Come si vince un Premio Italia? I consigli di Carmine Treanni – #tips #concorsi #consiglidiscrittura

Nuovo post della nostra serie: “Come vincere il Premio Italia”.

È questa la domanda che ho posto ai vincitori e vincitrici dell’anno scorso, che hanno risposto in un post collettivo con i loro consigli e considerazioni.
È una domanda che ho ripetuto a chi ha vinto quest’anno: le risposte sono state ampie e ho deciso così di dedicare a esse una serie di post, anziché un singolo articolo.

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È una domanda provocatoria, ovvio!

Qualsiasi premio dipende da tante cose, dinamiche interne ed esterne, politiche e partecipanti… ma forse qualcosa resta sotto la nostra influenza? E cosa? Possiamo lavorare su quello, per aumentare la probabilità di vincere un premio?
E soprattutto: oltre a vincere un premio, esiste qualche comportamento che ci aiuta a lavorare bene e in modo felice, tout court?

Spostando il focus, su questo, ecco che ogni concorso, ogni confronto può davvero arricchirci, migliorare la qualità di quello che facciamo e anche la nostra vita. Ti pare poco?

Oggi è ospite del blog Carmine Treanni, scrittore, saggista, giornalista e direttore della rivista Delos Science Fiction che ha vinto il Premio Italia, cioè il riconoscimento di appassionat*, come Miglior Rivista del 2018.

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DSF ha una storia travagliata, ma da quando è stata ripresa in mano da Carmine Treanni ha visuuto una seconda primavera che dura da anni. Attualmente è forse la rivista più letta del settore (insieme a ROBOT, sempre dell’editore Delos Digital) ed è arrivata al numero 206.

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Carmine Treanni

A questo punto la domanda è d’obbligo: Carmine, come si vince un Premio Italia?

Come si vince il Premio Italia? Per dirla tutta, sono la persona meno adatta a rispondere, visto che non ne ho vinto nessuno personalmente e solo quest’anno la rivista che curo da 13 anni, Delos Science Fiction, lo ha vinto nella categoria “miglior rivista professionale”.
Quindi non ho assolutamente una ricetta.
Posso solo dire che ricevere un premio fa sicuramente piacere, ma non è la motivazione di quello che faccio.

Prima di tutto c’è la passione, che mi segue fin da ragazzo, quando m’imbattei in un racconto di Fredric Brown che cambiò la mia percezione della realtà e mi attaccò il virus della fantascienza.
Poi, volevo fare il giornalista e ci sono riuscito (in parte nel settore cultura su quotidiani e riviste, in parte in un altro settore), ma il sogno era fare il giornalista nel campo della fantascienza.
Dopo un passaggio, quasi obbligatorio all’inizio degli anni Novanta, nel mondo della fanzine cartacee, ho realizzato il sogno grazie ad una rivista diretta da Sebastiano Fusco che usciva in edicola nel 1999 e che mi permise di esordire, diciamo così, professionalmente.
L’anno dopo, riuscii a pubblicare un libro, insieme ad un collega giornalista, sulle serie TV fantastiche e di fantascienza (per la cronaca il titolo era Cult TV. L’universo dei telefilm) e poi approdai all’inizio degli anni 2000 a Fantascienza.com.
Nel 2006, Silvio Sosio mi affidò la cura di Delos Science Fiction e devo molto a lui, perché mi ha permesso, in questi anni, di fare quello che avevo sempre sognato: il giornalista di fantascienza, curando addirittura il più longevo magazine online del settore.

La mia esperienza mi suggerisce che è necessario sempre fare un po’ di gavetta, crearsi anche un posto personale (un blog, un sito-rivista amatoriale) dove fare esperienza, dove si può scrivere di quel che si vuole, ma poi è necessario il confronto con chi è nel mestiere da più anni e ha tanta esperienza, che ti fornisce le giuste dritte per capire come funzionano davvero le cose.
Personalmente ho avuto la fortuna di confrontarmi, ad esempio, con alcuni giornalisti che mi hanno insegnato i rudimenti della professione e, inoltre, nel campo della fantascienza devo dire che molto devo a Vittorio Curtoni, di cui ero diventato amico negli ultimi anni della sua vita.
Le nostre lunghe telefonate e le volte che ci siamo incontrati alle convention sono state una “palestra” fondamentale.

La passione ti spinge, ma poi ci vuole il lavoro, e mi ritengo fortunato, perché nel 2012 sono diventato direttore editoriale della casa editrice Cento Autori e dal 2014 ho avuto la possibilità di collaborare e pubblicare scrittori del calibro di Massimo Carlotto, Maurizio de Giovanni, Valerio Evangelisti, Franco Forte, Cinzia Tani, Valerio Varesi, Romana Petri, Loredana Limone, Eraldo Baldini, Gianluca Arrighi, Stefano Di Marino, Andrea Carlo Cappi, Piergiorgio Pulixi e molti altri.
Un’esperienza unica che mi ha fatto crescere enormemente sia come editor sia umanamente.

Insomma, lavorare con passione e professionalità è la mia ricetta. Per vincere premi? Forse, ma soprattutto per fare bene e ricevere l’apprezzamento degli altri. Quando scrittori come Massimo Carlotto e Valerio Evangelisti ti esprimono tutta la loro soddisfazione per il lavoro fatto insieme, non c’è premio che tenga.

Ai collaboratori più giovani di Delos cerco di dare quello che altri hanno dato a me: consigli su come scrivere gli articoli, come approntare un’intervista, come scrivere un approfondimento su un tema. Non perché si è necessariamente più bravi, ma solo perché si ha un po’ di esperienza in più.

Carmine Treanni

Grazie, Carmine, per questo racconto appassionante e per l‘esperienza in più che hai condiviso con noi.

Già che ci siamo, un annuncio: è nelle e-edicole il nuovo numero di Delos Science Fiction, che contiene tantissimi approfondimenti, articoli, consigli di lettura… e costa poco più di un caffè!

Autorevoli opinionisti affermano che quelli in cui viviamo sono tempi cupi, da distopia verrebbe da dire ad un appassionato di fantascienza. E non c’è dubbio che questo filone della fantascienza ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom, con la riscoperta di classici o con novità letterarie, con film di successo e serie televisive che hanno appassionato tanti spettatori. A questo genere dell’immaginario abbiamo, quindi, voluto dedicare il numero 206 di Delos Science Fiction, analizzandone le origini, ma anche cercando nuove vie.

DELOS SCIENCE FICTION 206 – SCOPRI DI PIÙ

Tra i vari interventi, anche un’intervista a Emanuele Manco, che qui sul blog ci parlò del suo lavoro e che ha recentemente pubblicato un utilissimo manuale: “Dieci consigli per scrivere fantascienza”.

Tornando alla domanda che dà il titolo ai post, nelle testimonianze finora raccolte mi pare di trovare qualche filo comune.

La motivazione alla base del proprio lavoro, ad esempio: che non è certo il premio, non è il trofeo, ma la passione e la voglia di fare sempre meglio. Il riconoscimento è importantissimo, ma è una conseguenza, non la meta principale.

Poi, l’ottica che questo tipo di attività è un percorso. Si parte e si prosegue un passo alla volta, non si arriva mai, ma non si deve mai smettere di alzare l’asticella e accettare anche sfide che all’inizio ci spaventano, superando ad esempio la sindrome dell’impostore di cui ci parlava Chiara Reali.

E poi anche la capacità di lavorare insieme. In gruppo e in team, nel caso di una rivista. Ma anche con gli editor di una grande redazione, come nel racconto di Dario Tonani.

La capacità di osare, di tentare esperimenti e azzardi, serve molto nel momento in cui si lavora con costanza e umiltà, per dare quel quid in più che permette di raggiungere il pubblico e stupirlo positivamente, come ha fatto Maico Morellini.

Altre considerazioni le lascio a te. Spero che questi post ti siano utili per vivere il tuo percorso personale con qualche strumento in più, e soprattutto con un bell’incoraggiamento da parte di tutti noi.
E spero di raccogliere altri consigli per questa serie.

Continua a seguirmi! 🙂

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I miei prossimi appuntamenti:

Festival Oltre Lo Specchio, Festival dell’immaginario fantastico e di fantascienza – 8 giugno 2019 – info prossimamente

Festival del Romance Italiano – 29 giugno 2019 – info prossimamente

Seguimi per i dettagli! A presto :-)

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