Come si vince un Premio Italia? I consigli di Chiara Reali – #tips #concorsi #consiglidiscrittura

Prosegue la serie di guest post dedicati al Premio Italia, il premio letterario che la comunità di appassionate e di appassionati assegnano ogni anno ai più apprezzati autori, traduttori, artisti e libri fantastici e di fantascienza.

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Finora, Dario Tonani, miglior romanzo e miglior racconto di fantascienza, ci ha raccontato il lavoro in una grande redazione e la necessità di pensare a chi legge, e di lavorare in squadra.

E Maico Morellini, miglior romanzo fantastico, ha sottolineato che costanza e umiltà sono necessarie in un percorso che spesso ci sfida sia dal punto di vista letterario che in quello di presenza in una comunità.

Oggi ho il piacere di ospitare il parere di Chiara Reali, che ha ottenuto il riconoscimento come miglior traduttrice e lavora con Zona42, Not-Nero Press e altre realtà dalla qualità riconosciuta.

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Il lavoro di traduzione è, se possibile, ancora più difficile e delicato di quello della scrittura.
E l’esperienza che Chiara Reali condivide oggi con noi mi pare utilissima per capire cosa c’è dietro un libro, quanto lavoro, quanto impegno si nascondono dietro le quinte. E come possiamo affrontarlo al meglio!

Lascio parlare lei, ora. Chiara, come si vince un Premio Italia?

Confesso che, fino a pochissimi anni fa, neanche sapevo cosa fosse il Premio Italia. Ma, d’altra parte, non sapevo nemmeno che avrei realizzato uno dei miei molti sogni di ragazzina, che avrei tradotto dei libri. Di fantascienza, poi!
E dire che Giorgio (Raffaelli, uno dei due fondatori di Zona 42) cercava di convincermi da anni a superare il mio snobismo da lettrice di mainstream; prestandomi libri, consigliandomi letture, travolgendomi, infine, con l’entusiasmo con cui ha intrapreso la carriera di editore.

(Una cosa che ho notato l’anno scorso, osservando le colleghe con cui ho lavorato alla traduzione delle Visionarie, l’antologia a cura dei coniugi VanderMeer pubblicata in Italia da Not, è che molte di noi tendono quasi a giustificarsi: non ne so molto di fantascienza, ma; anche quando non ce ne sarebbe stato motivo. Ci ho pensato a lungo e alla fine ho capito – o almeno credo – che, in realtà, per buona parte la nostra era paura di non sentirci benvenute – di non sentirci a casa).

Traduco fantascienza come traduco o tradurrei qualsiasi altro genere o non genere: con amore, con attenzione, prestando orecchio alla voce di chi sto traducendo.
Giulia Iannuzzi, nella prefazione al suo saggio su Riccardo Valla, Un laboratorio di fantastici libri (Solfanelli, 2019), scrive: «La traduzione di fantascienza è dunque paragonabile per molti versi alla traduzione poetica, sia per lo spazio che i fenomeni linguistici hanno nelle sue tematiche e nelle sue forme, sia per la sua natura di genere “di nicchia”, i cui repertori creativi e orizzonti d’attesa sono altamente codificati».
È una definizione, una descrizione, in cui ho ritrovato molto del mio lavoro.

Traduco fantascienza come traduco o tradurrei qualsiasi altro genere o non genere: entrando in dialogo – un dialogo privilegiatissimo – col testo, ma cercando di non dimenticare mai che quel dialogo – privilegiatissimo, ripeto, e molto intimo – è solo il prologo a una conversazione che il testo – scritto da un’autrice o da un autore, tradotto da me, editato e pubblicato da una casa editrice – porterà avanti con chi se lo troverà tra le mani.

Come si vince, allora, il Premio Italia? Così, direi: smettendo di avere paura, sentendoci a casa, lavorando con amore e attenzione per il testo ma anche – e soprattutto – per chi lo leggerà.

Chiara Reali

 

Smettendo di avere paura!
Che bella conclusione per questo racconto pieno di nomi e, perché no, di consigli di lettura!

La “sindrome dell’impostore” è, ahimé, un problema di molti artisti (o forse dovrei dire di molte artiste: dato che la autosvalutazione colpisce di più le donne, come conseguenza della pressione e della discriminazione del mondo ancora troppo maschile e maschiocentrico.).

Eppure arriva il momento in cui dobbiamo fare un respiro, mettere un passo fuori dalla nostra zona di confort e andare nel mondo, a testa alta e senza giustificarci di essere quello che siamo.

Sarà molto difficile che qualcuno ci riconoscerà qualcosa, nel momento in cui non lo facciamo noi per prime, noi per primi.

[E nel caso in cui dovessi trovarti a brigare, questo può esserti utile: Trattare con l’editore per pubblicare felicemente]

Grazie, Chiara, per ricordarci che lavorare bene significa anche credere in noi stessi… e nei consigli di lettura degli amici!

E a proposito di consigli di lettura, ecco due pubblicazioni che hanno la traduzione (o le traduzioni) di Chiara Reali, e che consiglio.

Selezione Naturale di Tricia Sullivan, Zona42

Le Visionarie, a c. di Anna e Jeff Vandermeer / Veronica Raimo e SIlvia Durastanti, Nero Press

«Ogni singolo racconto è una gemma […] Un’antologia superlativa.» Los Angeles Times

Ringrazio ancora Chiara Reali per la sua disponibilità e le auguro buon lavoro.
Prossimi post, ancora qualche consiglio dai Premi Italia 2018.
Continua a seguirmi!

Alla prossima puntata per altre dritte su come vincere un premio… o per lo meno, su come godersi la scalata :-)

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I miei prossimi appuntamenti:

Festival Oltre Lo Specchio, Festival dell’immaginario fantastico e di fantascienza – 8 giugno 2019 – info prossimamente

Festival del Romance Italiano – 29 giugno 2019 – info prossimamente

Seguimi per i dettagli! A presto :-)

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