“La vita segreta dei cicloni” – Un mio racconto su ROBOT 90

Ad agosto è uscito in digitale il numero 90 di ROBOT, rivista di fantascienza che ha da poco vinto il suo decimo premio Italia.

Si trattava del “primo numero post lockdown” ed è stato un caso (non troppo) strano il fatto che uno dei temi presente in molti racconti e articoli, sia l’elaborazione del lutto.
Lo ricorda l’articolo Robot 90, numero estivo post lockdown” su Fantascienza.com

Il lutto è anche il fulcro del mio racconto “La vita segreta dei cicloni”, che è stato finalista al Premio ROBOT e che è incluso nel numero.

Ho scritto “La vita segreta dei cicloni” qualche anno fa, concentrandomi, appunto, su una perdita: in un mondo in cui la catastrofe climatica è molto avanti (mezza Italia sommersa) e una comunità di ricerca isolata in mezzo al mare deve fare i conti con un disastro improvviso, che uccide due componenti di una stessa famiglia.

Come spesso mi capita quando scrivo racconti, ho calato la storia nel contesto familiare, concentrandomi principalmente sul conflitto tra Marco e Siria, marito e moglie: che hanno perso sia Antonio, l’altro marito di famiglia (Beatrice è un’altra moglie, i rapporti sono paritari e poliamorosi) che Isabella, prima di dieci figli, figlia di Siria e Antonio.

Ho cercato di rendere vive le relazioni, i sentimenti, le memorie… per ricordare che, anche nelle situazioni di conflitto e dolore più lacerante, riusciamo a non perdere noi stessi, fintantoché ci prendiamo cura di qualcun altro.
E che le persone non vanno perdute, fintantoché l’amore permane.

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Ho voluto recarmi
là dove le fonti non s’inaridiscono,
in campi su cui la secca e sghemba grandine
non s’abbatte,
ma i gigli sparsamente fioriscono.
Ho chiesto di vivere
là dove gli uragani non si spingono,
e la distesa verde s’inarca muta
lungo le baie
là dove il mare sconvolto non approda.

“Esempio d’amor divino”, G.M. Hopkins

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