Per scrivere e pubblicare felice: SCRIVI come se pedalassi #scrivifelice

Buon martedì! E ben ritrovat* per una nuova puntata della mia serie estiva sulla scrittura felice!

Che significa scrivere felici?

Significa coltivare una passione con il sorriso nel cuore: scriviamo per migliorarci la vita e per comunicare in modo efficace il nostro messaggio a chi vorrà leggerlo. La strada è lunga, la scrittura è spesso un’attività solitaria e non è sempre facile: specialmente quando, una volta terminata la nostra opera, cerchiamo di pubblicarla… il percorso è costellato di difficoltà e le cose non sono quasi mai come ce le aspettiamo, e soprattutto come le vorremmo.

Ciò non significa che dobbiamo far diventare la nostra vocazione un supplizio! O peggio, mollare tutto accusando il mondo crudele!

Con questa serie, sto cercando di darti un’infarinatura delle varie “tappe” che ci troviamo ad affrontare quando decidiamo di scrivere e di pubblicare un testo.

Nelle scorse puntate ho parlato di:

Oggi ti parlerò del cuore di tutto: la scrittura!

Scrivere è senza dubbio la parte più facile e divertente di tutta la faccenda.

La scrittura tout court è l’attività più inafferrabile dell’intero processo. Rappresenta il momento in cui la creatività si dispiega in modo genuino, spontaneo, irriducibile. Viene descritta in molti modi. Scrivere è come andare in bici, come farsi trasportare dalle onde, è una trance, è un momento di tempo sospeso, e così via. La fase della scrittura è il momento in cui possiamo abbandonarci al vero nucleo della nostra idea e farci trasportare dalla bellezza del raccontare, dopo i tanti diversi passi razionali della fredda pianificazione.

Da Manuale di scrittura di fantascienza, Giulia Abbate e Franco Ricciardiello, Odoya Edizioni

…oppure no?

A volte non va così, purtroppo.
In molti tra gli autori e le autrici che seguo mi confessano che hanno bisogno di tantissimo tempo per la scrittura.

(Scrivono, poi cancellano; poi riscrivono meglio ma poi rileggono e sembra peggio. Allora fanno altre cinque ricerche online e tre passaggi sul dizionario, poi già che ci sono ricontrollano anche le tre righe prima e fanno schifo anche quelle… insomma, in un pomeriggio scrivono dieci righe se sono fortunati, e a ogni sessione di scrittura la fine del romanzo sembra allontanarsi, invece che avvicinarsi.)

Ti riconosci in questa descrizione?
Se è così, forse posso darti il consiglio giusto, che è abbastanza semplice.
MOLLA.

Una volta che hai pianificato quello che vuoi scrivere, che hai fatto le tue brave ricerche, che hai abbastanza chiaro ciò che vuoi comunicare e  che hai deciso che il momento è giunto e inizi a scrivere… scrivi e basta.

Metti tutto da parte e buttati.
Scrivi, scrivi, scrivi.
Non pensare più a quello che c’è dietro, intorno, davanti a te.

Quindi devo andare a casaccio?
Eh no! Non per niente ho scritto: “una volta che”… hai fatto tutto il lavoro razionale che c’è da fare prima della scrittura.

Il segreto sta nella consequenzialità: rispettiamo delle fasi che non vanno assolutamente confuse perché il tutto funzioni.

Da: Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività – Studio83

Quando sali sulla bici, ti conviene pedalare e basta, perché se ti metti a guardare piedi e postura e tecnica e portamento… finirai per terra o contro un palo nel raggio di due metri.

Dunque non pensare alla costruzione del discorso, ai dettagli paesaggistici, alle frasi che non suonano bene. DILLO E BASTA.

La creatività vuole coraggio.

Henri Matisse

Se non ti viene la parola esatta, metti una X.  Se devi fare una ricerca su una certa parola, segna a margine e vai avanti. Non rileggere quello che hai appena scritto. Non guardare lo schermo del PC.

(Ti stupirebbe sapere che alcuni guru statunitensi della scrittura professionale, come Joe Vitale, raccomandano un software che oscura lo schermo del PC mentre scrivi. Eppure è così, e funziona.)

Dopo tanto lavoro razionale e di preparazione, sei nel momento della creatività. È un flusso, navigalo come fosse un’onda.
Va’ avanti e basta, con un solo proponimento: divertiti!

Credimi: un lettore capisce al volo se hai scritto qualcosa per dovere, per convenienza, per calcolo… o se hai scritto una cosa che ti è dannatamente piaciuta. Scriverla deve essere bello, altrimenti come pensi che sarà leggerla?

È per questa ragione che molti autori, in primis Stephen King, raccomandano di non fare l’editor mentre scrivi: questi due approcci devono essere consequenziali, non simultanei.

[Può interessarti questo consiglio di lettura: On writing, autobiografia d un mestiere, di Stephen King]

Quindi metti a nanna il critico e fai il bambino, la bambina: che gioca, che ci crede, si emoziona e si immedesima.

Può aiutarti in questo un’altra consapevolezza: la prima bozza non è certo quella definitiva! Scrivere è un passo del percorso, poi arriva la revisione: quello è il momento di fermarsi a ogni riga!
A tutto darai una forma in seguito: con la revisione, di cui ti parlerò presto.

Te ne parlerò nel prossimo post della serie.
Continua a seguirmi qui sul blog, con il feed oppure sulla pagina facebook Giulia Abbate – L’arte di scrivere felici.

Buona pedalata!

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