Una recensione a “La cospirazione dell’inquisitore” su Se ne dicon di parole

Tra le molte pagine facebook che fanno la gioia di lettori e lettrici, Se ne dicon di parole ha un paio di caratteristiche davvero interessanti.

Gestita da Giada Nocella, la pagina pubblica all’inizio di ogni mese una lista di lettura con i titoli che saranno letti durante il mese.
La lista è aggiornata man mano che i libri vengono letti, e ogni giorno sulla pagina appaiono citazioni significative del libro in lettura.

Insomma, un modo dinamico e ingnegnoso per condividere la passione della lettura e dello scambio!

Giada ha letto il mio romanzo “La cospirazione dell’inquisitore” e ha pubblicato una recensione dettagliata, e positiva, schietta su pregi e difetti e attenta anche ad aspetti che a volte non si notano ma che sono importanti, come il formato, la veste redazionale e altri.

Sono grata di questo parere, come delle altre decine di riscontri tutti positivi e tutti diversi e originali, pubblicati online e su amazon (QUI una rassegna stampa).

Spero che “La cospirazione dell’inquisitore” continui a divertire, a far saltare sulla sedia, a far viaggiare nel tempo e magari susciti anche qualche riflessione, ad esempio sulla condizione femminile nei secoli, e sulle immense risorse delle donne in un mondo che le ha sempre sfavorite.

Avvistamenti per l’Italia… 🙂

Ecco la recensione uscita sulla pagina Se ne dicon di parole! Grazie, Giada!

“La cospirazione dell’inquisitore” – Rcensione di Giada Nocella

“Eppure la sua vita era tutta lì. Solo il passato era felice. O almeno, uno spicchio di passato. Il problema attuale era mostruoso e basta, c’era poco da farci e tanto da pregare. Nove volte. Nove giorni. Era solo all’inizio. L’incertezza intanto le mordeva i calcagni come una bestia rabbiosa. La cattura di Gisella l’aveva riportata di colpo alla bruttezza, alla precarietà, alla sfortuna che aveva cercato di non vedere in tutti quegli anni.”

Salve ragazzi,

sono tornata per parlarvi de “La cospirazione dell’inquisitore” il romance storico firmato da Giulia Abbate e approdato negli store il 12 dicembre 2018 – in cartaceo è uscito il 20 marzo 2019 – grazie alla Leggereditore.

Una storia tutta italiana: in un Medioevo pieno di intrighi e sotterfugi, una giovane vedova rompe con gli schemi dell’epoca. Ed eccolo lì: il mistero, la suspense, l’amore proibito che vengono ad abitare le mura della sua castellania.
Una storia tutta da scoprire!

“Il punto era soprattutto un altro, si disse Elisa, finendo di percorrere il chiostro verso la cappella pievana.
Un inquisitore.
Non capita tutti i giorni.
Non viene senza una ragione.”

Titolo: La cospirazione dell’Inquisitore
Autrice: Giulia Abbate
Editore: Fanucci / Leggereditore
Genere: Storico, romance, historical, mistero
Data di pubblicazione: 12/12/18 ebook; 20/03/2019 cartaceo
Pagine: 354
Prezzo: € 16,00 libro / 4,99 ebook.

“Lui era minaccioso, era grande e oscuramente forte… proprio per questo valeva la pena capirne qualcosa in più.
Il calcolo era sempre quello, ma in quel momento la sorprese di nuovo: nove anni.
Erano nove anni che non si sentiva così piacevolmente irrequieta. Nove anni, nei quali l’amore per la vita le era scivolato dalle mani giorno dopo giorno.
Nove anni, e solo in quel momento si sentì di nuovo esistere.”

Trama.
All’alba del XIV secolo, in un feudo isolato tra i boschi della marca papale, la vita della giovane vedova Elisa è sull’orlo del baratro. La sua più cara amica Gisella è stata arrestata con l’accusa di stregoneria, e l’infamia rischia di coinvolgere anche lei. Sopravvissuta a un’infanzia luttuosa, vedova dell’antico signore del feudo e madre di una figlia nata già orfana, secondo il buonsenso Elisa dovrebbe lasciare il mondo per entrare in convento. Invece lei resiste, per sua figlia e per sé stessa, con la speranza battagliera in un futuro migliore. E quando nel feudo arriva un potente inquisitore papale, la sua speranza si fa più concreta. Riccardo appartiene a un nobile casato milanese e prima di diventare frate domenicano è stato un uomo d’armi, esperto del mondo in tutti i suoi aspetti. L’attrazione tra i due scoppia inesorabile, ma l’inquisitore ha un compito difficile da portare a termine: da lui dipendono la vita o la morte di Elisa, e niente e nessuno potrà condizionare le sue decisioni. Riuscirà Elisa a scalfire il cuore indurito di Riccardo e a trovare in lui un alleato contro il destino che sembra tramarle contro?

“La sua vita si era spenta che aveva solo quattordici anni, incastonata nella solitudine come una gemma lo è alla parete di una miniera buia. Lei moriva tutti i giorni. I capelli si allungavano. Il ventre però si seccava. Una figlia è una ragione sufficiente ad andare avanti… ma la vita, si disse Elisa sprofondando in un sonno inquieto di fronte al camino spento, la mia vita dovrebbe essere migliore di così. Più serena, più gioiosa, più appagante… più dolce.”

Informazioni sull’autrice.
Giulia Abbate, nata a Roma nel 1983, vive a Milano con il marito, le loro due bambine e una gatta. Editor e coach di scrittura, è cofondatrice di Studio83, agenzia di servizi letterari. Ha esordito nel 2011 con l’antologia di racconti fantascientifici Lezioni sul domani (Castello Volante Editore) e nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo di fantascienza, Nelson (Odissea Digital Fantascienza). Con La cospirazione dell’inquisitore fa il suo ingresso nel catalogo Leggereditore.

La mia recensione.
Lo ammetto: io e questo romanzo ci abbiamo messo un po’ a entrare in sintonia, a capirci davvero, ma poi, ad un certo punto la storia è entrata nel vivo e la Abbate è stata finalmente capace di rapirmi, stupirmi e trascinarmi in questo Medioevo italiano pieno di intrighi, alleanze, giochi di potere e persino un po’ d’amore…
Ma andiamo a scoprire passo passo il perché delle mie parole

L’ambientazione.
Siamo in una marca papale, in un piccolo castello – degli Altoviti – che alla protagonista, Elisa, sembra ai confini del mondo.
È un posto piccolo, certo, e, in più la sua situazione, per l’epoca, non era delle migliori: vedova ormai da 9 anni, ma ancora giovanissima e di una bellezza incapace di passare inosservata, il destino di Elisa sarebbe quello di abbandonare quella vita mondana e rifugiarsi nella clausura, vivendo di preghiere e digiuni.
Eppure, quel castello che mal sopporta, proprio non lo riesce ad abbandonare: c’è la piccola Matilde, sua figlia – rimasta orfana di padre ancor prima di nascere – a cui pensare. Il futuro di quella piccola anima, che ha avuto la sfortuna di nascere femmina in uno dei secoli in cui la stregoneria la faceva da padroni, è tutto nelle sue mani. Deve resistere, lottare, fare buon viso a cattivo gioco, pur di poter ancora sperare in un degno futuro per Matilde.
Così, la castellania diventa il cuore pulsante di tutto: impossibile starci, impossibile lasciarla. Isolata dai parenti dell’ormai defunto marito, che la trattano alla stregua di una serva qualunque, ora Elisa è più sola che mai: Gisella, la sua migliore e unica amica, è stata rinchiusa e sta per essere processata…
Improvvisamente, però, quel piccolo borgo – descritto in maniera così vivida da riuscire quasi a vorticare fuori dal foglio e farsi reale – apatico diventa protagonista di qualcosa di inaspettato: l’inquisitore, bello, ancora e giovane e vigoroso, approda nella castellania… Tutto si capovolge, diventa frenetico, imprevedibile, strani eventi iniziano a consumarsi dentro quelle mura, di cui il nuovo signore degli Altoviti non sa prendersi cura…
Che dire? Collocazione geografica vivida e precisa, spicca il lavoro di ricostruzione storica che l’autrice ha compiuto. Anche gli ambienti interni ed esterni sono descritti con una precisione minuziosa che, spesso, riflette lo stato d’animo e/o le caratteristiche del personaggio – si pensi per esempio allo stato di abbandono in cui vigono le terre di Umberto, che riflette, in qualche modo il degrado spirituale della sua anima.
Complimenti!!

Lo stile.
Ecco, forse, l’unico “neo” leggermente negativo, ma mi spiego subito: la Abbate – specialmente nella prima parte del romanzo – si sofferma spesso su dettagli, se non superflui, comunque non strettamente necessari ai fini della narrazione, finendo con il rallentare un po’ il ritmo e qualche volta risultando un po’ meno fluida del solito.
Per il resto: una voce nuova straordinaria, che non solo è riuscita a fare una ricostruzione storica coerente e interessante, ma è riuscita a “infilarla” dentro dei tempi narrativi che, non sempre premiano il romanzo storico in generale.
Il mix stratosferico tra suspense, pathos ed eros, poi, è quella ricetta vincente che le permette di catturare l’attenzione del lettore e di incollarlo lì, a quelle pagine, fino all’ultima riga.
Il lessico è perfettamente studiato per l’epoca che si va a descrivere – qualche termine lo sa anche andata a cercare – e, infine, spicca la totale assenza di refusi e/o errori di qualsivoglia altra natura.
Complimenti!

I personaggi.
Ma il vero capolavoro di quest’autrice sta tutto qui: riesce a creare personaggi credibilissimi che pullulano queste pagine, per certi versi, con prepotenza, imponendosi nel campo visivo del lettore che ne resta ammaliato.
Elisa Traversi degli Altoviti è una donna forte, forte al punto tale da rompere gli schemi dell’epoca: porta il velo nero della vedovanza, ma non taglia più i capelli, lavora come se fosse quasi una serva in quella tenuta che, per diritto di matrimonio, doveva essere sua, ma è lei quella che i castellani riconoscono come “padrona”. Non si lascia corrompere facilmente, ma rifiuta ostinatamente la clausura.
Eppure, lo sa, non è al sicuro: la sua situazione è scomoda, i suoi nemici sono tanti e sono quasi tutti sotto il suo stesso tetto. Sacrificarsi ne varrà la pena? Sì. Risponde ogni volte ostinatamente sì a sé stessa. Perché la sua intelligenza, la sua lingua e soprattutto il suo cuore impavido e, per certi versi incosciente – non riesce a reggere al pensiero di lasciare sua figlia da sola, o di doverla chiudere anch’ella in convento, senza neanche la speranza di un matrimonio come si deve.
Poi accade. In quella castellania dimenticata da Dio, apatica e vuota di eventi, la sua migliore amica, Gisella, per lei alla stregua di una sorella, viene catturata e accusata di stregoneria.
Elisa trema. Non sa che fare, se non dedicarle una novena. Vede muoversi quella tela di ragno accanto a lei, quasi stringerla in quella sua invisibile morsa, ma non sa, almeno non con certezza, chi sta muovendo quei fili. Chi vuole intrappolarla per sempre.
Poi la lotta. Potere secolare contro potere ecclesiastico. Riccardo degli Appiano, divenuto inquisitore per volere diretto del Papa, giunge nella dimora degli Altoviti.
Un personaggio complesso fin dalla sua prima apparizione: giovane, bello, vigoroso. È un frate, ma sa menar la spada. Digiuna col cibo e, in teoria, dovrebbe farlo anche con l’amore. Ma quella donna, quell’Elisa, così intelligente eppure incapace di star zitta, così bella eppure costretta a rinnegare le sue virtù per indossare il lutto, quella donna pare stregarlo.
Un sentimento che dovrebbe portarli alla dannazione eterna, eppure, salva entrambi. Riccardo può darle quel potere e quella protezione di cui ha bisogno, lei è per lui una sentinella sotto mentite spoglie, ma anche quell’isola di pace dove poter arginare le sofferenze che le incombenze del clero. Non dovrebbero, eppure si confidano e si fidano l’uno dell’altro.
Riusciranno, insieme, a spezzare i fili di quella tela pronta a divorarli entrambi?

Tirando le somme? Protagonisti dipinti a 360°, sia a livello fisico che psicologico. Ottimi anche gli antagonisti: misteriosi al punto giusto, fino alla fine, la loro “trappola” è difficile da comprendere per il lettore, rendendo il tutto più avvincente.


Dulcis in fundo: editing e grafica.
Editing impeccabile. Cover semplice eppure intrigante

Ma la volete sapere l’unica vera pecca di questo romanzo? Speriamo abbia un seguito, sono curiosa!!

Giudizio finale: molto consigliato! 🙂

“Lui era il più forte di tutti. Lui poteva aiutarla. Lui era la spada, il grimaldello, lo scudo, la chiave di qualsiasi cosa sarebbe venuta. Finché Elisa riusciva ad attirarlo, a tenerlo, era in una bolla di relativa sicurezza.”

Alla prossima, Giada.

Dalla pagina Se ne dicon di parole
I miei libri alla libreria Borri Books, alla Stazione Termini di Roma
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