei giudizi che otterrai!

La prima volta che ho partecipato al Premio Odissea, nel 2007, sono arrivata in finale: tuttavia, ho ricevuto una scheda di lettura non particolarmente lusinghiera. Mi è bruciato parecchio, ma una volta digerito l’affronto ho riflettuto su alcuni appunti e ho revisionato il romanzo.

Laptop or notebook with cup of coffee and origami heart on old

Qualche anno dopo, ho mandato il romanzo a un concorso “fuori genere”: il torneo “Io Scrittore”, che era alla sua prima edizione e mi ha convinta per un aspetto in particolare. Il concorso prevede che se vuoi partecipare, devi leggere tu stesso altri concorrenti (dieci a ogni manche) e formulare un parere e un voto.
Tolte le perplessità sul far fare agli stessi autori un lavoro che non compete loro, e sulla possibilità di franchi tiratori disonesti (perplessità che poi si sono rivelate fondate, in quella e nelle edizioni successive) mi sono fatta due conti: ok, devo leggere tanto, partecipano in migliaia… ma avrò DIECI PARERI sul mio romanzo!

Di quei dieci, diversi si limitavano a un giudizio di gusto “mi è piaciuto/mi ha annoiato”. Uno non aveva capito che il romanzo si basa su un’ucronia e ha elencato pedissequamente tutti gli “errori” relativi al mix temporale. Altri avevano sofferto nella lettura e manifestavano insofferenza. Altri due, invece, hanno fatto notare in giudizi lunghi e articolati alcuni difetti effettivi, uno dei quali era l’imprecisione della mia ucronia e la sua debolezza di base.

Sono dispiaciuta che i commenti fossero anonimi, perché avrei davvero voluto ringraziarli!
Grazie ai loro giudizi, ho modificato il romanzo nella sostanza, l’ho reso storicamente accurato e l’ho rinforzato aggiungendoci una premessa sci-fi che prima mancava.

È stata una fortuna poterlo fare prima che qualcun altro lo leggesse!

Alcune sconfitte sono più trionfali delle vittorie.
(Michel de Montaigne)

Un nuovo libro, insomma, pronto per partecipare all’edizione 2011 dell’Urania. Dove è stato bellamente ignorato.

Tante volte

Spesso l’indifferenza ferisce più di un giudizio negativo, specialmente se inizi a puntare alto e a giocare duro. Allora è stato così, ma sono riuscita a ricavarci qualcosa lo stesso.Ho analizzato il vincitore di quella edizione, e anche altri vincitori precedenti e successivi, e mi sono resa conto che il mio romanzo era fuori luogo in quel contesto. La fantascienza da me proposta, infatti, non era in linea con il tipo di testi proposti da Urania in quel periodo.

A prescindere da quanto sei bravo, a volte semplicemente non sei quello che cercano in quel momento. La cosa è irritante, certo, ma tant’è.

La vita non è quella che dovrebbe essere. È quella che è. È il modo con cui la affronti che fa la differenza.
(Virginia Satir)

La mia mancanza di tempismo, comunque, non mi ha fatto abbandonare l’Urania.

“Tante volte”, giusto? Il motivo è semplice: non ci sei solo tu!

Vincere un concorso o essere notato dipende non solo dalla qualità del romanzo che proponiamo (che deve essere alta! Per questo esistono gli editor!) ma anche dalla qualità degli altri partecipanti, da quanti sono, dalla politica della giuria che può cambiare di anno in anno, perché cambiano le esigenze editoriali e in sostanza quello che gli editori cercano.

Quindi se c’è un concorso a cadenza periodica al quale tieni, non ti scoraggiare e partecipa a più edizioni. Leggi i vincitori delle edizioni passate, per capire se quello che proponi è nel contesto giusto. Se non lo è, non devi necessariamente smettere di partecipare: puoi però prepararti diversamente all’eventualità di un insuccesso.

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.
(Winston Churchill)

I concorsi letterari ti danno una marcia in più!

Partecipare ai concorsi letterari implica tutta una serie di cose di cui puoi fare tesoro.

Per prima cosa, lasci andare il tuo testo e lo fai girare.

No! E se mi copiano! Se me lo rubano?
Non aver paura di essere plagiato o che il tuo romanzo venga “rubato”: ci sono una serie di trucchi che puoi mettere in atto per tutelarti.

L’eventualità è comunque remotissima: se scegli concorsi seri e rodati, scegli anche una redazione professionale e della quale fidarti. E quando lasci andare, quando dai al mondo il tuo testo levandolo dal tuo umido cassetto, i vantaggi psicologici sono incalcolabili.

  • Cambia il tuo modo di scrivere.
  • Cambia il tuo modo di leggere quello che hai scritto!
  • Fai un passo in più nella mente del lettore.
  • E ti metti in gioco: il tuo manoscritto nel cassetto diventa una cosa seria, la strada si fa appassionante.

In secondo luogo, non dimenticare che siamo in era social: un momento incredibile per abbattere le distanze sia fisiche che psicologiche e legate al ruolo.

I concorsi hanno spesso pagine facebook, chi li gestisce a sua volta si trova, si vede, è spesso disponibile a nuovi contatti, a scambiarsi opinioni, idee, informazioni. Non parlo di informazioni legate al tuo romanzo o al concorso in sé: più in generale, puoi entrare in relazioni e conversazioni con persone diverse, che ti daranno sicuramente spunti e notizie interessanti.

Se poi ti comporti bene, come ti ho raccomandato di fare nel mio post “Il circolo virtuoso della pubblicazione”, le tue possibilità crescono in modo esponenziale anche al di là del singolo concorso letterario!

Il mio romanzo di concorso non ne ha mai vinto uno. Ma è grazie a un concorso che vedrà la luce.

Te ne parlerò presto. Ho ancora qualcosa da raccontarti, nel prossimo post!

Il mistero si infittisce… cosa sarà mai?

Trattare con l’editore per pubblicare felicemente

pubblica-th felice-thPer tutti noi che scriviamo, la pubblicazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso lungo e faticoso.

Allo stesso tempo, il momento in cui la controparte editoriale (l’editore, o il curatore, o il redattore, insomma, chi può farlo, da ora in avanti lo chiamo per comodità “l’editore”) ci dice “Ok, ti pubblicherò!” è a sua volta un momento di partenza. Ci si apre davanti un altro pezzo di strada che nasconde delle insidie potenzialmente letali per la nostra felicità e soddisfazione.

Non parlo del pericolo di avere recensioni negative, o di ricevere stroncature, o di non essere capiti dai lettori. [Se la cosa ti preoccupa, leggi: Come ricevere una stroncatura e vivere felici dal blog di Studio83]

Mi riferisco alla “stretta e lunga via” da percorrere insieme all’editore, per far sì che il manoscritto venga trasformato in prodotto librario, con la collaborazione di tutti.

Collaborazione è la parola giusta. Quando viene a mancare, quando non si lavora più insieme, arrivano i dolori. È molto facile del resto che in questa fase si aprano dei contrasti tra scrittore ed editore. È anzi quasi fisiologico.

L’autore pensa al proprio testo, alla sua “purezza”. Spesso resiste alle proposte di modifica e cerca di limitare gli interventi altrui al meno possibile.
L’editore pensa alla commercializzazione. Spesso tende a semplificare, a uniformare, a tagliare, a sistemare secondo logiche diverse da quelle della scrittura tu cur.

“Diversità” e “conflitto” però non significano “termine della collaborazione”. Le istanze sono diverse, il fine è lo stesso. Capito ciò, in questa fase è necessaria intelligenza da entrambe le parti:

  • L’editore deve rispettare il lavoro dello scrittore e dargli sempre l’impressione che il testo viene amato e rispettato anche dalla redazione, e che qualsiasi intervento o modifica viene fatto per il suo “bene” e per portarlo a quanti più lettori possibili.
  • Lo scrittore deve limitare il proprio ego e dare mostra di accogliere di buon grado le proposte dell’editore. Anche quando non è così!

Non a caso ho parlato di “dare l’impressione” e “dare mostra”. Una comunicazione attenta e attentamente ponderata è il fulcro di questo tipo di delicate relazioni e le rende più facili.

Bellissima, da marketingsocialnetwork.it

Veniamo al sodo. Esempio pratico.

Ti arriva una mail dell’editore, la apri e ci leggi richieste irricevibili di modifiche incomprensibili.
Che fare? Ecco i miei consigli:

  • fermati, respira, chiudi la mail e fatti una passeggiata.
  • Il giorno dopo, scrivi una bozza di mail in cui spieghi le tue ragioni.
  • Il giorno dopo, rileggi tutte e due le mail e valuta se le richieste sono così tremende, e se nella tua mail di risposta non è il caso di cedere un po’.
  • Il giorno dopo, una volta deciso a mente fredda cosa accogliere e cosa no, elabora una controproposta e scrivila attentamente. Smorza i toni accesi, lima le asperità e ribadisci gli aspetti positivi: la tua fiducia nei confronti dell’editore, la tua gioia per la pubblicazione imminente, la tua emozione, il tuo amore per il testo… non è necessario scrivere tutte queste cose, basta infonderle: il tono di una comunicazione può fare la differenza tra il suo successo o il suo fallimento, e in ogni caso salva la relazione.

Tre giorni sono passati! Come ti senti, oggi? Ancora indignato… o un tantino più bendisposto?

A volte tre giorni non ci sono: i tempi sono stretti e l’editore, ingrato e arrivista, vuole una risposta ora, subito, ieri!
Esci e fatti una passeggiata lo stesso. Prenditi tutto il tempo e quanto più tempo possibile per calmare le emozioni e permetti anche alla mente di carburare con il giusto equilibrio. Le parole d’ordine sono pausa, calma, riflessione, accoglimento. Il trucco per non trovarsi in una pericolosa stasi dei rapporti e delle modifiche è quello di elaborare sempre proposte alternative presentate in modo convincente.

Esiste un’alternativa. C’è sempre una terza via, la quale non è una combinazione delle altre due. E’ una via differente.
David Carradine

Chiaro?

Diciamocela tutta.
Capiterà che qualche decisione finale dell’editore non ti piacerà.

diario-th È successo anche a me. Ho pubblicato una quindicina di racconti [se ti interessa, ecco l’elenco dei principali: Giulia Abbate – Racconti]. Ognuno in un volume diverso e per editori, curatori e argomenti differenti. Partendo dall’editing, passando per un certo tipo di grafie, arrivando a copertine opinabili e titoli migliorabili, più di una volta ho ingoiato quelli che mi parevano rospi.
Allo stesso tempo, però, ogni mia pubblicazione mi ha portato cose buone. Ho conosciuto colleghi scrittori, ho ottenuto lettori, ho letto buoni pareri sui testi, ho un ottimo rapporto con diversi editori che mi hanno pubblicato. Anche con quelli di cui non ho condiviso le scelte al cento per cento. Quindi ogni pubblicazione, anche quella che lì per lì avrei avuto voglia di rifiutare per il bene del mio prezioso orgoglio… è servita a qualcosa e mi ha reso ottimi servizi.

da iloveimola.it

Ricorda infatti che tutti abbiamo dei limiti. Loro, certo, ma anche tu. Tu sei un bravo scrittore, un’ottima scrittrice. Tu non sei editore, redattrice, editor né grafica, per lo meno nel caso in esame: tu da una parte, dall’altra le figure professionali che si occupano della pubblicazione-commercializzazione-successo del testo.

Quindi, una parola: molla.

  • Se proprio non riesci a convincerli
  • Se non ti sta bene niente e su qualcosa devi necessariamente cedere
  • Se il compromesso ti stanca e vorresti solo riprenderti tutto e richiuderlo (richiuderti?) nel proverbiale, sicuro cassetto
  • Perfino se ti accorgi di qualcosa che non va dopo la pubblicazione (a me è successo: editing non annunciato né concordato che ho trovato sul libro già in vendita)

…molla! Prendi atto che nel complesso mondo editoriale non tutto è sotto il tuo controllo. Quando avrai familiarizzato con questa difficile realtà, potrai aggiungere un tassello: quello della fiducia.

Nel caso in cui il compromesso sia impossibile, fidati. Affidati alla competenza dell’editore, che dopotutto lavora per pubblicare testi che arrivino al pubblico. E non chiuderti: fai la tua parte, come e dove puoi, perché tutto vada bene.

Da impresaincorso.it

Chiedo molto, lo so. Ma credimi, sono passi necessari per elevarti e imprimere un’accelerazione alla tua strada. Ti renderà profesisonale. Ti farà soffrire di meno.
(E dopotutto, nessuno ti obbliga a stracciare la versione del testo che a te piace di più! Conservala, potrebbe servirti in futuro per riproporla… o per aiutarti a capire che era giusto cambiarla.)

Non è un singolo testo che fa lo scrittore: ogni pubblicazione è un capitolo della tua storia letteraria. E come ben sai, ogni storia è fatta di successi, di insuccessi, di lezioni apprese e di belle sorprese impreviste.

Parlando di imprevisti, esistono comunque delle strategie per limitarli.

Alcune sono istituzionali: il classico paravento per le brutte sorprese è il contratto editoriale, che puoi e devi negoziare.

Prima ancora di arrivare al contratto, compilare una dichiarazione programmatica è un buon modo  per chiarire a editori presenti e futuri le tue priorità, le tue richieste e i tuoi modi di lavorare.

Da economicas.uca.es

Un simile documento, perché di questo si tratta, non è facile da mettere insieme ma può essere risolutivo. Puoi sottoporlo a più editori nel corso del tempo. Inoltre, diventa uno strumento di lavoro utile a te: cambia insieme alle tue priorità, ti dona chiarezza e precisione e ti aiuta a riflttere sulla tua storia passata e futura.

Presto ti illustrerò la mia dichiarazione programmatica e ti spiegherò come e cosa puoi metterci.

Nel frattempo lascia un commento se ti va. Hai mai avuto una delusione editoriale? E una bella sorpresa post-pubblicazione? Pensi che la comunicazione sia importante? E come ti sembra il mio discorso sulla fiducia? Fammelo sapere :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)

E viva il rospo, vittima di ingiusta metafora! :-)

La fantascienza albanese esiste?

diario-th

Dialogo realmente avvenuto.
Personaggi: la libraia della libreria di Korçe e me medesima, più mia suocera.
Lingua usata: albanese (chi più, chi meno)

– Avete libri di fantascienza?

– Cosa?

– Sto cercando romanzi di fantascienza. Romanzi albanesi. Fantascienza albanese.

– Scienza?

– Fantascienza. Science-fiction.

– Ho l’enciclopedia.

– No, non scienza. Fantascienza.
(Inizio ad avere difficoltà con la lingua. Ricorro alla spiegazione più terribile, ma più a portata di mano.)
Storie di marziani. Astronauti. Stelle, viaggi nello spazio. Navi spaziali.

– Aspetti, ho un manuale su come si è formata la Terra.

– No… non mi serve un manuale. Non cerco scienza. Cerco fantascienza. Qualsiasi fantascienza. Alieni.

– Alieni? Sì… un attimo… lì in alto, in fondo. “La terribile verità sugli alieni”.

– Grazie. Ma non è fantascienza. Non è un romanzo. Non voglio un saggio, o un manuale, voglio un romanzo. Una storia con gli alieni.

– Che ne dici di questo: “2012 – Arriverà l’Apocalisse”?

– Grazie, a posto così. Compro solo gli album per colorare dei Minions e i pastelli. Va bene cosi. Va tutto benissimo.

 

Fuori, mia suocera: –  In città c’è anche una biblioteca. Vado io per te. Cosa cercavi? Giardinaggio?

 

Ehi, nello spazio profondo, mi sentite? C’è qualcuno, chiunque, che ha una risposta alla domanda del post?

La fantascienza albanese esiste?

Diversi albanesi ai quali ho posto questa domanda (in italiano, albanese, inglese, a gesti e implorazioni) hanno alzato le spalle.

Se ci sei batti un colpo.

In cammino, a Melçan

In cammino, a Melçan

L’arte di scrivere, pubblicare… e vivere felici!

giulia-abbate.it

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo.

Laozi

 

Il primo passo di questo blog è già un grande passo: un post in cui dico forte e chiaro che scrivere, pubblicare ed essere felici è possibile e anzi necessario.

Una vecchia canzone recitava ironicamente: è un mondo difficile!

L’ironia è sempre la benvenuta: è comunque vero, le cose non sono sempre facili e piacevoli come speriamo.

Qui si parla di scrittura, principalmente. Sia che scrivi per mestiere, sia che le lettere siano per te un hobby, immagino che anche in questo campo tu conosca momenti belli e momenti meno belli. Cose magnifiche. Avvenimenti tremendi.

Il lavoro dello scrittore è un gran bel lavoro, però incappa spesso in fasi negative, più che altro perché è un lavoro spesso solitario e con poche unità di misura.
Blocchi, difficoltà, vicoli ciechi nella scrittura. E poi rifiuti, recensioni negative, presentazioni con pochi partecipanti… gli ostacoli sulla strada di chi scrive sono tanti. Alcuni davvero frustranti.

Io per esempio mi abbatto tantissimo quando trovo una mia idea in giro. Scrivo principalmente fantascienza e le idee bizzarre sono il mio primo passo. Perciò, quando mi accorgo di non essere stata originale/ di essere stata preceduta, lo vivo come un disastro. “Ecco, tanto lavoro per nulla! Sei banale. Butta pure le tue bozze!”

Con i concorsi è anche peggio. Quando capita che un mio racconto venga respinto o ignorato,la tentazione di prenderla sul personale è forte. “Dopo tanti anni di pubblicazioni e lavoro ancora ti respingono? Sfigata!”

Parlando in generale, di dispiaceri ne conosco un po’, perché oltre a essere una scrittrice lavoro come editor con tanti autori esordienti, alcuni davvero scoraggiati dopo svariate traversie editoriali.

Proprio grazie al lavoro fatto con loro, colleghi e compagni di strada, ho imparato a rispettare ogni atteggiamento e a prendere spunto da ogni errore.

scrivere, pubblicare... e vivere felici!

Smettere di sbagliare non è possibile, ci sarà sempre qualcosa a cui non avevamo pensato, che farà dire al nostro critico interiore: “Perdente!”

Ecco, quello che invece è possibile è scendere a patti con questo critico: non per zittirlo, ma per farlo smettere di insultare.
Possiamo insegnargli un po’ di grazia. E possiamo imparare insieme:

  • che gli ostacoli sono anche lezioni;
  • che ogni errore può essere il colpo di scena del personale romanzo della nostra carriera;
  • e che l’unico, vero fallimento è smettere di provarci, non sentire più gusto per la scrittura e posare la penna.

Ecco perché ho deciso di aprire questo blog e di usarlo in parallelo con il blog di Studio83, la mia agenzia di servizi letterari.

Lì troverai tanti spunti e notizie sul mondo della scrittura e della lettura.
Qui l’approccio è incentrato su come scrivere e pubblicare mantenendo alto il morale, su come trovare la tua strada e camminare in modo sicuro, su come vivere ogni avversità con uno spirito positivo e con un critico interiore impegnato non a toglierci la terra da sotto i piedi, ma a mantenere la rotta.

L'arte di scrivere felici

Quindi. Trovi quattro rubriche principali: corrispondono ai quattro argomenti cardine di questo viaggio che spero faremo insieme.

Attraverso i post e i vari contenuti gratuiti che pubblicherò tramite la mia newsletter voglio:

  • costruire un modo diverso di vedere le cose
  • darti degli strumenti pratici per raggiungere il successo, il tuo successo.

Sì, perché quando inizi a ragionare in termini di efficacia e non più solo di efficienza. Quando diventi tu il migliore amico di te stesso. Quando scrivi la tua verità per il tuo pubblico nel modo più onesto e personale che puoi…
i risultati arrivano. Punto.

Giulia Abbate - Editor & coach

La canzone ha ragione, è un mondo difficile.
Proprio per questo la gioia è assolutamente necessaria.

Ti ringrazio per aver letto questo post e spero di trovarti di nuovo su queste pagine.
Inizia un nuovo viaggio.
In alto i cuori!

Presto o tardi coloro che vincono sono coloro che credono di poterlo fare.

Richard Bach

Se vuoi conoscermi meglio, visita il mio sito: Giulia Abbate – editor & coach

Se hai voglia di iniziare a lavorare, scarica il mio piccolo manuale “Come si scrive una recensione” e metti alla prova la tua abilità di scrittura tecnica!  Scarica gratis “Come si scrive una recensione

Delle recensioni parleremo nel prossimo post! Iscriviti alla pagina Facebook del blog per leggere il post non appena sarà online.

Grazie!