Per scrivere e pubblicare felice: PRENDITI UNA PAUSA #scrivifelice

Buon martedi! E buona nuova puntata della nostra serie di post sulla scrittura felice.

In fondo al post trovi l’elenco delle puntate precedenti.
Oggi però ci prendiamo una pausa, non solo perché è la settimana di Ferragosto, ma anche perché programmare dei momenti di riposo è importante almeno quanto pianificare il proprio lavoro attivo.

Ecco quindi qualche consiglio per intermezzi piacevoli e utili, che ti consentiranno di ricaricare le batterie e tornare al lavoro con calma e voglia di fare.

Tanto per cominciare, possiamo considerare diversi tipi di pause:

  • quelle nel corso della singola sessione di scrittura
  • quelle tra una versione e l’altra dello stesso testo
  • quelle tra la fine di un progetto e l’inizio di un altro
  • quelle forzate: la vita chiama e tu rispondi. Accetti quel secondo lavoro di cui non puoi proprio fare a meno, ti dedichi ai bisogni del figlio che hai messo al mondo, e così via.

Dentro la scrittura: pause intermedie

Tutti siamo convinti che non si possa interrompere un fiume in piena, e che nel corso di una sessione di scrittura non si debbano tollerare o ammettere interruzioni.
È verissimo.
Il cervello non è multitasking, l’attenzione è un bene prezioso e che impiega molte energie.

Proprio per questo, a volte il fiume in piena rischia di diventare all’improvviso un rigagnolo sofferente.
Gli antichi dicevano: mens sana in corpore sano, e avevano ragione.

Non è un caso che oggi i lavoratori sedentari hanno diritto per legge a una pausa di un certo numero di minuti ogni ora. Il nostro corpo non è fatto per restare ore e ore seduto in una posizione innaturale, gli occhi illuminati da una luce fluorescente, le mani contratte in scatti repentini e sincopati (o intorno a una penna, per i nostalgici!). Per il bene della nostra salute è quindi importante alzarci di tanto in tanto.

Programmalo. Se hai due ore per la scrittura, puoi prenderti dieci minuti tra un’ora e l’altra, o cinque ogni mezz’ora.
Alziamoci, sgranchiamoci le gambe e le mani, andiamo a bere un bicchiere d’acqua e se possiamo prendiamo una boccata d’aria in giardino, in terrazzo o alla finestra. Inseriamoci, perché no, un esercizio fisico, qualche salto o la “bicicletta”: sdraiarsi e pedalare con le gambe in aria anche solo per un minuto.

Puoi fare anche di meglio: riordina! Se spolveri e rassetti ti svuoterai la mente, migliorerai il tuo spazio e magari farai cosa gradita a chi è accanto a te, e sopporta la vita con uno scrittore o una scrittrice… che non è sempre semplice!

Lascia decantare la tua opera

Finita la stesura della tua opera, sarà bene fare un’altra pausa: quella di decantazione.

Ne abbiamo parlato qui:

Una regola d’oro è lasciar intercorrere un ragionevole lasso di tempo prima di riprendere in mano il lavoro. E per “riprendere in mano” parlo anche solo di rileggerlo.
Non appena mettiamo la parola “fine” a un’opera, infatti, non abbiamo la lucidità necessaria per vederne con chiarezza i pregi e i difetti: ciò che abbiamo in testa è ancora fervore creativo, oltre a una comprensibile stanchezza mentale. Il nostro racconto – o romanzo – ci ha coinvolto per un lungo periodo e ora dobbiamo prenderne le distanze.

Lasciar decantare i propri scritti – dal blog di Studio83

Quando tornerai alla scrivania dopo un giusto periodo di pausa, avrai nei confronti del tuo lavoro un occhio diverso, più distaccato, pronto ad affrontare la fase della revisione con più efficacia e meno paturnie.

Romanzo finito? Prenditi il tuo tempo

Non credo ci sia bisogno di troppe chiacchiere per parlare della pausa tra un romanzo e l’altro: la sua importanza non ammette discussioni!

È importante fermarsi tra un progetto e l’altro, almeno per un paio di mesi, per una serie di motivi:

  • consentire al proprio cervello di rifocalizzarsi;
  • rigenerare le proprie energie creative;
  • procedere con ordine: se consideriamo che una volta scritto, il nostro testo va pubblicato, e ciò comporta un’altra fase importantissima di progetti e azioni, meglio un po’ di lentezza che trovarsi con due patate bollenti tra le mani!

Oltre a questi aspetti, ce n’è un altro meno noto e abbastanza sottovalutato, ma importantissimo: l’importanza di celebrare e celebrarsi.

Ricordi quando è stata l’ultima volta che hai concluso un lavoro lungo e complicato? Ricordi quella sensazione di chiusura trionfale, quel momento in cui il tuo respiro cambia, torna profondo dopo tanti pant pant e tu pensi: “ce l’ho fatta”?

Regalati, ti prego, il tempo e lo spazio per celebrare quello che hai appena concluso. La scrittura felice è anche questo!

Le pause forzate: quando la vita ci chiama

L’ultimo tipo di pausa è quello più frustrante, perché non ha nulla a che vedere con creatività, pianificazione, metodi di lavoro, e calpesta ogni fase e consequenzialità che potremmo augurarci.

Ci sono dei momenti nella vita in cui siamo costretti a stare lontani dalla scrivania per i motivi più disparati.
Possono essere motivi belli: un lungo viaggio, una nascita, un momento di cambiamento e transizione in cui decidi di sospendere tutto per riprenderlo più in là. Evviva, goditeli e basta!
Ci sono anche situazioni meno belle: tralasciando eventi traumatici (che non ti auguro assolutamente e per i quali serve un altro livello di elaborazione), in alcune della vita ci tocca semplicemente tirare la carretta.
(Per quanto mi riguarda, ci sono anche sere in cui semplicemente mi schianto, come farebbe un albero colpito da un fulmine, e tanti saluti alle buone abitudini di lavoro quotidiane.)

Come ho già detto, la vita chiama. E in certi casi devi rispondere senza risparmiare nemmeno un briciolo di energia per altro!

In questi casi, può esserti utile tenere a mente una formula magica: in questo momento.

Non posso scrivere.
In questo momento non posso scrivere.

Non ho la forza per pensare.
In questo momento non ho la forza per pensare.

Non ce la posso fare.
In questo momento non ce la posso fare.

La senti la differenza?
Riesci a percepire il gigantesco cambio di respiro che si verifica quando leggi la seconda frase?

Se non riesci a scrivere, se sei senza forze e in mezzo a mille problemi e al romanzo proprio non ci pensi… va bene così.
Fai quello che devi e smettila di preoccuparti del fatto che non stai scrivendo.
Decidi, semplicemente, che quando sarà il momento tornerai alla scrivania, e quando ciò avverrà, ti accorgerai che avrai più esperienza e delle motivazioni davvero forti.

Come vedi, non ci sono ricette segrete o formule magiche, le cose a volte sono più complesse di quello che ci auguriamo e in questa serie voglio parlarne in modo chiaro e onesto, sperando di darti degli spunti dai quali partire per il tuo personale percorso di scrittura e vita felice.

Martedì prossimo metterò online il quinto post della serie #scrivifelice, serie che finora conta questi articoli:

Continua a seguirmi qui sul blog, con il feed oppure sulla pagina facebook Giulia Abbate – L’arte di scrivere felici.
Nel frattempo ti auguro buona settimana, buona pausa… e naturalmente Buon Ferragosto!

Se ti è piaciuto condividi, grazie!
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